(Vista da Ponte Garibaldi)
Ma andiamo per ordine. Credo tutti sappiate che si tratta di una delle numerose isole fluviali sparse sul pianeta, formatesi in ere remotissime per l'accumulo di detriti portati dalle correnti di un fiume (come ad es. l'Île de la Cité e l'Île St. Louis a Parigi o quella di Nakanoshima ad Osaka), che nel caso di Roma infatti fa un'ansa proprio a quell'altezza:
La storia di questo luogo è molto interessante e forse non tutti la conoscono: due sono le leggende legate all'isola in età romana. La prima vorrebbe che essa si fosse formata dai covoni di grano gettati nel fiume dai cittadini alla cacciata dell'ultimo re, Tarquinio il Superbo, al quale li avevano sottratti insieme a tutte le sue proprietà. La seconda leggenda ha a che fare con la millenaria tradizione ospedaliera dell'isola, anch'essa forse poco nota. Dice infatti lo storico Livio che nell'anno 293 a.C. a Roma infuriava un morbo che mieteva vittime su vittime e che il Senato, consultati i Libri Sibillini, apprese di dover inviare un'ambasceria al santuario medico allora più importante del mondo, quello di Asclepio ad Epidauro; i sacerdoti greci donarono ai romani in difficoltà uno dei serpenti sacri che abitavano nel santuario e che erano utilizzati nell'incubatio, una pratica per cui i malati dormivano nell'area del santuario, dove giravano indisturbati questi serpentelli innoqui che davano una carezza di qua, una leccatina di là (bleah...) e, con l'aiuto dei sogni inviati dal buon dio Asclepio, operavano la guarigione. La nave di ritorno da Epidauro, risalendo lungo il Tevere verso la città, si fermò in corrispondenza dell'ansa perché il serpente sacro si era tuffato spontaneamente nell'acqua proprio lì, per poi scomparire per sempre negli anfratti dell'isola. Da allora venne eretto un tempio al dio medico, che prese il nome latinizzato di Aesculapius, corredato di un santuario completo di tutti gli ambienti per l'incubatio prevista dal culto. In ricordo dell'episodio leggendario, all'isola venne data la forma di una nave, come si vede dalle incisioni di Piranesi e dai resti ancora oggi presenti sull'estremità della sponda sinistra:
Da notare il particolare, ancora abbastanza visibile, del'immagine del dio col serpente attorcigliato intorno al bastone segno del suo potere medico:
In realtà ben prima del III sec. a.C. nella zona sono attestati culti locali legati all'acqua del fiume (il dio Tiberinus, ad esempio) e a quella di una fonte sacra presente sull'isola, di cui si servì il tempio successivo per i lavacri lustrali e che è tutt'oggi visibile, trasformata in un pozzo ricavato da un rocco di colonna, posto sulla scalinata di accesso al presbiterio della Basilica di S. Bartolomeo, sorta in età medievale sui resti del tempio di Esculapio:
Davanti alla facciata della chiesa sorge un piccolo obelisco con immagini di santi, nello stesso luogo dove si trovava un altro obelisco antico che simulava l'albero della nave del dio:
Come dicevo all'inizio, per un verso o per un altro, ho avuto più volte a che fare con questo luogo. In ordine cronologico metterei il matrimonio dei miei genitori, avvenuto nella Basilica di S. Bartolomeo il 1 agosto del 1964 (data allucinante per sposarsi, a meno di non vivere a Helsinki).
Quest'evento, nella mia fantasia e in quella di mio fratello bambini, era ammantato di un'alone di favola, non solo perché era un giorno di un passato in cui noi non esistevamo ancora e, come tutti i bambini, dubitavamo dei suoi contorni di realtà, ma anche perché era avvenuto su un'isola. Non ci capacitavamo di come la nostra mamma avesse potuto guadare le acque perigliose del Fiume Biondo senza bagnarsi e inzaccherarsi il suo bellissimo vestito bianco. Che da sempre esistano due ponti che collegano il luogo alle rive non scalfiva minimamente il nostro stupore fanciullesco e ogni tanto tornavamo a chiedere alla protagonista della nostra fiaba di raccontarci come aveva raggiunto la meta del suo sì. Come ce ne infischiavamo dei ponti, lo stesso accadde delle scarpe e dell'abito nuovi di nostro padre: che si fossero bagnati o meno non rientrava nelle domande senza risposta che abitavano le nostre capoccette.
Come si vede, l'abito è immacolato, segno evidente che la macchina avrà percorso il ponte che collega l'isola alla riva destra del Tevere, la riva "etrusca", dove viviamo noi (e al quartiere di Trastevere, trans-Tiberim, "oltre il Tevere"), cioè il Pons Cestius, che vanta duemila e passa anni e una manciata di lucchetti anche lui, come ogni ponte degno di questo nome, ormai:
L'altro, il Pons Fabricius, aggancia questo lembo di terra alla Roma storica e, oggi, al ghetto ebraico di cui si vede la grande Sinagoga:
Il nome dei ponti deriva da quello dei magistrati che ne curarono la costruzione, ricordati nelle iscrizioni antiche che ancora si vedono sulle campate; il secondo è noto anche come "Ponte dei Quattro Capi", da un'erma quadrifronte posta al suo ingresso:
Molti anni dopo, per il mio dottorato in Storia antica, mi sono trovata a fare una ricerca sul culto di Esculapio nell'Impero Romano attraverso i documenti epigrafici e ovviamente sono dovuta partire dal santuario dell'Isola, le cui epigrafi sono conservate oggi al Museo Nazionale Romano. Tre anni in compagnia di poveretti del mondo antico che ringraziavano il dio per averli fatti guarire o per aver fatto guarire un loro congiunto. I risultati del lavoro però a voi interessano meno di niente e su questo sorvolo.
Immagine libera
Questa è zona di fiume, con la fauna e la flora che troveremmo altrove, ma che noi romani non siamo abituati a pensare nel cuore della nostra città strozzata dal traffico,
con i resti delle piene appesi alla vegetazione, come misere bandiere della nostra incuria
o sparse per terra, al ritirarsi delle acque
E' zona di fiume, con una stazione di polizia fluviale (o ciò che ne resta) e gli anelli per antichi attracchi
E' un concentrato di convivenza tra antico e moderno, dove la storia sembra non aver avuto scossoni
Forse non tutti sanno che la tradizione medica del luogo non si è mai interrotta, poiché sull'isola sorgono a tutt'oggi ben due ospedali, il Fatebenefratelli e l'Israelitico, tra i quali un'antica farmacia e la famosa osteria de "La Sora Lella".
E' un posto incantevole per una passeggiata nel cuore di Roma, in cui finalmente l'unico rumore che sovrasterà le vostre parole non sarà quello del traffico del lungotevere, ma quello dell'acqua e, volendo un po' di raccoglimento, potrete sostare qualche minuto all'interno della Basilica
Andateci "a prima sera", che rende bella Roma come celebra la famosa canzone...
Potreste anche vedere, a un certo punto, accendersi il faro del Gianicolo, che dall'alto guarda la città intera
Quanto a me, una notte di quasi diciannove anni fa, ho deciso che era il posto giusto per far nascere mio figlio, esattamente dietro alla prima grande finestra a destra della facciata del Fatebenefratelli