UNA TIPICA DONNA INTENTA IN FACCENDE FEMMINILI: LA SPESA
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Qualche tempo fa ha pubblicato un post in cui si interrogava sul tema del femminismo partendo da una conversazione letta su Facebook. Avevo iniziato a rispondergli, ma la risposta era diventata ben presto un papiro, ed aveva tuttavia bisogno di qualche aggiunta ancora. Ho, quindi, pensato fosse meglio rimandare direttamente ad un post sul tema. Che poi ho rimandato. E rimandato. E rimandato ancora.
Avendo però ora voluto intraprendere questa serie di post sul femminismo moderno, non potevo esimermi finalmente dal completare la mia risposta. Ovviamente, senza alcun intento polemico e senza particolari personalizzazioni. Ho trovato stimolante il post di e non particolarmente offensivo, quindi vorrei che anche la mia risposta non fosse interpretata in questi termini.
Riprendendo quanto già detto nel mio post introduttivo in materia di femminismo, sono convinta non esistano temi necessariamente maschili o necessariamente femminili e che, quindi, ciascuno di noi possa esprimere la propria opinione sulle tematiche più disparate. È sempre importante, peraltro, nel discutere di situazioni di diseguaglianza, tenere conto del proprio bias prospettico. Uomini e donne hanno quindi lo stesso diritto di discutere di femminismo o differenze di genere, ma nel farlo ciascuno non dovrebbe dimenticare di prendere in considerazione il punto di vista dell’altro.
La mia principale obiezione al post di , infatti, è che ha letto quella specifica situazione in ottica maschile. Giustamente, è un maschio. Quello che vorrei fare, quindi, è offrirne una lettura femminile.
Non so se avete familiarità con Harry Potter, ma nel quinto episodio della saga Harry dà il suo primo bacio ad una compagna che gli piaceva già da un paio d’anni almeno, Cho Chang. Tornato nella sala comune della sua Casa, lo racconta agli amici Ron ed Hermione. Essendo una purista, vi riporterò la conversazione che segue come avviene nel libro:
“Non capite i sentimenti di Cho in questo momento?” chiese.
“No” risposero Harry e Ron in coro. Hermione sospirò e posò la piuma.
“Be', ovviamente è molto triste per la morte di Cedric. Poi immagino che sarà confusa perché le piaceva Cedric e adesso le piace Harry, e non riesce a capire chi le piace di più. E poi si sentirà in colpa, pensando che baciare Harry sia un insulto alla memoria di Cedric, e si preoccuperà di quello che gli altri potrebbero dire se cominciasse a uscire con lui. E probabilmente non capisce nemmeno bene che cosa prova per Harry, perché lui era con Cedric quando è morto, e quindi è tutto molto confuso e doloroso. Oh, e ha anche paura di essere buttata fuori dalla squadra di Quidditch di Corvonero perché sta volando malissimo”.
Un silenzio attonito accolse il suo discorso, poi Ron disse: “Uno non può provare tutte quelle cose insieme. Scoppia”.
“Solo perché tu possiedi la varietà di emozioni di un cucchiaino non significa che siamo tutti così” commentò acida Hermione, riprendendo la piuma.
J.K. Rowling (2003), *Harry Potter e l’Ordine della Fenice [p. 436], Adriano Salani Editore
Ecco. I lettori potranno sentirsi un po’ spaesati, come Ron. La verità è che in determinate situazioni una donna, per cultura indotta, interpreta il mondo con una miriade di retro-pensieri, che anche inconsciamente informano il suo comportamento e le sue reazioni. Retro-pensieri che gli uomini mediamente nemmeno immaginano, per il solo fatto di non essere mai stati una donna.
L’ANGELO DEL FOCOLARE
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La premessa del post Facebook a suo tempo citato da , se non ho capito male, è questa: una donna sta discutendo via chat con un giornalista, quando ad un certo punto lui le scrive un messaggio del seguente tenore.
“Ti vedo più portata per curare la casa e cucinare. Non avventurarti in argomenti più grandi di te!”
La donna pubblica uno screenshot del messaggio su Facebook, denunciandone l’intrinseco maschilismo e si apre un dibattito sul tema a cui, in particolare, una persona ad un certo punto controbatte così.
“Domandarsi cosa avrà detto lei prima non è molto distante dal domandarsi cosa avrà indossato una donna prima di essere violentata. Facciamo attenzione. La matrice è sempre la stessa... il maschilismo.”
rimane basito dalla velocità con cui queste donne hanno puntato il dito e lanciato accuse di maschilismo, perché tutto sommato il messaggio originario avrebbe potuto essere un “vai a zappare” piuttosto che “vai in cucina” e il senso sarebbe stato lo stesso. Tanto più che sia il lavoro domestico che quello della terra sono mansioni onorabilissime, dure e degne di rispetto, per quanto spesso usati in senso dispregiativo, in tali contesti.
È un ragionamento del tutto ragionevole. Eppure una donna potrebbe fare un ragionamento diverso.
Per secoli, alla donna, non è stata data la possibilità di scegliere tra l’occuparsi della casa o il lavorare fuori casa. Per secoli, il ruolo domestico della donna è stato dato assolutamente per scontato.
È molto bello leggere nel post di un solido riconoscimento del valore e delle difficoltà che accompagnano il lavoro domestico, ma anche solo cinquant’anni fa sarebbe stato un discorso impensabile. La casa va pulita, i vestiti vanno lavati, la cena va preparata. Ma si tratta di quisquilie, tanto che le facciamo fare alle donne mentre gli uomini, in quanto più forti, più intrepidi, più intelligenti, escono e plasmano il mondo.
