L'Italiano è una lingua complessa ma molto bella, ricca di vocaboli ed in continua evoluzione. Come è noto, alla lingua ufficiale si sommano vocaboli ed espressioni provenienti dai dialetti locali, tutti molto espressivi (credo che chiunque, da qualunque parte d'Italia venga, conosca dei modi di dire che risultano più significativi detti in dialetto che in Italiano).
Ora, non so se questo avvenga dappertutto, ma ci sono un sacco di parole nella mia zona che vengono italianizzate e diventano parte del lessico abituale, ma che se ci si sposta di 50 Km non vengono assolutamente comprese.
E' la scoperta (dell'acqua calda) che ho fatto nel periodo dell'Università a Milano. Mi sono resa conto che, fino a quel momento, per me era assolutamente normale tenere due registri di linguaggio: il primo corretto, per la scrittura, la scuola, le occasioni ufficiali, il secondo "corretto" dal punto di vista grammaticale ma pieno di espressioni idiomatiche locali, e quindi incomprensibile al resto del mondo.
In realtà, non conosco abbastanza bene il dialetto piacentino per produrre testi scritti, né frasi di più di tre parole composte con soggetto - verbo - complemento. Spesso non conosco nemmeno i vocaboli, ma so che esiste un dizionario ottocentesco Piacentino Italiano che è considerato un testo di tutto rispetto. Sicuramente ci sono parole che a livello locale sono utilizzate talmente spesso che diventa automatico usarle in conversazioni amichevoli. Poi quando il giro di amici si allarga a tutta Italia e questi nuovi amici ti guardano come se usassi l'Ostrogoto, ti rendi conto che devi rivedere il tuo lessico!
Vi faccio qualche esempio di parole piacentaliane (neologismo inventato da me in questo momento).
Una delle parole più utilizzata è GRAMMO che non ha nessuna correlazione con l'unità di misura: è una storpiatura di gramo e si usa principalmente per indicare un cibo cattivo. Frase tipica: "è ben grammo questo [aggiungere nome di pietanza o di bevanda a scelta]". Per estensione poi si usa anche per indicare persone cattive, o addirittura incapaci in qualcosa: per esempio, un calciatore con i piedi a banana merita l'epiteto di GRAMLONE.
reazione dopo aver assaggiato qualcosa di GRAMMO
Piacenza è patria di salumi derivati dai suini di sopraffina bontà (provare per credere la pancetta, coppa e salame piacentini DOP): vuoi che non esista una parola per indicare il maiale? Ed ecco GOGNO (la prima O è aperta) ad indicare sì l'animale, ma è soprattutto aggettivo per indicare chi mangia molto. Da cui, il verbo GOGNARE (mangiare a crepapelle) e GOGNATA, cioè un cibo non molto sano.
GOGNATE varie Food vector created by Vectorpocket - Freepik.com
Per insultare amichevolmente un amico "gli si dà del LOCCO", che credo derivi da allocco. Una frase tipica è "locco come un setaccio", cioè stupido come un setaccio, che lascia passare tutto il buono e tiene per sè le parti da buttare.
animale molto carino ma con espressione da LOCCO
Una sbornia coi fiocchi viene detta CIOCCA, così come l'essere ubriaco si dice essere CIOCCO (pronunciare entrambi con la O chiusa): credo che nel resto d'Italia si usi ciucco, ma a Piacenza non lo sentirai mai dire.
questo è CIOCCO perso
Lo sporco qui si chiama RUDO (che era il nome del concime per i campi: Piacenza è città agricola), pertanto una persona di scarsa igiene viene detta RUDLONE, qualcosa di sporco è RUDLENTO.
mani RUDLENTE
Un brufolo di dimensioni enormi, di quelli che ti deformano la faccia quando, adolescente, hai il tuo primo appuntamento, si chiama BIGNONE. Spero che la sua etimologia non abbia niente a che fare con il quasi omonimo prodotto di pasticceria: non ci avevo mai pensato ed ora mi viene da vomitare... Di questo mi rifiuto di mettere immagini!