"MAMMA.. ESCO A GIOCARE"
I giochi, tre generazioni a confronto
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Post sui giochi... dopo aver commentato un post di e una chiacchierata con mio figlio durante un breve viaggio, mi è venuto in mente di scrivere queste righe sui giochi e tre generazioni a confronto. NO NO... io non voglio parlare di giochi tipo nascondino, strega comanda color, darsela,... no! io mi riferisco a quei giochi dove l'incoscienza è sovrana! Quelle avventure dove necessariamente, e con una dose oltre la norma di inconsapevolezza, dovevamo romperci l'osso del collo.
Ogni mercoledì porto mio figlio a lezione di chitarra e il maestro di musica ha il suo studio un pò lontano. Durante il viaggio costeggiamo un lago che in questo periodo è ghiacciato e alcune persone stavano passeggiando sulla lastra di ghiaccio.
Mio figlio Alessandro fa "Ma quelli sono pazzi!" e io chiedo "Perché?...",
"ma perché se si rompe il ghiaccio quelli fanno una brutta fine..."
io rispondo "mah.. a dir la verità da piccolo io ci pattinavo su quel lago..."
Alessandro mi guarda, scuote la testa...
Proseguiamo il viaggio e inizio a raccontare che giochi noi facevamo.
i giochi del padre (un paio di cenni)
Nel periodo invernale i nostri giochi preferiti era lo slittino. Da noi si fa "baco" che praticamente è un trenino ma non si sta seduti, bensì sdraiati e con i piedi ci si aggancia allo slittino che sta dietro incastrandoli nella parte ricurva dei pattini. Io ero il più piccolo e avevo lo slittino anche più lungo, quindi mi facevano stare in coda assieme ad un altro mio amico che era ben messo, così il "baco" aveva maggiore direzionalità. Generalmente eravamo in otto/dieci, strade di montagna e quindi anche con una certa pendenza. Non soddisfatti delle velocità raggiunte, verso sera prima di tornare a casa, andavamo con i secchi alla fontana e ghiacciavamo alcuni tratti della pista. Pista... in realtà era una strada che ad un certo punto si inoltrava nel bosco, ma questa strada era anche trafficata... intendiamoci, il traffico che poteva esserci trentacinque anni fa. Fatto sta che ad ogni discesa era "speriamo che anche questa volta vada bene". Il problema della nostra pista era che in fondo la strada aveva una biforcazione, era il nostro punto di arrivo anche perché poi c'era il muro con un salto di qualche metro... e chi finiva sempre per saltare questo muro? IO. Il problema del "baco" è che quello che sta davanti a te decide quando sganciarti, io ero ultimo e il salto del muro era mio... per fortuna erano tempi che nevicava, quindi un certo spessore "soffice" era garantito. Poi negli anni sono passtao di grado e chi "doveva" fare il muro era qualcun'altro.
Nel periodo estivo invece avventure in bicicletta. Ovviamente non potevamo farci un semplice giretto... discese dai boschi (una sorta di down hill) senza un minimo di sicurezza, era già tanto se i freni funzionavano! Mi ricordo benissimo quella volta che volevamo sfidare un torrente... "dai che facciamo il guado!", nessuno della nostra combriccola accennava a porsi il problema della corrente... io entro con una certa velocità, si impunta la bicicletta in un sasso, mi capovolgo e finisco nel torrente. Tento di attenuare la caduta con la mano e mi rompo un osso del dito medio. Arrivato a casa, con la paura di essere sgridato e pure fradicio, mia mamma mi porta in ospedale per le medicazioni del caso, sia l'andata che nel ritorno me ne son sentite di ogni! Venti giorni con il gesso, quando me lo hanno tolto la prima cosa che ho fatto è stato di aggiustare la bici. Tutto soddisfatto del lavoro, andiamo a provarla! Ovviamente il collaudo era di impennare la bici... ma quella volta ho visto la ruota davanti, essere più veloce di me!... si era sganciata dalla forcella. Ho imparato una grande lezione quella volta! Ci vogliono due chiavi del diciassette per fissare una ruota, non una sola!. Sono caduto a terra e mi sono fatto un taglio al ginocchio... quattro punti... non vi dico che cosa ha detto mia mamma quella volta. Da quando mi hanno tolto il gesso a quando mi hanno messo i punti, non erano passate neanche 24 ore...
