Quando ero più giovane praticavo la boxe e successivamente, per 5 anni, ho tirato di kickboxing.
A onore del vero sono arrivata anche a livelli decorosi. Ma con l'età, uno sport dove la piccola infortunistica è all'ordine del giorno, diventa faticoso. I tempi di recupero si allungano e una signora che va al lavoro con un livido sul viso getta un' ombra di sospetto su un marito in realtà decisamente mansueto. E questo non è bello.
Lo sport da combattimento è una pratica che tutti dovrebbero fare, almeno per qualche mese della loro vita.
Si impara molto sul rispetto, sulla coppia, sulla sopravvivenza, sulla pazienza. Sulla pazienza soprattutto.
Io ero portata per quello sport, mentre ero negata per il nuoto, che pure per tanti anni ho praticato. Controvoglia.
Ero portata anche se ho cominciato tardi e combattevo quindi spesso con persone più giovani. Ed ero portata nonostante non sia particolarmente alta. Ero rapida, questo sì, rapida e molto attenta.
Avevo un bel gancio sinistro e soprattutto schivavo in modo preciso ed esasperante per la mia avversaria.
Negli sport da combattimento non si tratta di fare molto. Devi sopportare qualche minuto di ring, intervallato da pause per riprendere fiato, e ascoltare i consigli dell'allenatore. E poi si tratta di osservare con attenzione e con pazienza. Di aspettare, di cogliere l'attimo giusto, di difendersi con cura. In venti minuti di ring in teoria non dovresti tirare più di 40 colpi di attacco. Tutto il resto è studio e difesa.
La coppia è tutto nel ring. Siete sole (ovviamente combattevo solo con altre donne), una coppia, ed è come se intorno non ci fosse nulla. Nessun altro pensiero riesce ad arrivare alla soglia di attenzione e l'unico rumore che devi ascoltare è il respiro dell'avversaria. Non devi parlare, non devi imprecare o chiedere scusa, vieni sanzionata se ti scappa una parolaccia o peggio un'offesa. Devi centellinare i movimenti, non devi dare troppa energia al tuo corpo, devi risparmiare il fiato.
E diversamente da altri sport di coppia, come il tennis, per esempio, hai l'avversario a una distanza infinitesimale, ne hai rispetto e a volte paura. Ma non pensi mai che ti farà qualcosa di scorretto. Perchè ha per te lo stesso rispetto. E quando ha paura lo senti.
C'è qualcosa di profondamente bestiale nel confronto fisico, ma anche qualcosa di immateriale, quasi di sacro. In pochi secondi devi decidere se colpire il mento o la mascella, se hai lo spazio giusto e l'angolazione migliore per imprimere la forza giusta al tuo colpo. E nel frattempo balli con lei. E lei ti guarda da dietro una grata metallica che le protegge il viso.
Respiravo sempre male con il paradenti e mi sentivo soffocare. Ne ho provati decine, ma alla fine ho deciso di non indossarlo. In teoria non è regolare, ma se indossi il casco con la grata protettiva gli arbitri chiudono un occhio. Prendere un colpo alla bocca era la cosa che mi spaventava di più, e per evitarlo muovevo continuamente il collo e riducevo i punti di riferimento.
Una volta avevo di fronte un'avversaria giovane, alta e corpulenta. Avevamo una differenza di almeno dieci anni di età. Era un allenamento tranquillo in palestra. Avevo cambiato i guanti e questo mi rendeva nervosa perchè erano duri e non mi sentivo a mio agio.
Al momento di cominciare ci siamo avvicinate al centro del ring per incrociare i guanti. Aveva un pedicello alla base del naso. Questo piccolo particolare chissà perchè mi diede una sensazione di calma profonda. Aveva un punto debole. Nel combattimento non avrebbe cambiato nulla, ma per me era importante. L'allenatore faceva da arbitro, ci fece le solite raccomandazioni e diede ad entrambe qualche consiglio. Si trattava solo di un allenamento in fin dei conti.
I primi tre minuti ci siamo studiate con una lentezza esasperante. Avevamo entrambe la stessa guardia, e sapevo che combatteva bene con i calci. Era dieci centimetri buoni più alta di me e con un calcio poteva prendermi tranquillamente sotto un'ascella.
Il secondo giro è stato decisivo. Ho cominciato a muovermi in modo imprevedibile avanti e indietro, con scatti rapidi e abbassandomi in modo rischioso sulle ginocchia. L'ho costretta a seguire il mio ritmo. E più la costringevo a venirmi dietro, più vedevo che aveva difficoltà a staccare i calci.
Il respiro le era diventato più rapido e portava colpi con tutte e due le mani in modo continuo e senza calcolare i miei tempi di spostamento e le mie schivate. La stavo esasperando. Era più forte, più alta e probabilmente anche più precisa. Ma molto più lenta.
Al terzo giro era stanca. Io avevo guidato e lei mi era dovuta venire dietro e non era riuscita a piazzare i suoi colpi migliori. Ho ricominciato come avevo terminato. Per pochi secondi, il tempo di farla riabituare a quel ritmo nervoso. Poi mi sono impalata sul piede destro e le ho girato un calcio poderoso alla base delle costole con il sinistro. La reazione era prevedibile: una lieve inclinazione del corpo a protezione e un pericoloso abbassamento del volto. Il mio colpo preferito, un gancio sinistro al volto. Pieno, preciso e veloce. L'ho vista barcollare e cadere sulle ginocchia.
Lo ammetto, è stato uno dei momenti più esaltanti della mia vita. Senza pubblico, senza incitamento, senza nulla. Solo lei io e l'arbitro. I polmoni mi bruciavano e avevo la nausea, ma ero vergognosamente fiera della mia strategia di attacco e del mio rito lento e letale.
Non sono una persona violenta. Nella maniera più assoluta. Il combattimento sportivo è l'antitesi della violenza. E' un'arte fatta di osservazione e di silenzio; è un modo serissimo di esaminare un'altra persona e di giocare con lei una partita a scacchi. Certo un po' meno tranquilla, ma altrettanto complicata.
Perchè vi ho raccontato questa storia? Perchè è un'elogio della pazienza e del suo imprevedibile splendido matrimonio con la rapidità. Ma è anche un'elogio del rispetto e dello studio di un'altra persona, che è il solo modo per interagire con lei, anche quando devi colpirla. E soprattutto perchè anche quando colpisci non puoi evitare di misurarti con un sistema più grande di te, con delle regole, con una liturgia.
Solo così una persona che cade in ginocchio di fronte a te perchè l'hai colpita, non sta vivendo un'umiliazione, ma si sta inchinando alla tua superiorità.
E tu sai che aspetta solo la prossima occasione per poter affermare la sua.
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