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Durante una lezione di economia alle superiori appresi come nella classifica dei bisogni degli individui, i viaggi stiano scalando la vetta sempre di più, diventando parte integrante della vita delle persone, una necessità primaria, o quasi, a cui è difficile rinunciare.
Nonostante da bambina abbia viaggiato poco, o forse proprio per questo, ho sviluppato una grande voglia di esplorare. Ricordo ancora quando sapevo di andare in Sardegna dai nonni: iniziavo a non stare nella pelle settimane prima della partenza, e nel momento in cui facevo la valigia impazzivo di gioia, non dando peso alle 18-20 ore di viaggio che mi aspettavano, ma anzi, apprezzandole immensamente (no, non avete capito male, andavo in Sardegna, ma mia mamma ha paura dell’aereo).
Prima dei 16 anni non ho mai messo piede fuori dall’Italia, fino a quando non ho preso parte a un soggiorno-studio a Toronto, a cui sono seguiti tanti altri viaggi, studio e non: questo è stato l’inizio della mia carriera da “ragazza con la valigia”, l’unica da cui nessuno mi potrà mai licenziare.
Sono convinta che viaggiare sia davvero una parte fondamentale della nostra vita, perché solo abbandonando le nostre abitudini e la cosiddetta comfort zone possiamo aprire la nostra mente e scoprire cosa il mondo ci riserva.
Ultimamente mi sono interrogata sul senso più profondo del termine viaggio, e voglio invitare anche voi a riflettere:
viaggiamo per scoprire il mondo, o viaggiamo il mondo per scoprire noi stessi?
Quando parto metto le mie cose in una valigia, la riempio di vestiti, scarpe e oggetti materiali, e quando torno la svuoto delle stesse cose, ma io sono convinta che quella valigia pesi molto di più, sono convinta che un’esperienza nuova non ci alleggerisca il portafoglio, ma ci arricchisca di conoscenze, di energia vitale, che valgono più di qualsiasi cifra.
Spesso partiamo per scappare dalla routine, per concederci una pausa, un momento di pace e relax, ed è proprio questa calma che ci permette di immergerci nelle diverse culture, che ce le fa conoscere e apprezzare, che ci fa desiderare, a volte, di non tornare più indietro.
Sono quindi giunta alla conclusione che in realtà quando conosciamo modi di pensare, stili di vita diversi dal nostro, non siano scoperte fini a se stesse, ma la loro utilità stia nell’accendere un lume dentro di noi che ci indirizzi verso la vita che vogliamo avere: essa altrimenti rischia di essere un desiderio soffocato a cui non diamo la possibilità di parlare (e non mi riferisco a “lascio tutto e vado a vivere in una spiaggia a Honolulu”). Questo lume ci può far comprende molte cose riguardanti noi stessi:
- l’atteggiamento con cui vogliamo affrontare ciò che ci accade;
- i nostri valori;
- le sfide e gli obiettivi che vogliamo perseguire;
- il posto in cui vogliamo vivere: le radici sono fondamentali, ma credo che nessuno debba sentirsi in dovere di trascorrere la propria vita nella città in cui è nato, se questa non rappresenta ciò che realmente vuole.
Le vacanze servono a scoprire che siamo in grado di affrontare le cose con leggerezza, di ridere anche se ci siamo persi, di vivere a pieno ogni momento perché sappiamo che non tornerà. Nella quotidianità, dove siamo sopraffatti dagli impegni che si susseguono veloci e che ci rendono stressati e agitati, ci risulta spesso difficile addirittura ricordarci di avere queste qualità, figuriamoci metterle in pratica, ma sono proprio quelle che ci permettono di arrivare alla fine del nostro percorso e guardare indietro sorridendo.
Sicuramente, a meno che non siate miliardari e senza niente a cui pensare, non potrete vivere in vacanza, ma potrete sempre vivere come la persona che avete scoperto di essere.
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…E voi, quando viaggiate, cosa scoprite?
Lots of love.