Eccomi qui con la sesta (e non ancora ultima) puntata della saga "1992: Mafia,Tangenti e "Jurassic Rock" che entrerà negli annali come la saga più lenta della storia di Steemit :D
Non finirò mai di scusarmi nei confronti di coloro che, interessati a questo mio lavoro, mi hanno sollecitato più volte la puntata successiva.
Per contro, ho fatto aspettare loro un mese o giu di lì.
Ci eravamo lasciati con il triste e tragico delitto perpetrato da Cosa Nostra ai danni del giudice Paolo Borsellino per il quale pagarono con la vita anche cinque dei sei agenti della sua scorta, quella maledetta domenica pomeriggio del 19 luglio, in piena Via D'Amelio, a Palermo.
Strage che fu considerata dall'opinione pubblica come l'ennesimo colpo basso e vendicativo della Mafia nei confronti dello Stato, il quale stava mostrando sempre di più la propria debolezza e dunque una conseguente incapacità di reazione.
25 LUGLIO : "OPERAZIONE VESPRI SICILIANI"
Il piano attuato dal Governo, per combattere ed arginare le azioni delittuose della Mafia, prese il nome di "Operazione Vespri Siciliani" e consisteva in un operazione di ordine pubblico attraverso l'invio (scaglionato) di ben cinquemila militari da parte dell'Esercito Italiano nella regione Sicilia, come rinforzo alle forze dell'ordine già presenti in loco.
Fu un'operazione che passò alla storia poichè ai semplici militari appartenenti ai vari reparti, fu assegnato il potere delle funzioni di agenti di pubblica sicurezza.
Il Ministro della Difesa Salvo Andò durante la cerimonia inaugurale
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I primi reparti furono inviati ed impiegati a Palermo: centoventisoldati appartenenti alla Brigata Aosta furono convogliati presso la Caserma Turba.
A metà agosto, ben ottomila militari erano presenti, ben distribuiti, in tutto il territorio siciliano.
Non si era mai vista in precedenza, nel dopoguerra, una operazione militare atta all'ordine pubblico, di cosi vaste proporzioni.
I compiti dei Reparti Militari erano svariati: ben seimiladuecento militari, quotidianamente, svolgevano operazioni di protezione di personalità politiche (e non), esposte nella lotta contro la mafia; trasferimento di detenuti mafiosi dal carcere di Palermo ad altri istituti nel resto della penisola; attuazione di blocchi e controlli stradali; il garantire la sicurezza alla popolazione locale; rastrellamento delle zone trascurate come quelle extra-urbane; sequestri di armi ed esplosivi attraverso perquisizioni e molto altro.
L' Operazione Vespri Siciliani, conclusasi l'8 luglio 1998 , si rivelò un successo e i risultati furono sotto gli occhi di tutti : nel territorio siciliano, nel corso di quei sei anni, furono effettuati più di mille arresti, sequestrati oltre tremila chili di esplosivo, furono scovati e catturati Boss mafiosi latitanti del calibro di Totò Riina, Salvatore Brusca, Leoluca Bagarella e molti altri.
MANI PULITE SPORCHE DI SANGUE: I SUICIDI
Mentre il lavoro e l'inchiesta giudiziaria del Pool di Mani Pulite proseguivano imperterriti anche durante quella rovente estate, il 2 Settembre accadde un fatto che spostò i riflettori su un fenomeno collaterale conseguente alle operazioni di Di Pietro e della sua squadra, in atto ormai da mesi ma del quale i media non si erano occupati abbastanza ossia il suicidio di personaggi politici coinvolti nell'inchiesta di Mani Pulite.
L' onorevole Sergio Moroni, bresciano, deputato del PSI alla Camera dei Deputati nonchè tesoriere del suo partito nella regione Lombardia, viene trovato cadavere presso la cantina della sua abitazione dopo essersi sparato un colpo di fucile alla tempia.
Aveva ricevuto tre avvisi di garanzia dai giudici milanesi in merito a una serie di tangenti che lo avevano visto protagonista nel settore della gestione ambientale e l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti, da parte del Pool alla Camera, era in procinto di essere messa in atto.
Moroni, nel frattempo, dopo aver deciso di giungere all'estremo gesto, scrisse una lettera all' allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano.
Una lettera che farà il giro dei giornali, nella quale l'ex deputato Socialista, autodichiarandosi colpevole, denunciò il sistema del finanziamento pubblico ai partiti sottolineando che non aveva approfittato di una sola lira a titolo personale ma esclusivamente al fine delle casse del suo partito, denunciando i modi sciacalli ed ipocriti di chi fino a poco tempo prima apparteneva al sistema ma che poi si è trasformato in un censore e rifiutando l'etichetta di ladro affibbiatagli dai media.
Alcuni significativi stralci della sopracitata lettera:
[...]Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C’è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole [...]
[...]Eppure oggi vengo coinvolto nel cosiddetto scandalo “tangenti”, accomunato nella definizione di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto [...]
Sergio Moroni
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Il Presidente del Partito Socialista Bettino Craxi commentò duramente l'accaduto scagliandosi contro stampa e magistratura accusando esplicitamente di aver creato un clima infame.
Quello di Sergio Moroni non fu altro che il primo dei suicidi eccellenti dell'intera serie: Moroni era un politico piuttosto noto e la notizia del suo suicidio ebbe un risalto a livello nazionale, a differenza di tutti gli altri, (che praticamente non fecero notizia se non a livello locale) accaduti in precedenza.
