Il modo del bonsai è giunto in Europa ed in particolare in Italia da circa 30-35 anni, quando per la prima volta alcune piccole piante in vaso leggermente strutturate furono importate nel nostro Paese per fini decorativi. Sono passati molti anni ed anche grazie ad uno globalizzazione sempre più prepotente, oggi conosciamo molti aspetti e sfaccettature di quest'arte nata e sviluppatasi per secoli tra Cina, Giappone e Corea.
Generalmente parlare di bonsai fa rima con pianta in vaso: una semplice definizione derivante da una traduzione letterale che però sminuisce il concetto di questa forma espressiva; infatti rispondono al nome di bonsai piante coltivate in vaso che in seguito all'applicazione di determinate tecniche, presentano alcune caratteristiche e rispettano certi dogmi.
Tra le tante regole non ce ne sono però riguardanti l'altezza e le dimensioni che queste piccole piante devono avere per essere definite bonsai: spesso alle mostre o nei musei vengono esposti esemplari anche di grandissime dimensioni che superano anche i due metri di altezza. Allo stesso tempo però, questo parametro nel bonsai comporta un'attenta classificazione, anche in questo caso nata e sviluppata in Giappone:
- Mame: piante la cui altezza è minore di 7.5 cm
- Shohin: piante con un'altezza compresa tra 7.5 cm e 25 cm
- Kifu: piante con altezza compresa tra 25 cm e 60 cm
- Dai: piante con altezza dai 60 cm ai 2 metri 1
Le misure indicate qui sopra sono prese considerando la pianta dal suo nebari, termine giapponese che indica la base del bonsai, dove il tronco affonda nel terreno, e l'apice, rappresentato dal ramo più alto. Si esclude quindi l'altezza del vaso, che non viene considerata nella misurazione del bonsai e nella relativa classificazione.
Una precisazione aggiuntiva riguarda quelle piante la cui altezza supera i due metri: molto spesso esse non vengono neppure definiti bonsai (anche se nessuna regola lo vieterebbe), ma alberi da giardino, visto che in Giappone e Cina vengono spesso usati per ornare gli spazi esterni della casa o nei parchi.
Sicuramente le piante più diffuse sono quelle che rientrano nel range dei 30-70 centimetri d'altezza, per il motivo che comunque sono facili da mantenere e da manovrare; il loro peso permette a chiunque di poterle spostare senza fatica, il tempo degli interventi non è eccessivamente lungo e molte essenze possono rendere al meglio in questa forma. Al contrario piante troppo grandi sono molto pesanti e difficili da manovrare da soli; è giusto riconoscere però che ultimamente la moda si sta spostando sempre verso bonsai di grandi dimensioni, sia in Occidente che in Oriente, per un concetto (condivisibile o meno) che grande è bello. I più critici di questa filosofia credono invece che nel grande sia più facile nascondere un difetto rispetto al piccolo, in cui l'attenzione è più accentuata sui particolari e nella ricerca del dettaglio. A tutto ciò, per le piante di grandi dimensioni, si aggiunge il fatto che sono anche più costose visto l'impiego di filo necessario per educarle, il quantitativo di acqua di cui ogni giorno hanno bisogno ed anche il volume di terra che ad ogni rinvaso si deve sostituire.
Spostando il nostro sguardo invece verso le piante "piccole" (mame), esse sono bonsai le cui dimensioni sono molto ridotte: basti pensare che spesso questa tipologia di essenze può agevolmente essere poggiata sul palmo di una mano. Sono tipologie di bonsai molti difficili da coltivare, non tanto per le "tecniche avanzate" (rinvaso, potatura), ma per un problema di annaffiatura: piante contenute in vasi veramente molto ridotti, durante il periodo estivo si asciugano in tempi rapidissimi, obbligando il bonsaista a controllare continuamente il terreno, per il timore che il substrato si asciughi completamente compromettendo la salute della pianta. Ovviamente molte sono le alternative: un annaffiatore automatico con timer o più semplicemente affondando questi piccoli vasi in altri vasi più ampi contenenti pomice o sabbia: in questo modo la pianta rimarrebbe protetta sia sotto che lateralmente dal vento (principale causa durante il periodo estivo dell’essiccazione dei terreni dei nostri vasi) e dai raggi solari. In questo modo l'intervallo di tempo tra un'annaffiatura e l'altra verrebbe abbondantemente prolungato.
Oggi stanno prendendo sempre più campo tra i giovani gli shohin: i bonsaisti del III millennio sono spesso persone che vivono in città ed hanno poco spazio a disposizione, come un piccolo terrazzo o semplicemente un balcone, per coltivare le loro piante. Si trovano quindi costretti a scegliere se tenere solo poche piante o invece ampliare la propria collezione, riducendo però la dimensione di ogni singolo bonsai. Frequentemente questa seconda opzione è la più seguite dagli appassionati, che sono anche degli attenti collezionisti: ecco quindi molti bonsaisti che oggi si avvicinano a quest'arte collezionando piante la cui altezza non supera mai i 25 centimetri.
Anche in questo caso la coltivazione risulta molto complessa, ma le maggiori dimensioni rispetto ai mame sicuramente rende il lavoro dell'appassionato meno complicato. Allo stesso tempo però il piccolo shohin richiede molta cura e molto lavoro da parte del bonsaista prima che possa considerarsi ad un ottimo livello: l'occhio dei critici, degli altri bonsaisti e dei giudici alle mostre spesso nota più difetti in una pianta piccola, come gli shohin che può essere osservato da vicino, rispetto ad una pianta molto grande, che per vederla nella sua completezza deve essere osservata da lontana, perdendone quindi molti difetti.
Il bonsai è uno splendido hobby, che permette a chiunque di poter scegliere quale pianta coltivare in base alle proprie esigenze ad al proprio spazio a disposizione: le dimensioni sono quindi aspetti da prendere in considerazione anche in base al tempo che un appassionato può dedicare alle proprie piante.
Bibliografia
1 Misure e dimensioni nel bonsai