Ieri è successa una cosa incresciosa.
Non è la prima volta. Non sarà certamente l’ultima.
In seguito all’interazione tra un membro della nostra comunità e i curatori di Podium, si è scatenata una discussione che ha trasceso i limiti dell’interazione e del confronto civile e della buona creanza.
Come coordinatore di Podium mi sembra doveroso intervenire e, per rendere chiara e trasparente la mia posizione ed offrire a ciascuno strumenti e possibilità di farsi una sua opinione, ho deciso la formularla attraverso una lettera aperta. Ci metto (ancora una volta) la faccia.
Gli eventuali commenti contribuiranno alla riflessione, utile anche nel contesto più ampio di riconfigurazione di Podium, sul quale stiamo lavorando da un mese.
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Non ci conosciamo. Sono il coordinatore di Podium.
Credo che il mio ruolo mi obblighi ad una risposta.
Tralascio di esprimere il mio parere in merito al tono che hai usato nel post. E' offensivo, certo. E, solo per questo, meriterebbe il nostro biasimo.
E non parlo del contenuto. La tua opinione, che non condivido, è rispettabile. Rispettabilissima. Ma per esprimerla, in un contesto civile, si possono e si devono utilizzare altri toni. Si possono dire le stese cose senza usare quei toni.
Allo stesso tempo, se posso dire la mia con sincerità, sono disposto a capirti. Ti potrei capire, se...
Mi spiego.
Se non conosci le regole del gioco sei portato a sentirti sopraffatto e ingiuriato. E, comprensibilmente, reagisci. Anche in malo modo. Senti di aver subìto un aggressione e replichi con veemenza e durezza. Ci sta.
E questo, penso, sia il caso.
Mi rifiuto infatti di pensare che conosci le regole del gioco e te ne freghi. Mi rifiuto di pensare che tu ci stia coscientemente e volontariamente sfottendo, provocando. Perché se così fosse, allora non meriteresti risposta, ma altrettanta aggressività. E ne sarei capace. Ti assicuro. Al punto da renderti impossibile la tua permanenza sulla piattaforma.
Ma, ti ripeto, non credo che sia così.
Dunque, torniamo alla prima ipotesi: non conosci le regole del gioco.
E passo a spiegartele.
Steemit è una piattaforma libera nella quale ciascuno si comporta come meglio crede. Premia la qualità e l'impegno profuso nel realizzare un post e non tollera i plagi.
Chi ne fa parte lo sa e si comporta come vuole. Affari suoi.
Può anche decidere di scrivere pezzi arraffazzonati e di copiare qua e là. O, semplicemente, non porsi il problema. O, ancora più semplicemente ...non rendersi conto di quello che fa!
Se la collettività lo apprezza con voti e commenti se ne gioverà. Se, viceversa, la piattaforma lo ignorerà o lo bannerà ne prenderà atto e deciderà, in tutta autonomia, se insistere su quelle linea o cambiare. Una scelta tutta personale sulla quale nessuno può mettere bocca.
All’interno di Steemit, per motivi che forse non conosci o non hai valutato nella loro sostanza, si è costituita una comunità. SteemPostItalia.
Una comunità italiana aperta al rapporto con tutte le realtà e le individualità della piattaforma, propensa al dialogo e allo scambio, rispettosa delle regole di Steemit.
Ma con delle sue regole.
E’ aperta a tutti. Italiani e non.
Chi vuole ne entra a far parte. Chi non vuole ne resta fuori. Ma continuerà ad essere comunque un individuo meritevole di rispetto e nei confronti del quale si manterranno inalterati tutti i meccanismi di interazione e scambio funzionali ed utili alla crescita di Steemit.
SteemPostItalia, come tante altre comunità, è nata per contribuire alla crescita di chi ne fa parte e, attraverso la crescita di ogni singolo aderente, crescere essa stessa. E, crescendo come comunità, contribuire alla crescita complessiva di Steemit.
Come ti dicevo, SteemPostItalia ha delle regole.
Se le segui sei dentro. Se non le segui, sei fuori.
Semplice. Non c’è nessun ostracismo, nessuna costrizione.
