Introduzione
Recentemente, in un classico pranzo di famiglia mia nonna ha esordito con questa frase: "Google è il mio migliore amico, non potrei più vivere senza. Google ha una risposta ad ogni mio problema".
In effetti, mia nonna non ha tutti i torti. Per qualsiasi necessità, internet risponde nella maniera più veloce ed efficace.
Ma non solo, le informazioni sono accessibili ovunque, basta avere accesso alla rete.
Perchè andare in biblioteca, dal medico, in farmacia, dall'amico.. quando si può restare belli che distesi sul proprio divano di casa?
Un'altra frase che mi ha colpito, ma in un contesto diverso, è stata pronunciata da un bambino che alleno: "Io a due anni avevo già il cellulare!"
Io a due anni e mezzo ho imparato ad andare in bicicletta senza rotelle, non a spalmare le mie dita su uno smartphone!
E non può essere più chiaro di così, la rivoluzione culturale e tecnologica che sta investendo la nostra società a partire dall'avvento di internet sta investendo tutte le generazioni, nessuno escluso.
Il nostro cervello, in qualche modo, si sta adattando all’era digitale, ma il suo cambiamento sta avvenendo in positivo o in negativo?
Effetto Google: 2011 - Esperimento di Sparrow, Liu, & Wegner
Volto ad indagare sugli effetti di internet e dei database online sul comportamento umano, questo esperimento arrivò alla scoperta del cosiddetto “Google Effect”.
Internet is being used as a personal memory bank for information, a phenomenon referred to as the "Google effect."
cit. fonte
Racconterò solo una parte dell’esperimento e nella maniera più comprensibile, in modo da coglierne il significato.
Se siete curiosi di leggere l’intero documento di ricerca con tutte le fasi e dati esatti potete dare un’ occhiata qui
Ciascun partecipante doveva leggere delle affermazioni e riscriverle su un file.
Una volta scritto il file, in modo casuale, si potevano verificare tre condizioni: 1. il file veniva salvato correttamente; 2. il file veniva salvato correttamente in una cartella x; 3. Il file era stato cancellato.
I partecipanti, il cui file era stato cancellato, ricordavano in misura maggiore le affermazioni, riuscendo a riconoscerle in un secondo momento.
Gli altri due gruppi, invece, dimostravano minori capacità mnestiche, con un calo di impegno nel compito di ricordo.
Inoltre, coloro a cui era stato salvato il file in una determinata cartella ricordavano di più la cartella, rispetto il contenuto del file stesso che avevano salvato.
In quest’ottica è come se il cervello lavorasse solo quando si trova costretto a lavorare!
Cosa significa questo?
Avere la consapevolezza di trovare praticamente tutto online o di poter immagazzinare informazioni (come contatti, dati, file) sui nostri dispositivi sta facendo in modo che l’uomo digitale utilizzi molta meno memoria di quanto si possa immaginare. Internet e tutto ciò che ci sta intorno è diventata la nostra memoria espandibile e forse ci fidiamo maggiormente di questa tipo di "memoria" che del nostro cervello.
Deleghiamo, ma chi siamo?
Deleghiamo la nostra memoria a internet. Ci aspettiamo che qualcun altro ricordi per noi.
Deleghiamo il nostro sapere a internet. Perchè non serve fare ricerche approfondite, consultare bibliografie o dati scientifici, internet conosce per noi nonostante in rete trovare delle informazioni con una certa validità sia davvero un miraggio.
Deleghiamo le nostre relazioni a internet. Lasciamo che il cellulare si prenda cura delle nostre interazioni con gli altri.
Deleghiamo le nostre emozioni alle emoticon. Lasciamo che delle faccine semplifichino ciò che proviamo.
Ma se non coltiviamo noi la nostra memoria, le nostre relazioni, i nostri ricordi, le nostre emozioni, il nostro cervello non diventerà mica vuoto?
Alcune riflessioni:
Il ricercare sempre una soluzione immediata, il massimo rendimento con il minimo sforzo, non sarà mica una logica controproducente?
Non parlo ora di allenare il cervello per essere in forma, ognuno può farne quello che vuole e ricordarsi quello che gli pare.
Quello che intendo è che essere abituati alla gratificazione immediata, oltre a rendere le persone schiave e dipendenti, porta inevitabilmente alla frustrazione.
Perchè alla fine il tutto e subito impoverisce di sapere o di pazienza.
Il fine è più importante dei mezzi, ma il percorso per arrivare al risultato chi se lo gode più?
Io penso che dobbiamo fare più conto su noi stessi, prenderci cura del nostro corpo, cervello e anima e vivere molto più a fondo qualsiasi tipo di esperienza.
Fonti e materiale:
- riflessioni personali non basate su dati scientifici
- documento di ricerca circa l' "Effetto Google" fonte