CAPITOLO II
Laura la persi alla fine dell’estate, tra scambi di numeri telefonici e risate smorzate dalle lacrime. Lacrime di acqua salata ad anticipare l’autunno col suo carico di malinconia.
L’ultimo abbraccio con le voci all’unisono a dirsi arrivederci e nella testa il suono cupo dell’addio. Le vite riassorbite nella quotidianità. Quella quotidianità di saluti forzati ed abbracci anonimi. E intanto i gabbiani mi avevano seguito e volavano nel cielo di Roma.
Aspettavo che lei mi chiamasse e forse lei faceva lo stesso. Mi ero fermato più volte alla cabina col gettone telefonico nella mano ma la voglia veniva sempre sopraffatta dal non trovare le parole giuste in quelli che sarebbero stati pochi secondi di nostalgica memoria. L’amore timoroso della sua stessa malinconia.
Marta mi sorrideva.
Ogni mattina sull’autobus che mi portava in centro. Quaranta minuti in cui sguardi si intrecciavano muti nella confusione di sorrisi e imprecazioni. Le sorridevo. Non so perché, ma avevo voglia di vederla. Quella voglia che si ricaricava nei fine settimana in cui non prendevo la via del centro, per poi esplodere il lunedì. Mai una parola, mai un cenno. Solo occhi negli occhi. Distanti. Vicini.
Image CC0 Creative Commons – Pixabay
Marta e le sue gonne a fiori. Marta e i suoi capelli raccolti.
Aveva gli occhi verdi. Luccicavano al neon dell’autobus come smeraldi grezzi. Ipnotici, si direi che avevano il potere di catturarmi e rendermi impossibile il distogliere lo sguardo.
Marta e il suo sorriso appagante.
“Grazie”, avevo il cuore a mille ma non sapevo il perché.
“di nulla” mi rispose aprendo un sorriso accecante.
Poi gli sguardi ripresero il lavoro di ogni giorno, ma questa volta erano vicini, non erano più muti.
I convenevoli in questi momenti diventano sempre frasi di circostanza banali e non facemmo eccezione, ma la sua domanda successiva mi colse impreparato:
“chi devi chiamare con quel gettone, la tua fidanzata?” e non rideva più.
Laura ed il suo sguardo al mare, al tramonto.
Laura ed il mio sguardo verso un altrove indefinito.
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