Chi di voi non ha un briciolo di antipatia per Asia Argento?
Bella è bella. Sensuale e sexy anche. Come attrice non so dire, ma forse è anche brava.
Certamente la simpatia non è il suo punto di forza, come capita spesso a chi si costruisce un’immagine scabrosa, urticante e un po’ sopra le righe, pur facendo un lavoro che la maggior parte di noi considera un privilegio, specie se tuo padre è un regista di successo e tua madre un’attrice a sua volta.
Fino a qualche settimana fa, sapevo vagamente che questa bella donna, oltre ad aver adornato con sue immagini la stanza di mio figlio adolescente, era stata la compagna di Morgan, altro eccentrico e allergenico personaggio del mondo dello showbiz e che si erano riprodotti, contendendosi, spesso in pubblico, diritti e doveri nei confronti della figlia.
Poi d’improvviso Asia Argento salta agli onori della cronaca di marca perché denuncia un episodio della sua giovinezza riguardante una molestia sessuale subita da parte di un noto e, all’epoca, potentissimo magnate della Miramax, tal Harvey Weinstein, un figuro piuttosto ripugnante invero e anche abbastanza inquietante per quello che ci è dato sapere dei suoi trascorsi riguardo alle modalità di selezione delle attrici che ammetteva nel suo mondo dorato.
E si scatena l’inferno.
I più (parlo al maschile, anche se una gran parte dei commenti girati sulla rete provenivano da signore e signorine note e ignote) irridevano la Argento a causa del tempo che ha impiegato a capire di essere stata molestata; ma c’era anche una folta e qualificata fetta di popolazione che sbandierava la nota tiritera sulla puttanella che seduce il vecchio porco, una Lulù de noantri, per di più antipatica e trasgressiva, per avere una parte in un film e che poi, con tutto comodo, in un momento di stanca della sua carriera artistica tira fuori il gossip pruriginoso per fare un po’ di chiasso attorno al suo astro declinante.
E non c’è nulla di nuovo sotto il sole: le persone, quando si parla di sesso, si accendono, con una veemenza che non trovi nemmeno negli stadi. E sovente dimenticano alcune basi del ragionamento. Che mi fa piacere riproporre. Facendo prima due premesse.
Prima premessa: non intendo sostenere che le donne in quanto donne sono sempre incolpevoli e che gli uomini in quanto uomini sono sempre predatori colpevoli.
Seconda premessa: gli scambi di favori sessuali, come quelli di danaro, o di favori politici esistono e sono una piaga che va compresa e sradicata perché è sbagliata sul piano etico e giuridico.
E ora i punti.
Primo punto: quando una persona potente, maschio o femmina che sia, deve prendere una decisione che riguarda una persona meno potente, più giovane e assolutamente dipendente dalla decisione in questione, e per orientare la sua decisione utilizza strumenti che non hanno a che vedere con la materia della decisione (conoscenza dell’argomento d’esame, capacità di interpretare una parte in un film, qualità del progetto presentato, ecc.) commette un abuso. Quando, promettendo una decisione favorevole, chiede in cambio una prestazione sessuale, una mazzetta o un servizio commette un reato.
Secondo punto: quando questo reato ha per oggetto la richiesta di un favore sessuale si chiama molestia. Quando la richiesta diventa pretesa o aggressione finalizzata alla consumazione del rapporto stesso si chiama tentato stupro o stupro.
Terzo punto: l’avvenenza, la sensualità e la disinibizione della vittima non sono considerabili attenuanti, a meno che non consideriamo attenuanti nel furto la preziosità dell’oggetto rubato o, nell’omicidio, l’antipatia o la sgradevolezza fisica del morto.
Quarto punto: non c’è una prescrizione per la gravità e l’odiosità di un rapporto imposto dal semplice fatto che la persona che lo impone ha il potere di decidere sul tuo futuro. Raccontare una molestia dopo 20 anni non la rende meno disgustosa e orribile.
Quinto e ultimo punto: non esiste l’argomento “lei ci stava”. Perché può essere assolutamente vero, ma la disparità di potere in gioco rende impossibile la “consensualità” del rapporto. A meno che non siamo disposti a dare ragione ai pedofili che dichiarano – a volte anche in perfetta buona fede – che il piccolo o la piccola destinataria delle loro attenzioni ne era felice.
Io sono convinta che di tutto si possa discutere, ma sono contraria a trasformare le proprie frustrazioni personali in strali velenosi e urla da mercato. Proviamo a rendere la rete come il Liceo di Atene di Aristotele, dove, nella quiete di un cammino virtuale si riesca ad ascoltare, approfondire, discutere, argomentare, convincere.
Diventiamo i Peripanauti, i Peripatetici della rete.