Questa è la "Notte del Maestro".
Stasera, Andrea Pirlo, Campione del Mondo nel 2006, tra i più grandi fuoriclasse dell'ultimo decennio, dà l'addio al calcio.
In questi giorni mi è capitato di risentire un aneddoto su di lui e quindi mi è venuta l'idea per questo post.
Vorrei parlare dell'argomento in modo che unisca tre aspetti:
- Il tributo al Campione che lascia il calcio giocato
- Il racconto di come nasce il suo modo di calciare le punizioni
- L'aspetto scientifico legato ad esso
Spero che l'idea piaccia...aspetto i vostri commenti e vi auguro buona lettura!
E' il 29 ottobre 2005 e allo Stadio San Siro di Milano, si gioca la partita Milan - Juventus.
Al minuto 45', quando il risultato è già di 2-0 per il Milan, c'è una punizione per i rossoneri.
In porta, per la Juve, c'è Antonio Chimenti...non Buffon e neanche Abbiati, il suo sostituto. Entrambi sono infortunati.
E così, Andrea Pirlo sistema la palla con cura, la distanza è proibitiva, la posizione decentrata rispetto alla porta, l'angolo molto stretto.
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In telecronaca per Sky, c'è Fabio Caressa, che segue lo svolgimento delle operazioni, e che sembra convinto del fatto che il giocatore stia per mettere uno spiovente al centro dell'area.
Ma quando il pallone calciato da Pirlo parte, il telecronista si rende conto immediatamente che ha preso uno strano effetto, quasi come se fosse stato caricato e tirato con una fionda.
La sfera, alzandosi, supera la barriera e poi, all'improvviso, punta dritta verso il basso, senza mai perdere la sua velocità.
Chimenti segue la traiettoria, ma quel cambio repentino di effetto gli gioca un brutto scherzo e ha un attimo di esitazione. Sta per spostarsi sulla sua destra, quando capisce che invece la palla sta arrivando come un meteorite dalla parte opposta.
Fa il passo al contrario, cambia direzione, ma va giù con un attimo di ritardo.
Riesce solo a toccare, ma non può fare altro che veder schizzare il pallone in rete, tra il palo e il suo corpo.
Fabio Caressa impazzisce e, sulle ali dell'entusiasmo, crea una definizione per identificare quel tipo di punizione imprevedibile...un po' subdola e che fa spesso fare una figuraccia al portiere che la subisce.
Nasce, così, la "Maledetta".
Questo modo di calciare le punizioni, rimarrà un marchio di fabbrica di Andrea Pirlo per tutta la sua carriera.
Noi appassionati di calcio, quante ne abbiamo viste di traiettorie meravigliose inventate dal regista bresciano.
Nelle squadre di club e in nazionale, ci ha spesso deliziati con dei capolavori e, al di là della fede calcistica, credo che nessuno possa metterne in discussione la classe cristallina.
Ma c'è anche da dire che lo stesso Pirlo ha spiegato nella sua biografia di non essere stato lui ad inventare quel modo di calciare la palla.
Si è ispirato a Juninho Pernambucano, un grande calciatore brasiliano che riusciva a segnare da tutte le posizioni, in qualunque modo, inventando delle traiettorie al limite dei principi della fisica.
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A chi di voi non dovesse conoscerlo, consiglio di andare a guardare qualche video dei suoi calci piazzati e vi assicuro che rimarrete senza parole.
E Pirlo era affascinato, ossessionato da quel modo di calciare.
Così, si mise in testa di voler capire che tecnica utilizzasse Juninho e prese a studiarne i movimenti e il modo di impattare la palla.
Alla fine degli allenamenti, provava in tutti i modi a replicare l'esecuzione di quel tipo di calcio, ma con scarsi risultati, tanto che lui stesso racconta di magazzinieri e assistenti che sbuffavano quando lo vedevano in procinto di provare le punizioni, in quanto costretti ad andare a raccogliere dovunque, palloni che prendevano le direzioni più disparate.
