Ho deciso di fare un trittico significativo, di quel famoso anno che ha segnato così marcatamente la mia vita, si potrebbe definire quasi "trittico del dolore", furono episodi che misero a dura prova il mio carattere, che fino ad allora era ancora dopo più di quello di un bambinone, il destino tutto ad un tratto aveva pensato di mettermi sotto e farmi crescere di botto.
In quell'anno maledetto prima persi mio fratello, e dopo un paio di mesi successe questo fatto. Come avevo accennato ieri, avevo una ragazza, alla quale mi attaccai disperatamente dopo la disgrazia di mio fratello, e le cose sembravano andassero molto bene, al punto tale che dopo poco si parlava di acquistare casa e di sposarci.
Io non potevo chiedere di meglio, lei mi piaceva e ci andavo d'accordo, ed in quel particolarissimo periodo qualsiasi donna era perfetta, che fosse in grado di farmi evadere dal clima di dolore straziante che respiravo in casa, mia mamma non era più su questa terra, il dolore della perdita di mio fratello l'aveva annientata, non c'era più di testa e non potevo assolutamente biasimarla, è una cosa allucinante seppellire un figlio, con l'estrema aggravante del suicidio.
Cosa succede?
Tutto bene nella nuova vita di coppia che stavo vivendo e respirando a pieni polmoni, e questo fatto è durato per qualche tempo, poi, all'improvviso, dopo una settimana non proprio edificante, anche se la domenica precedente avevamo visto un paio di appartamenti papabili di acquisto, un sabato sera usciamo, in compagnia, ed andiamo in discoteca.
Spaparazzato sul divanetto, provo a buttarmi addosso a lei, che si para con le mani, rifiutandosi. Ci rimango un po' male, ma mi dice che in quel momento non ne aveva voglia (che momento era?!?!?), aspetto un po' e riprovo, una fatica per fare una mezza limonata che non vi dico, e mi scatta l'allarme in testa, cosa sta succedendo??
Chiedo nuovamente spiegazioni, questa volta arriva una risposta, strana, sai mi stanno per arrivare le mestruazioni (ma non erano 2 settimane fa??), a volte ho il ciclo irregolare, ho mal di testa, capiscimi: per carità, non sono mai stato un animale, figuriamoci proprio in quel particolare periodo, per cui decido di metterci la classica pietra sopra e, con un leggero anticipo rispetto alle mie aspettative, la riaccompagno a casa. Ci fermiamo un quarto d'ora sotto al suo portone, e sapete quando avete quella sensazione che l'altra/o non vede l'ora di salire le scale e salutarvi? Ecco, questo è quello che mi ha fatto provare quel sabato sera, non senza darmi l'appuntamento per la giornata seguente, domenica pomeriggio. Canonico bacio e buonanotte ai suonatori, ma la perplessità rimontando in macchina rimaneva.....
Domenica pomeriggio
Verso mezzogiorno mi chiama a casa (siamo in era pre-cellulare), e mi chiede se andavo a casa sua: penso, non c'è con la testa, le avevo detto di sì non più di 10 ore fa, ma cerco di mantenere la calma, anche se le brutte sensazioni che qualcosa possa succedere di poco piacevole stanno aumentando, e comunque rispondo che alle 2 meno qualche minuto sarei stato a casa sua, c'era un Gran Premio di Formula 1 ed entrambi eravamo grandi appassionati di corse automobilistiche.
Vedo suo babbo che usciva dal portone, e gli chiedo se c'erano dei problemi, e lui mi risponde tranquillo che era tutto normale, e mi fa cenno di salire. Lei mi apre la porta d'ingresso e mi bacia, appena percettibile, non è un buon segno penso. Mi fa accomodare su uno dei 2 divani dell'ampio salone, e lei si siede sull'altro divano, faccio la mossa di andarle vicino ma mi blocca, e mi dice di rimanere lì, che voleva allungarsi perché aveva mal di pancia. Parte il Gran Premio, io seguivo con un occhio la corsa e con l'altro lei, al punto tale che dopo qualche giro lei mi chiede:
"Cos'hai??"
"Io??"
"Sì, te!!"
"Tu cos'hai, non ti sembra di essere strana??"
"Assolutamente, sono normalissima!!"
"Mi starò sbagliando...", ma sentivo che c'era qualcosa di strano nell'aria, ma provo a far finta di niente, se era quello che voleva, proviamo a darglielo.
I giri si susseguivano e l'aria si faceva sempre più pesante, fino al punto che non ne potevo più ed ho attaccato di brutto.
"Basta, non mi prendere per il culo, dimmi cos'hai" dico iniziando il discorso.
