Ho deciso di partecipare al graditissimo post di , Ere personali, così, quasi per caso, perché la mia frequentazione negli ultimi tempi di Steemit si è particolarmente rallentata, tra nuovi impegni lavorativi diversificati e la calda stagione estiva, che limita un po' la voglia di prendere il computer per fare una qualsiasi attivitò, seppur bella, come quella di navigare su questa stimata piattaforma.
Detto questo, non perdo tempo, a passo subito alla narrazione del fatto oggetto di questo post, e della spiegazione del perché ho scelto proprio il 24 luglio 1972.
Regalo di compleanno
Questo racconto si perde un po' nella classica notte dei tempi, in quanto risale al giorno del mio sesto compleanno, quando ricevetti da mia madre una banconota da 1.000 lire.
Mi ero svegliato presto quella mattina, e poco prima che mia madre partisse per andare a fare le camere alla pensione, mi allungò la famosa banconota, dicendomi che era il mio regalo di compleanno e che potevo comprare quello che mi pareva.
Non era una grossa cifra, neanche a quei tempi, ma era in ogni caso significativa, almeno per me, in quanto si potevano comprare almeno 20 ghiaccioli (che costavano all'epoca dalle 30 alle 50 lire...), un bene molto ambito, soprattutto d'estate, o altri dolciumi del genere.
Come mia madre uscì di casa, presi in mano quel biglietto statale, e lo guardai attentamente....
Non mi piaceva proprio, era molto consumato, segno di tanti passaggi e di tante avventure vissute, mi sembrava quasi privo di valore, al punto tale che pensai, nella mia piccola testa di bambinetto, che fosse brutto e addirittura non degno di essere tenuto, per cui mi passò per la testa la brillante idea di sbarazzarmene, perché, seguendo sempre i miei ragionamenti, se mi fossi azzardato ad andare a comprare qualcosa con quella banconota, sicuramente mi avrebbero potuto dire qualcosa di brutto nei miei confronti, reo di aver provato a spendere una tale schifezza di valuta.
Ero in cucina, finestra aperta, ed il richiamo di gettare le 1.000 lire al vento era molto forte, per cui non persi tempo e feci quell'insano gesto, così, a cuor leggero, come potrebbe farlo un bambino irresponsabile di 6 anni, e per me l'incidente diplomatico era praticamente chiuso, ma così logicamente non fu.
La resa dei conti
Nel primo pomeriggio, al ritorno dal pesante lavoro alla pensione, mia madre mi chiese che fine avessero fatte le 1.000 lire, se avevo comprato qualcosa o semplicemente le avessi accantonate da qualche parte.
Non mi aspettavo una domanda del genere, forse nella mia testa, una volta fatto un regalo, era finita lì, e mi sentii subito in imbarazzo, non sapendo cosa raccontare, dovevo inventare una bugia, ma non era facile, perché ero impreparato ed ero anche un bambino molto timido e sincero, con un paio di domande ben assestate mia madre mi fece confessare la mia birichinata...
Non ricordo perfettamente le parole che mi disse, in quanto di tempo ne è passato ormai parecchio, ma la sensazione che provai fu molto dolorosa e spiacevole, non mi toccò né picchiò nella maniera più categorica, penso che mia madre non abbia mai alzato un dito verso di me, ma quello che mi disse mi fece stare talmente male che avrei voluto scavare una buca e nascondere la testa sotto terra come uno struzzo, per non ascoltare i rimproveri che giustamente mi ferivano nell'animo.
Capii in quel preciso momento il reale valore dei soldi, che servono per soddisfare i bisogni primari e possibilmente anche per permettersi qualche piccolo sfizio, che quelle 1.000 lire lei le sudava in pesanti lavori ed erano il frutto delle sue fatiche, che di soldi purtroppo in casa non ce n'erano tanti, e buttarli dalla finestra era ingiusto, offensivo e tremendamente sbagliato, e che ne proprio proprio erano così brutti, mi avrebbero dato un'altra banconota, più bella e di mio maggiore gradimento.
Ero umiliato, mi sentivo ancora più piccolino dei miei minuscoli 6 anni di vita, ma il cuore di mamma è grande, rammentarlo non è mai abbastanza, e guardando dalla finestra mi disse (questo lo ricordo benissimo, come un'ancora di salvezza):
"Si deve che sei comunque un bambino buono, vieni qui che ti prendo in braccio, vieni a vedere dove sono rimaste le tue 1.000 lire brutte".
Mi sollevò da terra, in quanto non ero abbastanza alto da vedere il soffitto del nostro garage sottostante, e vidi perfettamente la banconota miracolosamente finita in un angolino, al riparo dalle folate del vento che l'avrebbero potuta portare lontano, irrimediabilmente persa.
Volai al piano sottostante, dove abitava mia nonna, e prendendo una sedia salii sulla finestra che dava sul tetto del garage, in meno di un minuto quella sudata, preziosa, intensa banconota da 1.000 lire fu saldamente nelle mie mani, e non ci fu verso, non volli assolutamente che mia madre me le cambiasse con un'altra, la lezione era stata giustamente dura e corretta, la punizione per me, che avevo capito la ramanzina, era spendere proprio quelle 1.000 lire, brutte ma tremendamente vissute, intrise di sacrifici e sudore.
Ringrazio la cara per aver proposto questo gradito e particolare contest, che ha fatto riaffiorare quasi per caso questo ricordo nella mia mente, che aspettava un'occasione come questa per essere riaffiorare.