Ci sono alcuni comportamenti che rendono i bambini molto piccoli complici del loro maltrattamento.
Sono stati a lungo studiati, non me li sono inventati io.
Si tratta del pianto, del rifiuto del cibo, dei disturbi del sonno, dell’incapacità di controllare gli sfinteri, del desiderio impotente di camminare.
Quindi ci sono incidenze statistiche significative riguardo ai periodi della vita infantile particolarmente soggetti a comportamenti maltrattanti da parte dei genitori.
Ci sono bambini che vengono intossicati con la cocaina per contenere il loro pianto dovuto alle coliche intestinali. Picco 3-5 mesi.
Bambini che vengono sedati con la marjuana per evitare che si muovano costringendo i genitori a scomode posizioni per farli camminare. Picco 9-12 mesi.
E bambini scossi violentemente – la cosiddetta shaken baby syndrome – perché non si riesce a farli smettere di urlare e piangere. Picco 3-6 mesi.
Ci sono bambini abbandonati a se stessi, senza che il loro corpo registri segni di maltrattamento evidente, quali ferite, fratture, lividi, ustioni. Ma che sono semplicemente lasciati a vegetare, senza essere abbracciati, senza che nessuno gli parli, senza che nessuno gli sorrida o gli canti una canzone.
E queste non sono solo seghe mentali. Sono danni precoci e irreversibili allo sviluppo del cervello, cerebrolesioni, a volte anche molto gravi e quasi sempre irreparabili.
Ci sono bambini che assistono alle violenze familiari, bambini che si interpongono alle violenze familiari, bambini che assistono ad aggressioni con oggetti contundenti, coltelli, pugni e schiaffi. E che talvolta ne restano coinvolti anche direttamente.
Perché vi racconto queste cose orribili?
Semplicemente perché accadono. Accadono con grande frequenza e accadono ovunque. In ogni parte di Italia e in ogni tipo di famiglia. Anche se possono essere aggravate da fattori quali la dipendenza da alcol e droghe, forme severe di depressione post partum, fragilità socio economiche gravi, violenza domestica, storie di abuso agito o subito in età infantile.
In Italia ci sono oltre 20 mila minori in carico ai servizi sociali perché sono state identificate condizioni di pregiudizio grave alla loro integrità fisica, psicologica e cognitiva. E il numero nasconde un sommerso che si stima ammonti a circa 200 mila.
Non è grave solo quello che si conosce, ma è grave quello che si sospetta e non si dice. E’ terribile che la drammatica assenza di una presa in carico sociale dei bambini tra 0 e 3 anni, specie in alcune regioni d’Italia – si consideri che la Calabria copre solo per il 3% la domanda di servizi di asilo nido – porti alla mancanza di uno sguardo attento e comune sul loro benessere.
Non si segnala perché si ha paura, si ha paura perché si è ignoranti e non si sa che segnalare non vuol dire accusare, ma vuol dire chiedere a un’autorità investigativa deputata di assumersi la responsabilità di approfondire e verificare quello che può essere solo un sospetto, che può rivelarsi infondato, o, al contrario, letale. E non parlo solo di me, di voi, delle persone comuni. Parlo di pediatri, medici di pronto soccorso, operatori degli asili nido, maestri e maestre.
Siamo un paese che parla di maternità e di fertilità, ma non si fa carico di un dolore sociale che grava su molte vite umane, non solo quelle dei bambini, ma anche quelle dei loro genitori che spesso sono pericolosi per ignoranza, per solitudine, per povertà di mezzi, per disperazione.
Non volevo fare un post serio e drammatico, ma vedo che non ci sono riuscita. E me ne dispiaccio. In realtà volevo solo dire che abbiamo bisogno di conoscere molto più di quanto pensiamo. Abbiamo bisogno di capire e di chiedere aiuto.
E volevo anche dire che, nel nostro delirio di onnipotenza, pensiamo che la vita si possa gestire con un adeguato e intelligente numero di app. Ma capitano cose nella vita per le quali abbiamo semplicemente bisogno di non essere soli. E di non lasciare soli.