Ti incontri, dopo anni, all'evento organizzato da un tuo compagno di classe, con quella tua compagna con cui, invece, non avevi nulla a che spartire, se non l'amicizia comune dell'altro. Tu stai chiacchierando con il primo che ti capita a tiro di giardinaggio e del tempo (molto british) e ti intrattieni quanto basta per notare che lei si sta avvicinando a te.
Ti saluta e ti racconta la sua vita, anche se nessuno glielo ha chiesto.
Ascolti, sei educata, in più ti offre una mano con quella ricetta che proprio non ti viene. Lei, ti ha appena raccontato, è nel settore gastronomico, le viene tutto facile ormai. Ringrazi, sempre perchè sei educata.
Dopo l'ennesimo racconto della sua vita perfetta, in cui il fidanzato la ama alla follia e sicuramente presto convolerà a nozze ed il suo lavoro, che è un sogno che si avvera, cerchi di svincolarti.
Tu non vuoi raccontare niente di personale a lei, lei che non ti ha più cercata e tu non hai cercato lei.
Ed un motivo ci sarà... ma proprio non te lo ricordi.
Comandi al tuo cervello di ricordatelo. Lui non ubbidisce e nulla, il vuoto.
Non importa, ho il bicchiere vuoto ed ho disperatamente bisogno, se voglio reggere per tutta la sera, di uno spritz e di quella pizzetta così invitante.
La scusa per defilarsi è perfetta; non ti seguirà, lei ha il bicchiere ancora pieno.
E invece, fai due passi verso il buffet non prima di esserti scusata, sempre perchè sei educata, con la persona in questione e non puoi abbandonare una conversazione a metà -anzi un monologo- ma lei prima ti scusa e poi aggiunge “vengo anch'io”.
“Ma perchè? Hai il bicchiere pieno. Finiscilo! Non puoi voler bere ancora”, pensi nella tua mente, insieme ad altre mille parole irripetibili.
Vai verso il buffet, ti fai servire dal cameriere uno spritz forte, perchè hai capito che la serata sarà lunga, lunghissima.
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Ti volti, con il tuo bicchiere in una mano e il fagottino ripieno di crema al tonno e carciofi dall'altra, (perchè la pizzetta, mannaggia a lei che ti ha fatto perdere tempo, è finita) ed è lì, dietro di te.
Con fare sospetto ti scruta e con tutta la nonchalance del mondo ti chiede “ allora, hai finito l'università? Cosa fai adesso?”.
É chiaro che la ragazza non abbia frequentato l'università nemmeno per sbaglio, nemmeno un giorno, anche solo per scaldare il posto, perchè tutti quelli che hanno frequentato – anche per passatempo, in modo saltuario- sanno che chiedere come va l'università è un sacrilegio. “Sorvolare sempre l'argomento” è una legge non scritta dagli studenti universitari di tutto il mondo, da che l'università è stata fondata.
Oltre ad essere infastidita per lo stalking odierno, per gli anni ad ignorarsi tra i banchi di scuola, ora anche per le domande scomode. E nella mente la domanda che ti sta attanagliando è: “perchè sono qui?”
Vorresti rispondere in malo modo, vorresti poterla accompagnare all'uscita senza troppi riguardi ma poi, di nuovo, ti ricordi che sei educata e rispondi, o meglio, menti.
La tua vita in meno di trenta secondi sarà meravigliosa e piena di soddisfazioni. “finita, ora lavoro per una multinazionale, faccio le otto ore, mi pagano bene e sono felice”.
Poi ti ricordi che no, non sei capace a mentire e allora racconti la verità “ finita, ma sono disoccupata”. E sulla sua faccia compare uno sguardo che ti riporta indietro nel tempo, a quando avevi 16 anni. I suoi occhi esprimono compassione misto tristezza che ti manda in bestia.
Ti osserva come fossi una poveraccia in balia degli eventi, che sarà pur vero ma posso dirlo solo io a me stessa, e ti sovviene pure il motivo del tuo astio nei suoi confronti.
Ti ricordi l'esatto momento in cui a scuola ti scrutava con gli stessi occhi, ti ricordi che ti tampinava solo per avere le risposte ai compiti in classe, ti ricordi che cercava sempre di metterti in imbarazzo con i professori, con gli amici del ragazzo che frequentava, ma soprattutto del ragazzo che piaceva a te.
Ecco, ora è tutto più nitido e sai perchè per dieci anni non vi siete cercate, sai che non vuoi cercarla e non vuoi ritrovarti in situazioni in cui potresti ritornare ad avere 16 anni. Vuoi mantenere le distanze, costi quel che costi.
Eppure, mentre nella tua testa passa il trailer della tua vita, non hai ancora finito di rispondere alla domanda precedente, passano i secondi e sembri una deficiente; ecco che arriva, come un fulmine a ciel sereno, la domanda che mai ti saresti aspettata: “ti va di fare un aperitivo questa settimana? Che ne dici di giovedì?”
La risposta è: “no, non voglio. Non vorrei nemmeno averti parlato per tutto questo tempo. Chi mi ridà il tempo che ho buttato via con te questa sera?”. Ma le sole parole che escono dalla tua bocca sono: “ci sentiamo”.
E nella tua mente si fa strada un cartello con luci ad intermittenza con su scritto “maledetta educazione!”!