“Una storia mai scritta” è il magistrale esordio letterario del giovane che stupisce immediatamente la critica per la sua naturale capacità di trasportare il lettore in un mondo immaginifico, in un apocalittica visione del futuro, dove l'umanità è stata risucchiata nel buco nero dell'alienazione. Esuberante, estremo, estroso, estraniante:
parla di intelligenze artificiali, robot, spersonificazione, clonazione, pirati dell'anima, figli di Adamo, solitudine.
L'umanità è annientata, è il tempo delle macchine e dell'omologazione, il libero arbitrio è stato trasformato in circuiti digitali binari.
Ma non è un semplice racconto di fantascienza, siamo oltre: c'è pathos, fede, amore, speranza. Si, è proprio la speranza che spinge l'io narrante a comunicare con gli uomini nel tentativo di avvertirli dell'inesorabile epilogo che essi stessi hanno determinato nel tempo. Infatti, per come parla questo essere, di cui non ci è dato sapere chi sia fino alla fine, sembra ci sia una sliding door, o forse più d'una, in cui l'uomo può ancora scegliere tra diverse alternative possibili e riconquistare la propria libertà.
“Un mondo in bilico fra vero e falso, fra giusto e sbagliato, fra umano e disumano, fra certo ed incerto”: dove cadrà il peso della bilancia? Sarà più forte la tendenza auto distruttiva dell'uomo o la tensione alla vita? Il protagonista scrivente riuscirà nel suo intento o è tutta pura follia?
Molti sono gli spunti di riflessione che ci propone, la sua narrazione è un monito per salvare l'umanità dal freddo gelo e dal silenzio dell'indifferenza. Non dimenticate il vento tra i capelli, non ignorate le vostre emozioni, non smettete di essere grandi. Non smettete di essere. Non smettete.
Leggetelo solo se siete pronti a riconoscere la vostra imperfezione e ad assumervi le vostre responsabilità.
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