Ma poi, all'improvviso, qualcosa cambiò...Pirlo aveva capito cosa sbagliava e cosa doveva fare per ottenere il risultato che cercava.
E poiché, come la maggior parte delle persone silenziose, Andrea è in realtà un personaggio molto ironico, vi lascio leggere direttamente questo passaggio esilarante del suo libro “Penso quindi gioco”, nel quale racconta così la sua scoperta:
“Ho fatto esperimenti per settimane, ma l’ispirazione giusta è arrivata mentre cagavo. Inzaghi dice che la concentrazione massima si raggiunge in quei momenti: sarà poco romantico ma è andata esattamente così. La magia che stavo inseguendo non dipendeva dal punto in cui colpivo la sfera, ma dal come: Juninho non la prendeva con tutto il piede, bensì con sole tre dita. Il giorno dopo sono andato prestissimo a Milanello e senza togliere nemmeno i mocassini ho cominciato a provare. Fu subito un tiro perfetto, all’angolino. Finalmente avevo battuto il fantasma di Juninho.
La palla andava calciata da sotto, usando le prime tre dita del piede. E il piede andava tenuto più dritto possibile e poi rilasciato con un colpo secco. In quel modo la palla in aria restava ferma e, a un certo punto, scendeva velocemente verso la porta, girando con l’effetto. Senza saperlo, eccola, la “maledetta“, come qualcuno avrebbe poi ribattezzato quel tipo di tiro. Quando mi riesce non c’è barriera che tenga, perché è una punizione studiata apposta per passare sopra ai giocatori avversari disposti a scudo davanti al proprio portiere, prima di prendere una direzione che non si può prevedere. Più si è lontani dalla porta meglio è, infatti la distanza è direttamente proporzionale all’effetto che si riesce ad imprimere.”
Fantastico, no?
Quando i campioni spiegano i loro segreti con disarmante semplicità, si rimane sempre stregati dal talento e dalla genialità che dimostrano.
Ma alla base di tutta questa storia qui, c'è, come spesso accade nello sport, un principio scientifico.
In sintesi, Pirlo e Juninho non avevano fatto altro che sperimentare e mettere in pratica l'effetto Magnus, un principio fisico per il quale un corpo in rotazione trascina con sé alcuni strati di fuido (in questo caso, aria) che sono immediatamente a contatto con esso.
Il corpo e il fluido creano delle turbolenze che possono far cambiare la direzione, la curva e la velocità a seconda di quelli che sono i rapporti di forza.
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Inoltre, se l'oggetto che è in rotazione, compie anche un'azione traslatoria, avremo un aumento della velocità del corpo in movimento.
Esattamente quello che è successo nel momento in cui Pirlo ha battuto la punizione di cui parlavamo all'inizio del post.
Anche altri calciatori, specialisti delle punizioni come Ronaldinho, Roberto Carlos e Cristiano Ronaldo, hanno in molte occasioni utilizzato questa tecnica di calcio, probabilmente ignari di mettere in pratica una legge fisica, ma assolutamente in grado di raggiungere il risultato di imprevedibilità ricercato.
I flussi d'aria, se molto variabili, rendono instabile la traiettoria della palla, soprattutto se calciata in modo da conferirle una rotazione, sia in avanti che di tipo laterale.
Altri esempi di effetto Magnus, possiamo trovarli nel tennis e nel ping pong, dove si cerca di utilizzare colpi ad effetto e tagliati, come topspin e backspin, proprio per sfruttare i principi di questa legge fisica (Rafa Nadal, per esempio, è un grande amante di questo tipo di colpi).
E, per concludere, anche nell'automobilismo, dove in aerodinamica trovano applicazione i concetti di portanza e deportanza.
Fonti
- http://www.youmath.it/lezioni/fisica/idrostatica-fluidodinamica/3218-effetto-magnus.html
- http://ishtar.df.unibo.it/mflu/html/magnus.html
- http://www.youmath.it/lezioni/fisica/idrostatica-fluidodinamica/3217-portanza.html
Grazie a tutti per aver letto e alla prossima!
GM