"Datti una calmata e non essere subito volgare"
"La calmata me la posso anche dare, ma dipende da te, ti rendi conto di come ti stai comportando? Guardi la televisione e sembra che guardi nel vuoto, sembri un zombie, sei allucinante!!"
"In effetti ti devo dire che qualcosa c'è, che devo dirti, stavo cercando le parole giuste...."
Mmhhhh, che brutta frase, e come suonava minacciosa......
"Dimmi, ti ascolto, finalmente ti sei decisa"
"Sai, è qualche giorno, e qualche notte che ci sono pensando, e mi sono interrogata a lungo, cercando di capire le motivazioni, e sinceramente non ne ho trovate di particolari, non è che vada male, è che non va"
"Cosa??"
"Non va, non è così che deve andare, almeno non nelle mie aspettative, io non mi trovo bene, non mi sento a mio agio, e il perché l'ho capito, purtroppo...."
"Faccio fatica a seguirti, poi essere più chiara, per favore, se non ti costa troppo??"
"Arrivo, ti ripeto, non è facile, perché ho tanta paura, paura di quello che sto per dirti, paura di quello che mi aspetta, paura di quello che ti aspetta, ho paura, l'hai capito o no??"
"Che cazzo ti fa paura, porca troia???? Arriva cazzo!!!"
"Vedi, non dai tempo!!"
Mando giù la saliva, respiro profondamente, cerco di rilassarmi ma non mi riesce più di tanto, conto fino a 10 e poi....
"Scusa, ma per favore, arriva al punto, non ne posso più, capiscimi"
"La verità è una sola, ha capito che non ti amo e che provo per te solo un bene fraterno"
Un calcio nelle palle faceva meno male, quella frase mi arriva addosso come un Tir senza freni lanciato alla massima velocità, rileggo una, due, dieci, cento, mille volte quella frase ed ogni volta è sempre peggio, non so cosa dire, non so cosa fare, e l'unica cosa che mi esce dalla bocca è un "Prego??"
Stavolta è lei che respira a fondo, che deglutisce, che assume una nuova postura, e mi ripete "Non ti amo, provo per te solo un bene fraterno"
Cazzo, lo ha detto di nuovo, non mi ama, non mi ama, non è possibile, solo domenica scorsa cercavamo l'appartamento per sposarci, adesso mi dice che non mi ama, no, è un incubo, non può essere vero, sto sognando, mi sveglio tutto sudato e sparisce tutto, ed io non sono qui.
Invece era tutto vero, tutto assurdo ma tutto vero, e non riesco ad aprire bocca, vorrei parlare, vorrei chiedere spiegazioni, ma la guardo solamente, e lei mi guarda con 2 occhioni innocenti, quello sguardo mi scatena la reazione.
"Che cazzo mi guardi con quello sguardo da verginella??"
"E come ti devo guardare, mi fai una gran pena...."
"Ti faccio pena?? Ma che cazzo di discorso è??"
"Sì, mi fai pena per quello che ti sto facendo, ma credimi, non ci posso fare niente, fingere sarebbe peggio"
Il dibattito andò avanti per un'altra decina di minuti, quando irrompe nella stanza la sua mamma, che mi dice..
"Forse è il caso che te ne vai, cosa dici??"
"Forse è il caso che sia sua figlia a dirmelo, lei non crede, mi sto comportando come una persona civile, e non sto facendo nulla di male, non le pare??"
"Sì, la stai prendendo bene, ma è mia figlia, e con mia figlia ci ho parlato, lei non te lo dirà ma preferisce che tu te ne vada"
"Io non l'ho sentita ancora parlare al riguardo", ma come finisco la frase, lei si alza e va verso la sua camera, lasciandomi nel salone solo con sua mamma, che dopo avermi guardato per qualche secondo, si dirige verso la porta di casa, la apre e mi dice "Vai, che è meglio così"
Mi prende un magone incredibile, ho il nodo alla gola, un altro dolore, ancora sofferenza, ma penso che non può essere vero, che magari ci ripensa, che è un momento, che si renderà conto che sta sbagliando, ma ecco che riappare giusto un attimo, e mi dice una frase che taglia come una lametta:
"Non cercarmi, perché è la mia decisione definitiva, se un giorno dovessi cambiare idea e ti verrò a cercare, deciderai tu quello che vorrai fare, ma non contarci, vivi la tua vita e non voltarti indietro, è stato bello finché è durata, ma adesso è finita, mi dispiace tanto, vattene per favore, non aggiungere altro dolore a quello che c'è già"
Cazzo non scherza, fa sul serio, faccio prova di andarle incontro, ma sua mamma gli sbarra la strada, la voglia è di dare uno spintone e tirarla in disparte, non era la prima volta che mi fronteggiava, ma adesso era diverso, aveva l'appoggio della figlia, per cui abbasso lo sguardo e lascio quella casa, che mi aveva accolto e dato un caldo riparo il giorno della tragedia di mio fratello ed ora mi apriva le voragini della disperazione.