Durante il viaggetto con Alessandro ho raccontato un paio di aneddoti, quello della bici in particolare. Ma ormai siamo arrivati dal maestro, ci salutiamo e Alessandro mi fa "comunque voi eravate dei pazzoidi..", sorrido e penso "pazzoidi noi!?! tu non sai che ha fatto tuo nonno!"
i giochi del nonno (un paio di cenni)
Mio padre aveva sei anni quando la guerra era finita. Ovviamente il periodo era difficile, anche i piccoli dovevano darsi da fare per la famiglia. Ma avevano anche il tempo per distrarsi. In quel periodo mio padre e i suoi amici avevano dei giochi un pochettino particolari fra cui... "dai! che facciamo il mortaio". Il gioco consisteva nel fare una piccola buca nel terreno, tutti dovevano sputarci dentro, qualcuno che aveva accesso a particolari risorse arrivava con il carburo e un barattolo di latta vuoto con il solo fondo ma con un piccolo foro. Buco più acqua (lo sputo), barattolo con il fondo verso l'alto, riempire di terra attorno al barattolo, aspettare e... fuoco!. Primi esperimenti di chimica senza sapere le formule... carburo e acqua reagiscono e fanno gas,... gas infiammabile. Mio padre mi raccontava che qualche volta il barattolo arrivava anche a 30/40 m di quota.
Armi, fucili, polvere nera era in ogni casa. D'altronde durante la ritirata dei Tedeschi, questi non avevano avuto il tempo di raccogliere tutto l'armamento che avevano dislocato in giro. Praticamente a quei tempi anche i ragazzi erano capaci di smontare e disinnescare una granata per recuperare la polvere.
Ma forse la cosa più pazza era stata quella volta... che si sono fatti un giro in un posto particolare. In quella zona c'era un piccolo aeroporto, più per aerei di ricognizione o di servizio che altro. Però in un fosso... abbandonata a se stessa... in mezzo ai rovi... che c'è lì?!. Un cilindro di ferro con la punta a ogiva... peso indicativo un paio di quintali, senza spoletta ma piena. Questi si son guardati e il pensiero era praticamente unisono... che botto questa deve fare!. Questa combriccola si sono trascinati per quasi quattro chilometri l'oggetto per nasconderlo in un bosco. Quando me l'ha raccontata ho chiesto a mio padre come hanno fatto a non farsi notare, visto anche che ci sono parecchie strade da attraversare e campi da superare, mi rispose "guarda che all'epoca non c'era mica il traffico di oggi! forse in una giornata c'erano due camion in tutto che giravano". Bhe... alla fine il botto si è sentito in tutto il paese... e che botto! La combriccola poi dovette tornare in paese, naturalmente con la faccia di quelli che non si erano accorti di niente. Ma la gente del paese non era mica stupida! Ognuno di loro contavano quanti erano... allora quello è il figlio di.., l'altro è suo fratello..., quello è il disgraziato di mio figlio... OK ci sono tutti!, possiamo raccontarla...
Ne ho ancora da raccontare... ma anch'io trenta e dispari anni fa chiesi a mio padre "ma non avevate giochi un attimino più tranquilli da fare!?", mi rispose "guarda che in casa non c'era la tv, la radio si ascoltava solo alla festa, si lavorava nei campi... si andava a curare le bestie... non avevamo altro...". E pensare che mio padre mi ha sempre proibito di accendere qualsiasi petardo... pure le micette!
i giochi dei figli
E i miei figli? in qualche maniera mi vien da dire che "delusione!". Qualche gioco con il carrettino dove si sfidano a chi travolge più oggetti sparsi per il piazzale. Giri in paese con il monopattino. Vanno al parco. Fanno anche attenzione a non sporcarsi... ovviamente non ci riescono, ma per noi sporcarsi era praticamente d'obbligo! Con gli occhi da genitore dico va bene così perché al giorno d'oggi semplicemente passeggiando sul marciapiede corri il rischio di essere travolto, mentre noi potevamo permettercelo in quanto girava una macchina ogni mezz'ora. Ma se guardo con i miei occhi di ragazzo, mi vien da dirgli dove sono le miniere, se nevicasse ancora come un tempo gli spiegherei come si fa il "baco"... sembra che tra me e i miei figli sia passato più di una generazione.