Solidarietà ad ogni costo o addirittura frontiere chiuse?
Aiutiamoli a casa loro o accogliamoli a casa nostra?
Mai come in questo periodo storico in Italia tiene banco quotidianamente la questione migranti.
Le notizie sugli sbarchi affollano le news di giornali e telegiornali e anche sul web non si fa che parlare d'altro con tutti pronti a dire la propria e ad improvvisarsi massimi esperti di flussi migratori.
Aldilà del fenomeno migratorio sicuramente di grande interesse quello che emerge è che da ambo le parti sia in atto una strumentalizzazione che anzichè produrre delle proposte e risoluzioni serie e chiare non fa altro che spostare l'argomento di volta in volta attraverso un gioco di schermaglie e rimpalli indecoroso.
A livello politico in Italia assistiamo ad una battaglia fra chi era al governo e chi al governo vi è adesso con i primi sempre pronti ad additare i secondi di essere fascisti ed i secondi ad incoronarsi come unici possibili risolutori della faccenda.
E' tutto un gioco mediatico atto a rimpinguare le proprie casse di consenso e sentirsi meglio con la coscienza.
Se è vero che oggi assistiamo ad una, apparentemente, dura presa di posizione contro gli sbarchi incondizionati è pur vero che molti degli eventi verificatisi negli ultimi 2 mesi erano stati più volte auspicati dall'ex ministro Minniti, salvo poi adesso cambiare versione in nome di un'umanità vissuta a quanto pare a fasi alterne.
Ed è proprio qui che è possibile individuare il vero problema:
L'immigrazione è al centro dell'agente politica per una questione puramente mediatica e non per una voglia di capirne le cause, le criticità e dunque le possibili risoluzioni.
Come esseri umani non possiamo guardare dall'altra parte.
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Non possiamo permetterci di "permettere" che vite umane vengano sacrificate per giochetti di geopolitica.
Non possiamo restare indifferenti a quanto sta accadendo e il nostro lato umano, la nostra empatia ingrana, scatta dentro qualcosa quando assistiamo a scene di corpi riversi in mare dopo traversate improbabili a caccia di un disperato sogno irrealizzato.
Noi Italiani dovremmo essere ancor più accorti a queste tematiche se è vero che quando eravamo noi ad essere vittime di povertà, soprusi, guerre e incertezze cercavamo rifugio altrove trovando luoghi ospitali nei quali riscattarci e tornare a vivere.
Un essere umano è fatto di cuore e sangue che dal cuore stesso viene pompato fino a raggiungere ogni zona del nostro corpo, per mantenerci in equilibrio e permettere al nostro cervello di essere pronto a farci ragionare e comprendere le fatiche del mondo.
Ecco perchè non basta essere umani in queste situazioni.
L'empatia può travolgerci ma non dobbiamo rinunciare ad essa semmai dobbiamo affiancarle qualcosa di più razionale.
Una razionalità empatica può permetterci di capire quello che sta succedendo creando intorno a noi un'aura di amorevole ragione che sposti il problema dove merita di essere affrontato.
Dobbiamo chiederci perchè le persone si mettono in condizioni di attraversare senza cibo e senza acqua il mare, disposti a tutto pur di raggiungere una costa mai vista e sentita.
A questa domanda non possiamo rispondere ne con una cieca solidarietà ne con un cieco respingimento ma con un'offerta che dovremmo dare a queste persone disperate.
L'accoglienza non risiede nel permettere uno sbarco ma nel consentire una vita dignitosa dopo di esso.
Se non abbiamo la cultura ne le strutture per farlo dobbiamo attrezzarci su entrambi i fronti.
Non basta dire che bisogna redistribuire i migranti in Europa, per quanto condivisibile dobbiamo essere noi portatori sani di soluzioni e non solo urlatori pronti a tutto pur di non vedere migranti sulle nostre coste.
E' necessario di certo censire chi arriva ma non per renderlo un bersaglio della giustizia bensi per renderlo cittadino del mondo e dell'Europa che stiamo costruendo.
Non riusciamo a comprendere il fenomeno e questo ci porta a trarre conclusioni sbagliate.
Coloro che arrivano scappano da guerre che noi abbiamo portato in casa loro. Non è forse nostra responsabilità correre ai ripari?
Che sia in Svezia o in Spagna, in Germania o in Grecia non possiamo girarci dall'altro lato e far finta di essere migliori perchè non lo siamo, non abbiamo dimostrato ciò.
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Aiutarli a casa loro è un bellissimo motto.
Facciamolo.
Inviamo fondi per costruire strutture ospedaliere, centri ricettivi e tutto ciò che serve per rendere la vita meno infernale. Smettiamo di portare guerra in quei paesi. Risparmieremo fondi che investiamo per la Difesa e li potremmo destinare a quei luoghi. Stringiamo accordi con i governi dei paesi da cui partono le persone e proviamo ad istituire un sistema per cui tutti i migranti debbano essere muniti di visto in modo che possano partire non su barconi della morte ma su navi Statali in accordo fra i vari governi.
Vogliamo parlare delle ONG?
Smettiamola di criminalizzarle da un lato e dall'altro rendiamoci conto che moltissime ONG stringono accordi con gli scafisti per trasbordare migranti sotto bandiere di associazioni non governative.
Ricordiamoci anche che quello che dovremmo contrastare sono le mafie e la mala imprenditoria che trae vantaggio dalla situazione lucrando alle spalle dei migranti stessi e di tutti i cittadini per bene. Iniziamo anche a combattere questo fenomeno.
Urlare sempre al fascismo nuoce a tutti, approfondiamo i problemi.
Ma se urlare sempre al fascismo non fa bene, comportarsi in modo da aizzare il popolo contro i migranti è molto peggio.
Stiamo costruendo un popolo molto vicino al razzismo, instillando nella gente la convinzione che se l'Italia è il paese con più poveri in Europa è colpa dell'immigrato. Se c'è un crimine è colpa dell'immigrato o addirittura che essi portino malattia.
Sono ragionamenti ignoranti che vanno smontati giorno dopo giorno non fomentati.
La cultura è alla base di tutto perchè questa è innanzitutto una battaglia culturale.
Soluzioni non ce ne sono, non ne posso fornire io ne nessun altro ma sicuramente ognuno di noi ha l'arduo compito di non cadere nel vortice dell'odio che si sta creando e al tempo stesso di contrastrare il demagogico buonismo che spesso pervade tavoli familiari o talk show.
Il tentativo, finora riuscito, è quello di banalizzare e semplificare un problema complesso.
Se continueremo con la dicotomia che sta contraddistinguendo il confronto/scontro sociale di questi mesi allora saremo destinati ad alimentare la più grande lotta razziale degli ultimi 50 anni, con conseguenze devastanti per tutti noi come esseri umani e come cittadini.
Come diceva Walt Whitmann:
A te. Straniero, se passando mi incontri e desideri parlarmi, perché non dovresti farlo? E perché non dovrei farlo io?