Il modo di concepire il lavoro è mutato notevolmente nel tempo.
In un passato ancestrale si articolava nelle due principali mansioni, caccia e raccolta, dove questa non era una semplice suddivisione lavorativa, ma anche un modo di gettare le basi per impostare la spartizione dei ruoli di genere, una prima situazione di competizione tra uomini per nutrire la propria famiglia o per ostentare le proprie abilità di caccia di fronte alle donne.
Questa visione si presentava in una società agli albori dove l’uomo forte e prestante guidava l’azione di caccia, mentre la donna si prendeva cura della prole e curava la raccolta di alimenti commestibili.
Oggi il lavoro è molto diverso, in primis per il cambiamento delle tecniche, degli strumenti e delle modalità lavorative, grazie allo sviluppo della tecnologia.
Ma non solo, anche il ruolo della donna è cambiato, infatti molte donne oggi scelgono volontariamente di abbandonare la carriera di “madre” per intraprenderne una nell’ambito lavorativo vero e proprio, come se oggi il desiderio di riprodursi e creare una famiglia, fosse passato in secondo piano rispetto al bisogno di affermarsi nel mondo del lavoro e di avere successo raggiungendo una certa fama, un cambiamento degno di un’analisi sociale profonda.
Alcuni mutamenti hanno portato anche conseguenze negative, infatti l’intensificazione del lavoro, dei suoi ritmi, delle sue richieste, l’aumento della pericolosità, la richiesta da parte del datore di flessibilità, l’indebolimento dei sindacati a causa del numero sempre più ampio di lavori autonomi e indipendenti, creano stress e rendono più difficile e frenetica la vita del povero dipendente, che spesso vive situazioni di incertezza ed instabilità a causa dell’ansia di un possibile “Downsizing”, ridimensionamento dell’azienda, dove i contratti sono sempre più a breve termine e rinegoziabili.
In un mondo lavorativo sempre più incerto e frenetico, pochi riescono a gestire la situazione con fermezza.
Le conseguenze sono tante, in questa occasione vorrei farvi osservare infatti, fenomeni sociali conosciuti come l’assenteismo, il mobbing e i ritardi sul lavoro in una chiave differente.
Assenteismo
Esso generalmente viene considerato come una tecnica di furbizia utilizzata da dipendenti che non hanno intenzione di svolgere i propri compiti, i cosiddetti “furbetti”, che si assentano dal posto di lavoro, ma vorrei proporvi una prospettiva alternativa.
Spesso infatti, la tendenza ad essere assenti, è sintomo di una condizione insopportabile per l’individuo, che si trova schiacciato dalle esagerate richieste del proprio datore, dallo stress e dalla mole di compiti da svolgere.
Quindi l’assenteismo può essere anche sintomo di una protesta, una fuga da un luogo che ci spaventa, un modo per negoziare condizioni non accettabili.
Ritardi
Lo stesso vale per i ritardi, che vengono suddivisi generalmente dalla Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, in ritardi stabili e periodici, cronici (che tendono a diventare sempre più gravi) e casuali.
Assenteismo e ritardo, sono infatti fenomeni molto simili che rappresentano una volontà da parte dell'individuo di fuggire e di trascorrere meno tempo possibile sul temuto luogo di lavoro, che provoca forti stati d’ansia, insonnia, conseguenze negative sulla propria salute fisica e mentale, e in alcuni casi anche alcolismo e abuso di sostanze.
Mobbing
La tendenza a condotte antisociali, come ad esempio il "mobbing", che possiamo definire come un insieme di atti offensivi verbali e non, insulti e abusi, nei confronti di una persona per un periodo di tempo continuato, può essere riconducibile sempre a situazioni di insoddisfazione, saturazione e odio verso il proprio lavoro, proprio come nel caso del “Burnout”, che presenta tendenzialmente come sintomi principali, esaurimento emotivo e senso di riduzione del “Self-efficacy” (percezione di autoefficacia).
Generalmente il mobbing può essere suddiviso in verticale (da parte di un datore di lavoro, nei confronti di un dipendente gerarchicamente inferiore), orizzontale (tra colleghi sullo stesso piano gerarchico), ed infine strategico (quando il mobbing viene gestito come strategia per rimpiazzare un dipendente con un altro individuo già scelto dal datore).
Il mobbing assieme alle altre condotte antisociali violente, così come furto, sabotaggio e vandalismo, vengono considerati troppo spesso solo in merito a ciò che sono e a come appaiono, senza mai considerare le cause, il contesto e la situazione che le ha fatte insorgere.
Un’ottica differente potrebbe essere proprio quella di chiedersi il perché le persone tendono a comportarsi in questi modi, a condurre condotte a danno dell’azienda, e non sempre con un vantaggio per sé stessi, a volte soltanto con lo scopo di danneggiare quel luogo che provoca così tanta sofferenza, perché infondo anche se con manifestazioni intollerabili, immorali e illegali, sono forse soltanto richieste di aiuto, di un cambiamento, di un miglioramento delle condizioni di lavoro, diventate veramente sfavorevoli per l’individuo.
Sarebbe utile ascoltare di più il lavoratore e metterlo nella condizione di poter esprimere i propri bisogni, le proprie richieste e dargli la possibilità di crescere permettendo al tempo stesso una crescita e un miglioramento per l’azienda intera.
Con affetto,
Nicola.
Fonti:
-Introduzione alla Psicologia del lavoro (Sarchielli, Fraccaroli, Il mulino)