Non so leggere se non seguo le lettere con il dito....sono così tante, così vicine, così simili. Ho riempito il quaderno di A, poi di B, di C e così via, come ha detto la maestra, ma quando le vedo tutte insieme su un'unica pagina, composte e ordinate, inizio a confondermi. Perché non si scrivono su più piani o non sono di dimensioni diverse? È difficile riconoscerle quando sono tutte allineate. Ci ho messo tempo per capire che ogni simbolo ha un suono diverso, ma adesso questo gioco mi piace: resto ore ad osservarle! A volte ho persino la sensazione che si muovano, che tremino, qualche volta credo che si nascondano per fare dispetto. Però il dito é fondamentale: il collante che aiuta a non perdermi nel mare delle parole. La maestra dice che devo essere paziente, che alla mia età la volontà di imparare è lodevole. Io rispondo che ora che son vecchio vorrei poter leggere questo mondo che mi ha dato tanto e che, inoltre, mi piacerebbe imparare a scrivere correttamente il mio nome e quello di mia moglie, altrimenti sulle lapidi potrebbero confonderci e ci dispiacerebbe. Abbiamo vissuto a lungo come noi stessi e non vorremmo morire come altri.
Questa storia è nata dalle due parole "dito e quaderno" suggerite da Franco Polano.