Scrivo questo post in merito ad alcune perplessità nate a seguito dell'ultimo postit di , perplessità che già in passato sono più volte sorte.
Relativamente alla community italiana indubbiamente un elemento come il postit fornisce stimolo alla creatività e permette agli autori di beneficiare di un risultato che, oltre ad essere motivo di soddisfazione, ha anche un peso in qualche modo economico.
La soddisfazione che si prova nel venir selezionati non è da ritenersi differente da quella che si prova su tumblr o su instagram dopo essere stati scelti da un profilo piuttosto che da un hub in merito ad una nostra fotografia. Su instagram, come su tumblr, in cambio si riceve un po' di visibilità, elemento molto importante su piattaforme che hanno milioni di utenti, e di conseguenza qualche follow e like in più rispetto al normale.
Su steemit ci sono anche degli steem e degli steem dollars in ballo, elemento misurabile in economia reale, ma non vorrei che questo post fosse correlato ad un aspetto economico che non mi interessa prendere in esame.
L'elemento di cui mi interessa discutere è la qualità, e la valutazione della qualità di un contenuto proposto sulla piattaforma meritevole o meno di venir selezionato.
Come si può evincere dal mio profilo il mio campo di interesse è fotografico, e masticando fotografia da ormai un po' ed avendo fatto un percorso piuttosto articolato disseminato anche da qualche motivo di soddisfazione e sicurezza mi sento abbastanza in grado di poter criticare alcune scelte che fanno sollevare dei dubbi sulle modalità di selezione o sulle competenze da parte dei curatori, categoria di utenti sulla piattaforma decisamente importante.
La bellezza di un lavoro è oggettiva o soggettiva? Un contenuto proposto può essere giudicato e criticato in modo univoco? Questo è un aspetto sul quale si dibatte da parecchio tempo, e se si sono sviluppati nel corso dei secoli e, traslando sulla fotografia, dei decenni, degli studi e delle regole, che siano di composizione, di concetto o, più recentemente, di post produzione, evidentemente è perché la risposta è che sì, si può.
Per quale motivo, in quali modalità, si siano sviluppate certe regole -ed il motivo è che l'occhio e la mente percepisce più gradevole e legge più facilmente un'immagine fatta in un certo modo piuttosto che in un altro, ed in questo processo evolutivo rientra anche il modo in cui certi paradigmi condizionano il gusto estetico stesso- non è il nodo centrale di questo post.
Chiunque voglia dedicarsi alla fotografia, attivamente come fotografo o solo come fruitore di immagini, può procurarsi e leggersi tomi di tecnica, teoria e storia della fotografia.
Ci sono, e ci sono state però, da parte della curazione, certe scelte che realmente mi fanno porre dubbi sulle competenze, o alternativamente sull'onestà intellettuale, adoperate.
Come ho più volte scritto qualunque mezzo è idoneo a fare ottima fotografia. L'ho già scritto, ne ho già parlato, non sono un appassionato di gear, cioè di strumenti e accessori fotografici. Per me una usa e getta da 8 euro equivale ad una medioformato da 10mila, sono fotocamere, uno strumento per fotografare, ed è la mente che governa lo strumento, ma deve avere un fine.
Le regole fotografiche non le ritengo neanche un diktat assoluto, ed anzi l'evoluzione dell'arte, anzi delle arti, si muove sulla costante distruzione di regole o, se non distruzione, ampliamento. Una foto deve essere necessariamente dritta e simmetrica? Deve esserci necessariamento un soggeto posto ad un terzo spaccato del fotogramma? Devono esserci ombre corpose e voluminose? E' da denuncia l'uso di una post produzione pesante?
Si può fare qualunque cosa, ma nel produrre le proprie fotografie c'è chi è consapevole e chi non è consapevole. C'è chi è dotato ma non consapevole e c'è chi non è dotato ma consapevole.
Consapevolezza e capacità sono entrambi aspetti sui quali chiunque può lavorare e migliorare, senza limiti, proprio perché parliamo di un campo dei talenti umani che agisce in funzione della propria mente. Non c'è, generalmente, un impedimento fisico che ci impedisce di ottenere un risultato soddisfacente e pregevole; l'impedimento in questo caso è mentale, che sia pigrizia o ignoranza riferita a non conoscenza, e quindi alla mancanza di assimilazione, della storia e della tecnica della fotografia.
Chi più di altri dovrebbe saperne di più? Il fotografo? O chi la fotografia la giudica? Ho motivo di credere che sia proprio chi giudica che dovrebbe saperne di più, proprio perché è un processo complesso di valutazione che deve basarsi sulle acquisite competenze per essere valido ed autorevole.
Chiunque può fare, o provare a fare, fotografia, nessuno lo impedisce. Ma sono proprio i critici che sanciscono e bollano la qualità di un lavoro, e questo bollo deve essere il più possibile inattaccabile, pena i dubbi di cui sopra.
Io stesso sono stato più volte in passato criticato, positivamente ma soprattutto negativamente, ed ho avuto miei lavori respinti. Può esserci frustrazione e rabbia nell'animo di un lavoro rigettato se, guardando a chi è stato valutato positivamente, si denota una chiara superiorità qualitativa? No, può esserci solo ammirazione, analisi e stimolo al miglioramento. Può esserci però quando questa superiorità non è evidente o si denota anzi il contrario?
La fotografia, come l'arte in generale, è una cosa seria, e non si fa per economia o per diletto, l'arte si produce con l'intento da parte dell'autore di comunicare: uno stato d'animo, una riflessione, un concetto, una sensazione. Se non c'è questo motore creativo dietro non si fa fotografia, si fanno immagini, si fanno "foto ricordo", si fanno cartoline riproducibili da chiunque altro.
Chi giudica deve essere in grado di analizzare consapevolmente, ed intellettualmente, la componente tecnica, estetica e mentale di un lavoro, con il fine di ottenere un giudizio che sia quanto più inappellabile ed inattaccabile.
Questa è la qualità che va ricercata e che va premiata, che sia relativa a produzioni personali o di un'infinità di fotografi nettamente migliori e più evoluti di me, e ce ne sono molti.
Senza questo fine la qualità non c'è, ed il suo posto viene preso da un giudizio superficiale, se va bene, o dalla disonestà intellettuale, se va male.
Chiudo questo post mostrando una mia serie fotografica astratta, chiedendo a chi se la sente di formulare un giudizio critico, anche negativo, in merito ad essa, con il desiderio di fornire un ulteriore stimolo e spunto di riflessione in merito al concetto di qualità dei contenuti che noi tutti proponiamo su questa piattaforma, poichè penso che, con i dovuti parallelismi, tutto questo si possa traslare ed applicare anche a tutti gli altri campi di interesse.