I SUICIDI PRECEDENTI (MAGGIO-LUGLIO)
Il primo in ordine cronologico fu quello di Franco Franchi cinquantaquattro anni, coordinatore di una USL di Milano che all'alba del 23 Maggio, presso una zona periferica del milanese, si tolse la vita collegando un tubo di gomma alla marmitta della sua Honda Civic, facendosi asfissiare dal gas di scarico, dopo aver passato tutta la notte a guidare senza una precisa meta.
Sul sedile passeggero furono rinvenuti ritagli di articoli di quotidiani del giorno precedente che lo accusavano, dietro una segnalazione anonima, di aver aggiunto al suo curriculum presentato alla Regione Lombardia allo scopo di essere assunto come Manager ospedaliero, una laurea in giurisprudenza che di fatto non aveva mai conseguito, oltre a quella cui era realmente in possesso, di Scienze Politiche.
Questa è una vigliaccata, qualcuno sta tentando di gettare fango sulla mia professionalità. Non ho mai detto di avere una laurea in legge. La realtà è che, di questi tempi, le Usl sono delle paludi di veleno
Scattò una indagine da parte della Procura della Repubblica e quindi un esposto alla Magistratura.
Il tutto rimase segreto per qualche settimana, poi arrivò la ghigliottina della stampa e dei media che contribuirono alla amara decisione da parte di Franchi, di togliersi la vita.
Il 17 Giugno toccò a Renato Amorese Segretario del Partito Socialista di Lodi.
Quarantanove anni, Amorese, non riuscendo a sopportare il fatto che il suo nome fosse finito in una vicenda scandalo del mondo di Tangentopoli, si tolse la vita con un colpo alla tempia sparato da una Calibro 9, all'interno della sua Land Rover dopo avere scritto e lasciato quattro lettere a sua moglie ai due suoi figli e a sua madre.
Una quinta lettera era stata da lui scritta e destinata al magistrato Antonio Di Pietro.
Renato Amorese, di fatto, non era ancora entrato nelle indagini dell'inchiesta di Mani Pulite ma era stato sentito solamente come testimone cosi come confermato dallo stesso Di Pietro, all'indomani della disgrazia:
Si era presentato a Palazzo di Giustizia di Milano per parlare con me.
E' una delle tante persone che abbiamo sentito come testimone nell'ambito dell' inchiesta e non ci sono avvisi di garanzia nei suoi confronti.
Il nome di Renato Amorese, di professione consulente aziendale era finito nel calderone delle indagini poichè aveva fatto da intermediario tra il mondo politico e quello imprenditoriale in merito all'inchiesta sugli appalti dei lavori per la metropolitana di Milano, sebbene come già specificato, non ci fossero al momento estremi per un avviso di garanzia nei suoi confronti.
Le cinque lettere da lui scritte, prima dell insano gesto, recitavano:
Ho sbagliato, sono mortificato per i miei errori. Vi chiedo perdono per quello che ho fatto
Vale la pena citare un aneddoto accaduto due mesi più avanti:
Erano i primi di settembre, la figlia di Renato Amorese, Eleonora, all'epoca quattordicenne, mentre passeggiava nel centro della sua cittadina, Lodi, assieme ad una amica coetanea, si imbattè in un bazar organizzato dal Movimento Sociale Italiano fermamente schierato dalla parte di Di Pietro e del Pool di Mani Pulite, nel quale era in corso, per l'appunto una raccolta di firme a Favore di Di Pietro e dell'inchiesta "Mani Pulite".
Immagine di una raccolta di firme indicativa e non corrispondente a quella narrata nel post
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Tra lo stupore di tutti, missini organizzatori della raccolta firme in primis, Eleonora, orfana e vittima proprio di quella inchiesta per cui il MSI aveva organizzato una raccolta di firme, assieme alla sua amica, appose la sua, senza dare alcuna spiegazione a nessuno, dando una sorta di schiaffo morale a chi poco si era curato che l'inchiesta Mani Pulite oltre a fare giustizia, stava mietendo vittime, in certi casi innocenti, lasciando orfani giovani incolpevoli come per l'appunto Eleonora Amorese.
La scia di sangue proseguì il mese successivo: ben due suicidi nel giro di sei giorni.
Il 21 Luglio si tolse la vita Giuseppe Rosato un messo comunale di Trecate (Novara) sul cui conto corrente fu trovata una entrata di ben un miliardo di lire.
Sei giorni più avanti, il 27 Luglio toccò la stessa sorte a Carlo Majocchi che ricopriva il ruolo di vicepresidente della Associazione nazionale costruttori edili , dopo essere stato interrogato in merito a presunti illeciti nei lavori sulla Autostrada Milano-Serravalle.
Seguirono quelli di Mario Luciano Vignola della provincia di Savona e di Mario Comaschi di Como, sebbene fu quello di Sergio Moroni, come già detto in precedenza, il suicidio che ebbe decisamente un maggior risalto a livello mediatico, essendo Moroni un personaggio piuttosto noto a livello nazionale.
Purtroppo la scia dei suicidi non terminò qui : nel 1993 ne avverranno altri dieci, tra cui quelli di Raul Gardini e Gabriele Cagliari che ebbero un immenso impatto mediatico.
FINE SESTA PARTE
(CONTINUA)
Puntate precedenti:
Prima Parte
Seconda Parte
Terza Parte
Quarta Parte
Quinta Parte