I samurai fecero la loro comparsa in Giappone oltre mille anni fa e sin da allora erano fortemente convinti che i loro fallimenti, e gli errori che si vergognavano di aver commesso, dovessero essere ripagati con la propria vita. Questo particolare supplizio a cui si autosottoponevano, mostrava la loro enorme dedizione nel mantenere l'onore di se stessi e del proprio nome (o casata). Essi si impegnavano prima di una qualunque impresa a portarla a termine con successo anche mettendo a repentaglio la propria vita, e se fallivano praticavano appunto Hara-Kiri per riscattare l'onore perso con quel fallimento.
Questa pratica era considerata di natura talmente nobile da non poter essere praticata da criminali, gente comune o classi inferiori a quella dei Samurai.
Circa 400 anni fa nel periodo Edo, questo codice di condotta per i samurai si affermò come la filosofia "Bushido (la via dei samurai)". E l'hara-kiri, l'arte del suicidio, era considerato un elemento fondamentale del "Bushido".
Questa pratica fu ufficialmente bandita ormai un secolo fa, tuttavia la mentalità filosofica per la quale questa "morte onorevole" fu così onorata, rimase nella tradiozione e nella mente del popolo Giapponese, infatti nonostante il proibizionismo un considerevole numero di persone scelse ancora hara-kiri come metodo per non perdere il proprio onore.
Uno dei più famosi casi di Hara-Kiri dei nostri tempi
Il 25 novembre 1970, Yukio Mishima, un romanziere che rappresentava la letteratura giapponese dell'epoca, commise il suicidio hara-kiri dopo aver fatto un pubblico discorso in cui cercò invano di ispirare i membri delle forze di difesa giapponesi a compiere un colpo di stato per modificare la costituzione. Il discorso è stato fatto al campo di Ichigaya, il quartier generale di Tokyo delle forze di difesa del comando orientale del Giappone. La morte del romanziere, che era molto rinomato, non solo in Giappone ma in tutto il mondo, sconvolse enormemente la popolazione di quel periodo ed è diventato il caso di hara-kiri più conosciuto della storia contemporanea.
Come funziona? (DO NOT TRY THIS AT HOME)
Il suicidio rituale veniva eseguito di fronte ad un pubblico, il Samurai in ginocchio si squarciava il ventre con una lama corta chiamata Tantou, muovendola da destra verso sinistra, una volta aperto il ventre il Samurai doveva estrarre le proprie viscere e metterle su un vassoio, successivamente il Samurai veniva decapitato, tranne in casi rari di colpa grave, in cui veniva osservato morire dissanguato con le interiora sul vassoio di fronte a lui e senza poter emettere gemito alcuno, pena l'annullamento dell'effetto del suicidio sull'onore.
La pratica appena descritta è quella ufficiale messa in atto dal periodo Edo in poi, prima era ancora più cruenta, e richiedeva ancora più forza di volontà per essere eseguita fino in fondo (come se questa fosse semplice).
Il Samurai sempre in ginocchio si "apriva" il ventre sempre con l'ausilio di un Tantou e una volta estratte le interiora, doveva rimuovere la spada dal suo intestino e pugnalarsi alla gola, o in alternativa alzarsi in posizione eretta e lasciarsi cadere in avanti con la spada puntata al cuore.