Esistono ad oggi numerose teorie per definire il concetto di “Intelligenza”, generalmente viene considerata come la capacità di apprendere dall’esperienza, adattarsi e risolvere problemi.
Agli inizi del 900’ Simon e Binet furono i primi ad interrogarsi su questa definizione e crearono il primo test d’intelligenza che analizzava le capacità mentali dell’individuo distinguendo un’età cronologica ed una mentale.
Successivamente questo test venne rinominato “Stanford-Binet” grazie ad una collaborazione con Terman, Psicologo della Stanford University, quattro erano le aree analizzate: ragionamento verbale, ragionamento astratto, ragionamento aritmetico e memoria a breve termine.
Altri contributi importanti riguardano William Stern, l’inventore del quoziente intellettivo (Q.I.) e Wechsler, l’ideatore della omonima scala per valutare lo sviluppo dei bambini valutando le abilità verbali e quelle di performance non verbale.
Tornando alla definizione di intelligenza, qui di seguito elencherò e descriverò brevemente le più importanti teorie che a mio parere meritano di essere approfondite.
Cattell: Intelligenza Fluida e cristallizzata
Per Cattell l’intelligenza può essere divisa in due macro categorie, la tipologia fluida è quella fondamentale per risolvere problemi in situazioni nuove, quindi una capacità di adattarsi sfruttando le proprie skills. La tipologia cristallizzata invece fa riferimento ad una sorta di repertorio di abilità già acquisite, utili quando si presentano situazioni simili.
Gardner: Teoria delle intelligenze multiple
Per Gardner non ne esiste una sola tipologia, ma bensì sette. Egli distingue intelligenza linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, somato-cinestesica, intrapersonale e interpersonale. L’attenzione si sposta quindi non tanto sull’abilità nello svolgere un test, ma nei diversi settori sviluppati soggettivamente e diversamente da persona a persona. Questa ipotesi prevede dunque che una persona può avere ad esempio un’intelligenza logico-matematica scarsamente sviluppata (come nel mio caso, se la mia “amata” professoressa di matematica stesse leggendo, volevo dirle che ho trovato la mia strada altrove), ma al contempo un’intelligenza interpersonale ampiamente formata! Perciò ogni individuo ha le proprie capacità in uno specifico settore.
Sternberg: Teoria Triarchica
La suddivisione operata da questo autore si concentra sulla selezione di tre abilità specifiche che valuta come fondamentali, egli distingue intelligenza pratica, analitica (di ragionamento) e creativa.
Goleman: Intelligenza emotiva
Tra tutte le teorie tengo a sottolineare che questa è in assoluto la mia preferita.
Goleman stravolge l’idea consueta di intelligenza nella quale intelligente=cervellone che detiene ottimi risultati nei test, lasciando per la prima volta spazio alla dimensione emotiva. Per l’autore è fondamentale infatti capire le emozioni proprie ed altrui, riuscendo a regolarle e ad accedervi nel migliore dei modi per gestire le relazioni interpersonali.
Dopo aver osservato il panorama da diversi punti di vista teorici sul concetto di intelligenza, possiamo quindi concludere dicendo che essa è ciò che ci permette di sopravvivere, riprodurci, adattarci, risolvere problemi, utilizzando strumenti sempre più adatti, pratici ed utili per raggiungere un certo scopo.
Nonostante le varie teorie sopra elencate presentino anche punti di attrito tra loro, tengo a ribadire quanto siano tutte estremamente valide. Penso che sia molto importante oggi, considerare l’intelligenza non come una abilità generica, ma più come un’abilità soggettiva, sfaccettata e multidimensionale, dove ognuno di noi lavorando sul proprio talento specifico può avere la possibilità di esprimersi e reinventarsi facendo ciò che ama, riuscendo così ad ottenere risultati sorprendenti!
Con affetto,
Nicola
Fonti:
-Bibliografia: Introduzione alla psicologia (Atkinson e Hilgard's, Piccin)