Disperazione
Erano solo le 3 del pomeriggio, ero solo, disperato, senza una meta, abbandonato a me stesso, e non sapevo cosa fare, se fossi tornato a casa, mia mamma mi avrebbe fatto delle domande, e non avevo assolutamente voglia di dare delle spiegazioni, volevo stare solo con il mio nuovo dolore, perché non riuscivo proprio a farmene una ragione, era inconcepibile per tutto quello c'era stato e che ci eravamo detti fino a qualche giorno prima.
Vagai per tante ore in macchina, solo con l'unica compagnia dell'autoradio, non ricordo neanche dove e cosa mangiai, forse qualcosa in autogrill, perché presi l'autostrada, e verso mezzanotte rientrai, e mi infilai a letto. La mattina seguente dovevo andare nella sede di un'azienda per prendere della merce nel magazzino controllo/qualità, e feci per la prima volta la E45, che all'epoca era molto più bella di quanto non sia ora, era poco che era stata costruita e mi sembro ampia e scorrevolissima.
Mi ritrovai a fare quei viadotti, ed un brutto pensiero mi passò per la testa, il dolore acceca la mente, e può spingere a dire e soprattutto a fare cose di cui in un secondo momento potremmo pentirci amaramente, a patto di non fare un gesto definitivo.
"Quanto sono alti questi viadotti, e ci sono pure delle curve in uscita, sarebbe un attimo, chissà se il guard-rail rinforzato regge alla forza della macchina, ed invece se non è possibile un volo giù di sotto, un bel salto e vaffanculo al mondo intero, che tanto sono qui solo a soffrire, e ti raggiungo, fratello, non ce la faccio più, prima tu, che mi lasci senza speranza, e poi quest'altra, compriamo casa, ci sposiamo, e poi un bel calcio nel culo, e aria, fuori dai coglioni, che cazzo vivo a fare, Dio .......?????"
Riscatto, doveroso
Questi pensieri, insieme ad altri sulla stessa falsa riga, mi accompagnarono per i viaggi di andata e ritorno, e non fu facile combatterli, ma un pensiero iniziava a farsi strada, e prendeva sempre più forma, una reazione profonda, dura, legittima, di ribellione ad un destino che sembrava non lasciare scampo, ci doveva essere una luce in fondo al tunnel della disperazione che stavo percorrendo, non poteva e doveva finire così, la storia non si doveva ripetere, era più che sufficiente un sacrificio, un rifiuto della vita, non c'era bisogno del bis, e presi una storica decisione, dovevo trovare una strada, un sentiero da percorrere per allontarmi da pericolosi testa-coda che erano sempre possibili, almeno finché il cervello non fosse più che convinto di lasciare quel mondo oscuro, piatto, desolato e senza sole, senza nulla che riscaldasse l'esistenza, ma dove trovare riparo, cosa fare per sferzare di brutto e riprendere un cammino più sereno e felice???
La soluzione era più facile del previsto, bastava guardarsi un attimo in giro, e fare 1 più 1, che deve sempre fare 2: lo sport, buttare anima e corpo nello sport, correre, spingere, allenarsi, massacrarsi di fatica, quello dovevo fare per uccidere i cattivi pensieri, per affogare il dispiacere infinito di tutto quello che era successo in quel maledetto bastardo anno, per scacciare i fantasmi che si annidavano nel mio cervello, e finalmente riprendere a vivere, senza gioie particolari, perché non c'era tanto da fare allegri, ma ero ancora vivo, e non avevo nessuna intenzione di mollare, neanche un millimetro, non potevo dare un altro dolore a mia mamma, uno era già troppo insopportabile da accettare e metabolizzare, il secondo avrebbe comportato una reazione a catena, per cui era ora di finirla, e nei giorni seguenti partì la controffensiva.
Correre tutti i giorni, senza sosta, aggiungendo 2/3 ore di tennis a settimana, per spingere forte nella strada della fatica e del sudore, per rinascere dalle ceneri della sconfitta morale e sentimentale, e gridare "Sono vivo, vinco io, fanculo!!!"
Ed è esattamente quello che feci, per diversi mesi, senza mai guardarmi indietro e continuando a pestare la strada ed i campi da gioco, voltando pagina di quell'anno maledetto ed aprendo nella stessa maniera in cui l'avevo chiuso, ma per questo ci sentiremo domani, quando la trilogia si chiuderà e vi parlerò della conclusione di quell'annata balorda.
P.S.: giusto per dovere di cronaca, ancora deve cambiare idea da quella volta, la mia ex-ragazza.
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