Post davvero molto interessante! Comprendo bene che è difficile semplificare argomenti così complessi per renderli appetibili al pubblico di lettori che, in media, come me, masticano raramente argomenti del genere!
E' interessante la riflessione sul segno, sulla comprensibilità. Penso che alla base ci sia l'esigenza di comprendere; l'uomo fa fatica ad accettare l'incomprensibile, deve rendere a tutti costi intelligibile ciò che lo circonda, dare un senso logico anche a un suono non noto... fa parte del nostro essere.
Non conoscevo assolutamente il caso, la parola glossolalia non mi è nuova ma probabilmente solo perché avendo studiato greco a scuola, evoca termini dal suono simile, non perché ne avessi sentito parlare in passato. Non conoscevo neppure il caso specifico che tu citi e trovo quasi divertente la traduzione forzata di quelle parole. Si parla di glossolalia come patologia anche nel presente, ovvero ci sono dei casi anche oggi, oppure è un ragionamento legato al passato e oggi si trovano altre spiegazioni logiche a situazioni di questo tipo? Mi sembra di capire che gli studi a tale proposito siano datati, tardo ottocenteschi o dell'inizio del Novecento.
A questo punto, mi viene da ridere perché da bambina, alle elementari, capitava che giocassi ad inventare parole con suoni strani, dando loro dei significati a caso, le imparavo a memoria per poi poterle recitare come a teatro. Farneticavo, pensavo di aver inventato una lingua nuova, ero affetta da glossolalia!
RE: Il sintomo psicopatologico della glossolalia: il caso di Albert Le Baron