Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. (Luca 6, 20-23)
Un ricordo di tempi lontani in cui con i testi biblici - in questo caso brandelli delle beatitudini dal Vangelo di Luca - ci lavoravo, mi è affiorato alla mente.
E quindi ho pensato di condividerlo qui.
Perchè? Forse perchè penso che qualcuno di voi potrebbe essere interessato al Vangelo di Luca o alla diversa e parallela versione del Vangelo di Matteo dello stesso brano?
No, non lo penso.
Quindi perchè vi tedio?
Presto detto, perchè, a partire dalla mia generazione, e via via a scorrere fino a quelle dei giovanissimi di oggi, si è prodotta una lenta, ma inesorabile, rapina al mercato dei significati e delle visioni. Non è colpa di qualcuno, è un portato dei cambiamenti che, nè buoni, nè cattivi, semplicemente avvengono. Come le migrazioni degli uccelli.
E io, ma secondo me non solo io, mi sento talvolta orfana di un discorso pubblico che riguarda il senso del vivere, del lavorare, dello scegliere se avere o non avere una discendenza, dello scegliere quali idee politiche avere e per quali obiettivi extra individuali vivere.
E' cosa chiara che nessuno di noi può sentirsi soddisfatto dell'essere semplicemente la vittima di una coazione a ripetere alcuni gesti che fanno parte della vita quotidiana. O semplicemente impostato in modalità sopravvivenza: cerco di tirare fino a sera e soddisfo le esigenze elementari, sbarco il lunario e domani si vede.
E' vero, mi domandavo dopo aver letto un interessante post di su come Steemit potrebbe cambiare il mondo[vai all'articolo] che potremmo lavorare oggi a una rivoluzione carsica che, invece di camminare sotto terra, cammina attraverso la rete? E' vero che questa rivoluzione potrebbe avere al suo centro l'alterazione degli equilibri di potere attraverso la riorganizzazione dei protcolli di comunicazione?
Ogni secolo ha delle rivoluzioni. Il 900 sicuramente si è distinto per la rivoluzione della fuoriuscita dal concetto di assoluto della filosofia occidentale. Le elaborazioni della fisica in materia di quanta e di relatività, il principio di indeterminazione di Heisenberg, la scoperta dell'inconscio, la libertà dagli schemi estetici imposti alla cultura, la libertà delle armonie dodecafoniche, la rivoluzione in fasi del movimento delle donne per il pieno accesso ai diritti civili e politici, la fuoriuscita dal colonialismo...e via di questo passo...
E poi le rivoluzioni, l'ipotesi di un mondo senza più divisioni e senza più proprietà privata. I massacri delle guerre mondiali e la frattura della storia. L'olocausto.
E ancora la lenta costruzione delle democrazie statali, i partiti, i muri, le costituzioni, i diritti inalienabili e universali. La vicinanza tra i popoli per evitare un nuovo olocausto. La guerra fredda e la sua fine, gli scompensi, i conflitti armati e i massacri dell'Africa, del centro America, dei Balcani. Le pulizie etniche, i movimenti dei popoli attraverso il pianeta, la civiltà delle masse sempre più unite, sempre più simili, sempre ugualmente sottomesse a qualcosa, a qualche potere, a qualche corpo intermedio.
E l'ultima rivoluzione, quella della conoscenza, quella dell'individualizzazione dei consumi, del cinema a casa, del libro stampato in proprio, delle reti sociali globali che fanno opinione e macinano economia ben al di là e ben di più delle tradizionali potenze economiche e finanziarie.
E le nuove guerre, i terrorismi planetari, i poteri criminali transnazionali, i commerci di armi e droga da un punto all'altro del globo e la paura, le paure nuove: quella degli stranieri, quella dei terroristi, quella del grande fratello annidiato dietro lo schermo di un computer, per cui se hai 50 anni ti arriva la pubblicità delle creme antirughe e ti senti angosciato, ma poi sei contento se la polizia postale smaschera con lo stesso principio una rete di commercio pedopornografico.
Che grande passaggio di epoca abbiamo vissuto!
E chi siamo adesso? Dove stiamo andando?
Che vogliamo fare con la cryptoeconomia e con altri potenti strumenti dell'oggi? Che cosa è rimasto del mondo che non c'è più, oltre a qualche simulacro turistico che tutti ci affrettiamo a vedere prima di morire, come l'area archeologica romana o gli scavi di Pompei o il monumento alle vittime dell'11 settembre?
Che cosa abbiamo conservato nei nostri cuori di intangibile? E come possiamo parlarne con le parole e i significati dell'oggi? Abbiamo perso con l'acqua sporca del 900 anche il bambino dei grandi orizzonti di significato per i quali valeva la pena alzarsi ogni giorno?
Lo chiedevo a me stessa qualche giorno fa. Perchè dopo tanti anni di frequentazione di questa vita non riesco ancora a rassegnarmi alla povertà, all'ingiustizia, al sacrificio di bambini e bambine che non hanno di che sfamarsi e che non sanno che cosa siano la musica o la bellezza o la gioia.
Ho ancora nel mio cuore la volontà di lasciare un mondo migliore di quello che ho trovato? O sono troppo stanca per aver provato a farlo per tanti anni riuscendo solo a intravedere, ogni tanto, come una punta di un diamante nascosto sotto una roccia inamovibile, il lucido sapore della giustizia o della verità o del bene di molti?
E voi, voi presenze simpatiche e acute che ho incontrato nel mondo impalpabile della mia penultima parte di vita (e chi l'ha detto poi...) su quest piattaforma, voi amanti del postaggio sociale avanzato, voi amanti del cryptomondo, voi cuochi e cuoche 2.0, pensatori di nuova generazione, sapete aiutarmi a trovare il filo di un senso che vada al di là delle vostre esigenze, dei vostri soldi, dei vostri personali diritti e della vostra dignità individuale?
Un senso che, come diceva il buon Giorgio Gaber, mi impedisca di stare bene se gli altri stanno male?
Tranquilli, domani tornerà a splendere il sole e anche le elucubrazioni sui tempi ultimi e sui significati del dopodomani lasceranno il posto alla vile preoccupazione per il terzo posto della Roma in campionato. Ad altiora!
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