Comprendo il livore nei commenti contro la Fedeli per le sue dichiarazioni sugli smartphone in classe anche se effettivamente la Ministra ha per ora solo deciso di istituire una commissione per costruire le linee guida circa l’utilizzo dei telefonini a scuola. Nulla di deciso dunque: ha però aperto una porta al discorso sulle fake news e cyberbullismo da affrontare inserendo (non si sa ancora con che modalità) lo smartphone nella scuola. L’intenzione è pregevole anche se il mezzo é certamente maldestro e da rivedere.
Sono anni che auspico una cultura digitale sin dalle medie inferiori. I miei figli, ormai laureati da qualche annetto, sin dalle medie inferiori hanno utilizzato la connessione internet al pc di casa per fare le loro ricerche, riassunti, studi. Ricordo ancora quando scoprii l’esistenza di “studenti.it”, un portale (tra i primi) dove trovare riassunti, schemi, commenti di testi e opere intere. Ho avuto la fortuna di essere presente e di osservare i loro maldestri primi “copia e incolla”. E’ stato difficile spiegargli che nessuno poteva garantirgli la correttezza di quello che leggevano e/o copiavano. Ed è stato ancora più difficile spiegargli cosa fossero le “fonti” e quale ne fosse la loro importanza. Il discorso sulle fonti, sulla “bibliografia”, l’avevo per la prima volta affrontato all’Università e mi sono trovata seriamente in difficoltà a spiegarlo a dei tredicenni.
Da allora non ho mai smesso di sostenere l’importanza della materia “internet” a scuola. Un’ora a settimana fino alla fine del Liceo. Troppo? Non credo proprio, l’approccio digitale alla cultura e alla società è in continuo divenire ed è nostro dovere fornire l’istruzione e l’assistenza adeguati ai nostri ragazzi. Ed il nostro dovere, in primis, è preparare docenti capaci e garantire loro un costante aggiornamento. Solo allora potremo dire di aver cercato di combattere le “fake news” che giustamente preoccupano la Ministra ma soprattutto di aver stimolato una generazione di ragazzi intellettualmente curiosi che utilizzano internet in maniera consapevole e selettiva per allargare e approfondire le loro conoscenze in maniera più snella e globale rispetto ai nostri tempi.
Gettiamo le basi affinchè apprezzino e producano, ancor prima di entrare all’Università, dei lavori “originali” nel senso di immuni dal “copy paste” che talvolta scappa addirittura in qualche Tesi di Laurea...
La materia internet che sogno è vastissima: nozioni di “netiquette” (fondamentali nella vita di relazione e nel mondo del lavoro), approccio al cyberbullismo ed alle sue conseguenze sia per chi lo subisce (perchè spesso chi lo pratica non ne ha reale conoscenza) che per chi lo esercita, approfondimento delle fonti, potenzialità nel mondo del lavoro e tanto altro. Tutto ciò unito ad un apprendimento dell’uso del computer, del tablet e, perchè no, delllo smartphone.
Questa è la scuola che sogno da molto tempo e spero che la Commissione preparata dal Miur non si occupi esclusivamente di “sdoganare” gli smartphone in classe (sarebbe folle) ma metta in grado i nostri studenti di capire quale meraviglioso strumento di conoscenza, interazione e approfondimento hanno nelle loro mani. Utopia? No, improrogabile necessità.