La rana e lo scorpione
Prendo spunto dal post Una Storia come tante
Per spiegare cosa intendevo faccio un discorso generico, che si applica a questa storia come a mille altre, non necessariamente simili.
Noi, tutti, tendiamo a dare giudizi sui comportamenti delle persone basandoci su astrazioni comportamentali, cioè su come, secondo noi, le persone dovrebbero o non dovrebbero comportarsi in determinate situazioni.
Prescindendo dal fatto che è sempre arduo mettersi nei panni degli altri e giudicare serenamente un comportamento che noi non abbiamo vissuto in maniera diretta, resta un dato di fondo, che rende, spesso, i nostri giudizi inappropriati.
Il vizio di fondo è insito nel ritenere, erroneamente, i comportamenti delle persone derivanti da un ragionamento e non dalla natura stessa delle persone, degli esseri umani, che sono semplicemente degli animali, forse più intelligenti, ma pur sempre dominati dagli istinti e non dalla razionalità.
Credo sia importante, per tutti, rendersi pienamente conto che istinti primari come la fame, la sete, la violenza, il desiderio sessuale, etc. sono parte integrante della nostra natura e sono i binari lungo i quali si muovono le nostre azioni e le nostre decisioni.
Certamente esistono: la razionalità, le convenzioni sociali, la cultura, le regole e le leggi, la riprovazione, l'istruzione, etc. etc.
Tutti questi lacci e il contesto in cui ci muoviamo frena e incanala i nostri istinti verso comportamenti innaturali, che ci permettono però di costruire società civili.
Ma sotto, i nostri istinti, restano sostanzialmente immutati.
Tutti siamo perfettamente in grado, checchè ne pensiamo o malgrado crediamo sia impossibile, di uccidere, stuprare, soggiogare, torturare, etc. etc. un altro essere umano.
La società serve ad evitare che i nostri istinti escano allo scoperto.
Come?
Creando situazioni dove non è necessario, è impossibile o comunque molto difficile, ha conseguenze gravissime, un certo comportamento istintivo.
Oltre a non essere perfetto, questo sistema di compressione degli istinti dipende quindi dal contesto, dal grado di razionalità del singolo individuo, dalle conseguenze che possono derivare, e da molti altri fattori contingenti.
Perché è importante rendersi conto di avere dentro di noi l'istinto, ad esempio, di uccidere?
Spesso le persone pensano di non essere capaci di compiere determinate azioni in virtù della propria razionalità, si mettono quindi in situazioni nelle quali qualunque essere umano reagirebbe compiendo quella azione e, immancabilmente, anche loro faranno la stessa identica cosa.
Rendersene conto serve a cercare di evitare di mettersi in certe situazioni quando è possibile evitarle, sempre che si voglia effetivamente evitarle, ovviamente.
Tornando al post di , l'istinto sessuale è uno dei più forti e uno dei meno compressi e meno sanzionati socialmente, il comportamento dell'uomo in questo racconto è assolutamente normale, istintivo, non ha nulla di deviante o di particolare, stupirebbe un comportamento differente.
Giudicarlo negativamente è inappropriato, tanto più che già il titolo stesso del post dovrebbe far scattare almeno un dubbio, se questa è una storia come tante significa che il comportamento quindi è, come minimo, piuttosto diffuso, potrebbe venire il sospetto che si tratti di un comportamento naturale e istintivo, non controllabile con la razionalità.
Amore e razionalità, sesso e ragionamento sono veramente poco imparentati, è forse il campo dove l'istinto trova il suo massimo sfogo, quindi di che ci dovremmo stupire? Cosa dobbiamo biasimare?
Saperlo, rendersene conto, accettarlo, se si tiene veramente tanto ad un rapporto, può essere un buon motivo per evitare situazioni nelle quali l'istinto esce dal suo guscio di convenzioni e comportamenti coatti.
Quando gli si dà una seppur minima possibilità poi non ci si può stupire se porta là dove è naturale che si debba andare.
Può essere che quella persona pensasse, in buona fede, di essere in grado di resistere alla tentazione di una ragazza bella, giovane e disponibile che gli ronzava intorno tutto il giorno.
L'unico errore che possiamo probabilmente imputargli è quindi quello di non rendersi conto che questo non è possibile o comunque è estremamente difficile e l'unica soluzione, se non si vuole cedere all'istinto, è evitare una situazione del genere.
Uno scorpione chiede ad una rana di lasciarlo salire sulla sua schiena e di trasportarlo sull'altra sponda di un fiume.
In un primo momento la rana rifiuta, temendo di essere punta durante il tragitto.
L'aracnide argomenta però in modo convincente sull'infondatezza di tale timore: se la pungesse, infatti, anche lui cadrebbe nel fiume e, non sapendo nuotare, morirebbe insieme a lei.
La rana, allora, accetta e permette allo scorpione di salirle sulla schiena, ma, a metà strada, la punge condannando entrambi alla morte.
Quando la rana chiede allo scorpione il perché del suo gesto folle, questi risponde: "È la mia natura!".1
Uno scorpione chiede ad una rana di lasciarlo salire sulla sua schiena e di trasportarlo sull'altra sponda di un fiume.
In un primo momento la rana rifiuta, temendo di essere punta durante il tragitto.
L'aracnide argomenta però in modo convincente sull'infondatezza di tale timore: se la pungesse, infatti, anche lui cadrebbe nel fiume e, non sapendo nuotare, morirebbe insieme a lei.
La rana, allora, accetta e permette allo scorpione di salirle sulla schiena, ma, a metà strada, la punge condannando entrambi alla morte.
Quando la rana chiede allo scorpione il perché del suo gesto folle, questi risponde: "È la mia natura!".1
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1Favola della rana e dello scorpione
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