Il racconto di oggi è nato dalle 2 parole "coltello e piede" suggerite da ...
Buona lettura!
Posai un piede su un coltello e pensai di essermi tagliato, ma invece nulla: era la lama ad essersi deformata.
Era lei ad essere stata ferita!
Triste per quella visione, raccolsi il coltello dal manico e lo posai sul tavolo in cucina. Il tavolo, triste anche lui come me, si ammorbidì e divenne come un soffice letto, dove anche io mi addormentai in compagnia del metallo che aveva tentato di ferirmi, ferendosi.
Dopo qualche momento fummo entrambi risvegliati dall’imperturbabile caduta di piccole gocce d’acqua che salivano dal rubinetto fin sopra al soffitto. Aprii la bocca, e bevvi quelle in discesa per dissetare la paura, per scioglierla dentro alla mia mente: insomma per annacquarla!
A quel punto, più sereno, scesi dal letto, mi guardai nell’immagine riflessa dal muro e, sollevato dall’avere ancora un piede, feci due capriole sul tappeto.
La lama, ormai umida, e più confusa di me, si distese e mi chiese perdono per essersi addormentata così presto.
Tentò a sua volta una capriola, ma stavolta fui io a saltare per primo e a badare bene dove appoggiare i piedi nel toccare il terreno. Una nuvola nascose il mio sorriso, (o forse il suo) e tutto tornò indietro al momento in cui, passeggiando tra le strade del centro, senza scarpe e senza tetto posai un piede sul coltello e…
quel po’ di sangue che uscì dalla mia pelle, lo perdonò!