C'è un certo tipo di fotografia che mi rende particolarmente curioso, ed ogni volta che mi trovo ad averci a che fare è sempre una nuova avventura.
Parlo della fotografia di viaggio, quelle foto che faccio ai turisti - coppie, singoli, famiglie - che vengono a Palermo ed in generale in Sicilia a passare qualche giorno.
Questi sono luoghi che non ti lasciano indifferente, e catturare le emozioni di chi guarda, magari per la prima volta, luoghi luci e colori del tutto nuovi, è un'attività inconsueta.
Guardare con interesse a chi guarda con interesse qualcos'altro, permeato magari da tutto il resto intorno, è un'azione decisamente strana.
(Nella foto: Christine in viaggio da sola, per la prima volta a Palermo. Foto mia.)
Questi sono luoghi che non ti lasciano indifferente.
Il primo passo, il più difficile, è creare una connessione con le persone che ti ritrovi a dover fotografare.
Solitamente non le hai mai viste prima, qualche contatto e-mail o via facebook o instagram, e bisogna rompere il ghiaccio, sia umanamente che, poi, con la macchina fotografica in mano.
Non dimentico di considerare che mentre io mi muovo a mio agio tra spazi, modi di fare e di dire, odori e sapori, ritmi e strade, il non detto e il non visto, loro sono invece degli estranei non solo a me ma anche e soprattutto alla realtà che li circonda, meravigliati sorpresi e a volte anche spaventati da quel che vedono, sentono, annusano.
Ed ecco che mi ritrovo lì, con questi tizi davanti, due ore di shooting a disposizione, a dover in così poco tempo capire chi sono e come si relazionano alla realtà, creare delle connessioni, accompagnarli attraverso dei luoghi, scattare delle foto - provando a fare anche delle buone foto - e il tempo è già finito.
E' in parte, credo, una disposizione innata. In parte un esercizio involontariamente allenato, che adesso mi aiuta a capire in breve tempo chi ho davanti, anche quando non si tratta di dover scattare delle fotografie.
Non so ancora se amo o odio la mia terra, così piena di contrasti in ogni aspetto, luce compresa.
Ammetto però che mi dà un senso di orgoglio vedere gli stranieri restare estasiati davanti alla nostra arte e architettura, sole e cucina, colori e cordialità della gente.