Vorrei parlare di lavoro. E già l'argomento è complesso.
Quindi eviterò di prenderlo di petto. Lo lavorerò ai fianchi, e gli dedicherò un piccolo poema pop.
Partiamo dalla sedimentazione delle esperienze linguistiche sul lavoro....(PAURA, EH????)
Tranquilli, intendo le frasi fatte, le espressioni di mamma, gli improperi del vicino, le chiacchiere del bar, le strofe delle peggiori canzoni dei peggiori bar di Caracas.
Frasi che talvolta si dicono ancora, e fanno trapelare le concezioni e le visioni del lavoro.
Ma spesso non hanno più senso, perchè la maggior parte di quello che noi, noi più vecchi, ma anche voi, voi più giovani, abbiamo imparato sull'idea del lavoro, semplicemente...
Lavoro, guadagno, pago, pretendo. Connota un'esperienza di tempo libero, in Italia settentrionale, epoca del paninarismo milanese, anni '80. Vedo un imprenditore della carta o un distributore di intimo femminile che rimprovera una cameriera perchè non ha messo il piattino sotto il flut del Martini dry.
Oggi: la corrispondenza tra lavoro e guadagno non ha più alcuna ragione di essere. Gli stipendi definiti dai contratti collettivi italiani nei principali settori occupazionali (scuola, trasporti, metalmeccanici, ecc.) sono tra i più bassi d'Europa
Tàgliati i capelli e vai a lavorare! Connota un'esperienza di incontro tra generazioni. Un giovane intellettuale degli anni '70, un po' trasandato, con un jeans sbiadito e eccessivamente attillato sui magri quadricipiti femorali a una riunione di condominio. Sta intrattenendo i condomini sulla necessità di farsi carico della crisi dei valori del fordismo, e quindi di ridurre i suoi millesimi, quando il geometra del V piano si alza e lancia questo strale.
Oggi: i capelli lunghi non li porta più nessuno, salvo i modelli di Dolce e Gabbana. Che guadagnano in una serata quanto me in un anno.
A lavorare, andate a lavorare (sulle note di Guantanamera). Connota un coro da stadio. Generalmente esprime l'insoddisfazione per la propria squadra e l'incitamento a trovarsi un'occupazione più umile e, tendenzialmente, meno retribuita di quella calcistica che, nell'opinione del tifoso incazzato, è pur sempre un gioco pagato come un'intervento a cuore aperto. Qualunque sia la categoria di merito della squadra in questione.
Oggi: allo stadio ci va sempre meno gente, le forme di protesta sono diventate più sofisticate, tipo una fake new su facebook riguardante il tuo centravanti che si è mangiato un gol e sul quale puoi comodamente scrivere che è stato sorpreso a rosicchiare falangi di bambini intinte nel ketchup.
Chi non lavora non fa l'amore. Connota un'orribile visione del mondo, arcaica, ma non troppo, in virtù della quale a) la moglie sta a casa e aspetta di darsi al suo uomo; b) il marito deve lavorare come un crumiro e, se sciopera, niente sesso.
Oggi: lo sciopero di oggi è diverso da quello di ieri, e, per fortuna, anche il matrimonio. I giovani non si sposano, anche perchè non trovano lavoro o, se lo trovano, non hanno comunque diritto di scioperare.
Lavoro come una bestia. In origine, probabilmente, connotava il lavoro manuale e sottolineava lo sforzo fisico dell'uomo (generalmente un uomo) che spostava masserizie, o picconava pareti rocciose, spesso mettendo a rischio la vita e certamente la salute.
Oggi: grazie al cielo, la meccanizzazione del lavoro ha ridotto di molto l'impegno fisico dei lavori manuali e la sicurezza sul lavoro è diventata un tema di politica pubblica. Le morti sul lavoro in Italia restano, tuttavia, una piaga che ci spinge ai primissimi posti del continente europeo.
Ma è un lavoro sicuro? Ci racconta la mamma pedante, seduta sul divano con in mano la vecchia cornetta di bachelite, i capelli gonfi di permanente e venati di colpi di sole biondissimi, che si rivolge con un fiato di apprensione repressa al figlio reduce da un vittorioso colloquio di lavoro.
Oggi: i lavori sicuri non esistono. I giovani vengono mortificati con compensi ridicoli, subdoli vincoli riguardanti le dimissioni in bianco per eventuali gravidanze, contratti di apprendistato capestro che ti costringono a orari impossibili, burocrazie infernali anche solo per chiedere la possibilità di cavarti un dente del giudizio in orario di lavoro. Però talvolta anche i meno giovani, sul lavoro, fanno cose assai strane...
se per lavoro incontri un uragano a Napoli, in periferia