Per raggiungere l’obiettivo è necessario fare certe cose. Comportarsi in un certo modo. Tutti insieme. Se te la senti, entri nel gruppo. Se non te la senti ne resti fuori. Tutto qui.
Le regole sono funzionali e necessarie al nostro progetto di crescita. Ma sono le nostre.
Se ti piacciono entri nel gruppo. E se entri nel gruppo le rispetti. Se non le rispetti sei fuori.
Non è che c’è molto da capire…
Non aggiungerei altro.
Non in questo ambito, altrimenti appesantiamo troppo l’intervento.
Ma, se vuoi capirne di più in merito agli obiettivi e ai risultati raggiunti dalla comunità, alle dinamiche messe in atto ad ai perché, sulla pagina di SteemPostItalia puoi trovare tutte le informazioni che vuoi.
E passiamo a Podium.
Podium è uno, ma non l’unico, degli strumenti strategici di cui la comunità si è dotata per raggiungere i suoi obiettivi di crescita.
Ha delle regole. Ancora più strette di quelle generiche della comunità.
Sono regole pensate con attenzione, cambiate in corso d’opera e in corso di ulteriore e prossima ridefinizione. La comunità cresce (e, si, cresce! Dunque qualcosa di buono, nel nostro progetto, ci sarà, non credi?) e le regole devono necessariamente riformularsi…
Per Podium valgono le stesse considerazioni sin qui fatte per SteemPostItalia: se le regole ti piacciono aderisci a Podium e le rispetti. Se non ti piacciono non aderisci.
E se aderisci ma non rispetti le regole, sei fuori.
Punto.
E …amici come prima.
Punto.
Amici … se non offendi. Se non aggredisci e offendi la comunità e, peggio che mai, le persone.
Perché allora …siamo nemici.
Ma, ti ripeto, sono pronto ad accettare l’ipotesi che tu non avessi ben compreso tutto il meccanismo e lo spirito dalla cosa e che, sentendoti ingiustamente aggredito, hai reagito, con il sangue agli occhi, in modo eccessivamente irruente.
Se così fosse, ti posso già dire che accetteremo e apprezzeremo le tue scuse, soprattutto alla nostra amica che è stata oggetto di ingiurie personali, e ti accoglieremo nuovamente senza alcuna riserva.
Perché chi chiede scusa, dimostra intelligenza e sensibilità.
Intelligenza per aver capito di aver sbagliato (non ti preoccupare di questo, capita a tutti!) e sensibilità tale da chiedere venia.
Oh… naturalmente, se torni, attento alle regole: niente plagi!
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Nota a margine
Il protagonista di questa vicenda, il nostro ha inteso rendere pubblica questa vicenda in un post, che è stato oscurato.
E questo fatto ha alimentato ulteriore dibattito. Questa volta molto più urbano, al quale ho partecipato con un commento.
Per ulteriore chiarezza, rendo pubblica anche questa mia riflessione.
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La censura è cosa pericolosa. Può essere utilizzata a sproposito.
Sia in generale, che nel web.
Ma è anche cosa doverosa, in alcuni contesti. Ad esempio, la pedofilia.
In quel caso, ci dovremmo sentire tutti uniti a censurare.
La censura dall'alto è, se possibile, ancora più pericolosa.
Ma anche quella popolare ha i suoi rischi e i suoi limiti.
La censura popolare è la somma di tante censure individuali.
La censura individuale è frutto della singola sensibilità.
Le sensibilità sono differenti.
La sensibilità personale si forma attraverso l'interazione con l'esterno.
In molti casi la sensibilità personale è fortemente influenzata dal web: assumi acriticamente informazioni e reagisci.
Spesso manca un vaglio critico.
Nel caso in questione, rendere pubblico un colloquio privato giustifica la possibilità che chi viene tirato in ballo ritenga tale atteggiamento censurabile.
A maggior ragione se, nel fare questo, è stata tagliata ad hoc una parte della conversazione.
La cosa può cambiare completamente il senso della conversazione.
Pasolini, nel suo famoso articolo sulle lucciole, insegna...
Personalmente, se mi fosse accaduta una cosa del genere, mi sarei incazzato come una belva. E censurare sarebbe stata la cosa meno dolorosa.
Avrei fatto molto di più.