Per quanto il singolo uomo potesse apprezzare ciò che la propria madre, moglie o sorella faceva per lui, per quanto la presenza di una donna in casa fosse considerato fondamentale, i compiti ad essa demandati erano considerati di livello decisamente inferiore rispetto a tutto ciò che l’uomo realizzava fuori casa. O anche solo al piano di sopra, se pensate allo sgomento del maggiordomo Carson alla prospettiva che una delle domestiche potesse servire a tavola, mentre i camerieri erano tutti al fronte, in Downton Abbey.
Per quanto ci piaccia attaccare al frigo il magnete “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”, la parola chiave rimarrà sempre dietro e non grande donna. Perché, appunto, nella storia la donna ha avuto per buona parte un ruolo, al più, di comprimario: il protagonista è tendenzialmente l’uomo.
L’utilità sociale del settore agricolo, invece, non è mai stata messa in discussione. Dire a qualcuno “vai a zappare” può magari suggerire una sua scarsa capacità intellettuale, tanto da renderlo più utile in un lavoro manuale, pur sempre necessario alla società: quando si dice ad uno studente particolarmente zuccone “vai a zappare”, lo si intende come “vai a fare qualcosa in cui saresti utile, perché a studiare non sei buono”. Anche se è a zappare potrebbero andarci anche le donne, un equivalente più al femminile potrebbe essere “vai a fare la shampista” (posto, comunque, che come dissi alla shampista che si complimentava con me per essere diventata Avvocato, lei da un Avvocato magari non ci sarebbe andata mai, io dal parrucchiere ci andavo due volte a settimana, il che per me risolveva la questione di quale fosse il lavoro più notevole tra i due).
Per quanto, invece, il lavoro domestico possa essere considerato una scelta personale e di tutto rispetto, dire ad una donna di “restare a casa” nega alla radice il riconoscimento di una qualsiasi personalità o ambizione di quella donna e ci riporta per direttissima ad una realtà fin troppo recente in cui la donna stava a casa non per inclinazione o per incapacità ad aspirare ad altro ma per mancanza di alternative. Dire ad una donna di cui non si conoscono le capacità domestiche di “restare a casa” significa dirle che non ha alcun apporto da dare alla società. Perché, non prendiamoci in giro: chiunque usi lo “stare a casa” in senso dispregiativo non sta pensando all’utilità che la famiglia di quella donna (e la società generalmente intesa) trarrà dal suo stare a casa, ma al fatto che almeno così si “toglie dai piedi”.
D’altra parte, mentre nei secoli la donna era segregata in cucina, gli uomini che nascevano contadini avevano la possibilità di andare a fare altro. Con problemi, ostacoli e insidie di ogni genere, ma potevano provarci. E se ci riuscivano erano dei grandi.
La donna che provava a fare qualcosa di diverso dalla casalinga era demonizzata e ostracizzata. Se ci riusciva, ancora di più, perché rischiava di mettere strane idee in testa alle altre finendo per sovvertire lo status quo, “l’ordine naturale” delle cose.
Volendo essere leggermente polemici, possiamo assimilare il ruolo della donna come naturalmente e necessariamente casalinga alla schiavitù negli Stati Uniti d’America. Prima era un fatto assodato, poi qualcuno ha cominciato a dire che era sbagliato, chi ne traeva vantaggio ha tentato per un po’ di convincere gli altri che lo status quo garantiva una più florida economia ed un più efficace sviluppo sociale. Poi la schiavitù è stata resa illegittima.
Per le casalinghe siamo ancora allo stadio precedente, del “eh, ma ai figli serve la mamma”. Come se i padri fossero inutili, i figli non andassero a scuola, gli unici lavori disponibili per le donne fossero 24/7 e nei secoli i figli li avessero sempre tirati su le madri (e non piuttosto tate, nutrici, precettori, fratelli maggiori o parenti varie).
Come già detto, viviamo in un momento storico in cui il messaggio che si dovrebbe far passare è che siamo persone, prima che uomini e donne, e che ciascuno di noi può e deve seguire appieno le proprie capacità ed aspirazioni, indipendentemente dal genere. L’inclinazione personale può anche portare una persona (donna o uomo) a curarsi della casa, ma per scelta personale, non per imposizione o aspettativa sociale. D’altra parte, è sostanzialmente impossibile che una qualunque persona non sia buona a fare che una cosa nella vita, sia questa il lavoro domestico o la fisica quantistica, perciò una scelta è sempre possibile.
In ogni caso, per quanto nobile ed impegnativo sia il lavoro domestico, è un lavoro che può essere fatto (magari non in maniera eccelsa, ma quantomeno abbastanza bene) anche da una persona appositamente pagata per farlo, da un uomo single, da alcuni studenti che convivono e si dividono le faccende, da moglie e marito in egual misura o da moglie e marito con la collaborazione dei figli. Quindi, ironia della sorte, vale la pena che una persona scelga di non lavorare ed occuparsi della casa solo se è in grado di farlo in maniera eccelsa, meglio di come lo farebbe lavorando e/o dividendosi gli oneri domestici con gli altri membri della famiglia o con collaboratori esterni.
Invece, finché il lavoro di casalinga verrà considerato un obbligo naturale della donna (che anche se lavora poi si smazza pure casa e figli, perché l’uomo “porta a casa i soldi e ha diritto di riposare”) e verrà considerato parallelamente disdicevole per un uomo, ci sarà chi considererà “vai a fare la casalinga” un insulto sessista.
I MESTIERI
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Ringrazio per avermi prontamente procurato il testo esatto della citazione di Harry Potter, non avendo i miei libri a portata.
E, ovviamente, per l'ispirazione.