L'attesa è tanta, tanti sono già scesi in campo: è iniziata la campagna elettorale.
Tra le migliaia di proposte, ogni partito con il proprio leader cerca di basare l'intera campagna elettorale su un'unica grande proposta per il nostro più grande problema: il Debito Pubblico. Si parla di coalizioni e di riduzione delle tasse, per le quali gli Italiani sono molto sensibili, si parla anche di diritti come l'uscita dall' Europa ma soprattutto di economia.
Parola ai Leader
Si parla molto dei due personaggi illustri che governano il centro sinistra con a volte tante similitudini, ma per ora l'unica cosa che accomuna Pietro Grasso a Matteo Renzi è il costo della loro ultima promessa elettorale. Giorni fa il leader di Liberi Uguali (Grasso) ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie: una misura che priverebbe lo Stato di entrate pari a 1,6 miliardi di euro, più o meno quello che costerebbe alle casse pubbliche per l’abolizione del canone Rai proposta dal segretario del PD (Renzi). Va detto, peraltro, che entrambe queste proposte si distinguono per la loro sobrietà. Ben diverso è il prezzo degli altri importanti impegni elettorali di cui si discuterà da qui al prossimo 4 marzo. Su tutti svetta la abolizione della Legge Fornero: decreto definito come 'Salva Italia' perché adottato dopo la crisi economica per salvaguardare i conti pubblici ritoccando i contributi previdenziali e l'età pensionabile. L' abolizione di questa legge tanto discussa è promossa dal Movimento Cinque Stelle, Salvini(leader della Lega) e Forza Italia; promesse alla mano, secondo i calcoli della ragioneria generale dello Stato ripristinare le vecchie soglie dell’età pensionabile costerebbe il sistema previdenziale circa 350 miliardi da oggi al 2060. Costerebbe invece 16 miliardi portare tutte le pensioni minime a € 1000, come propone Berlusconi. Questa previsione è, però, contestata da Forza Italia. Ci sono versioni diverse anche sui costi della cosiddetta Flat Tax,inventata dall'economista Friedman, è l’aliquota unica alla base della proposta del centrodestra. Secondo uno studio della “lavoce.info”, la Flat Tax proposta dalla Lega implicherebbe 40 miliardi di minor gettito nelle casse dello Stato. Salvini sbilanciandosi dice che servirebbe a rilanciare l’economia e alla fine, dunque, si finanzierebbe da sola: appurato che Salvini non è un'economista, non è totalmente affidabile questa sua tesi.
Dall'altra parte, il PD sta lavorando su ipotesi meno traumatiche per i conti pubblici, con la conferma degli 80 euro(bonus adottato da Renzi) e la rimodulazione dell’aliquota Irpef, ovvero la tassa sui redditi alla persona, a beneficio del centro medio. La proposta avrà comunque un costo per l’erario che oscilla tra i 12 e i 15 miliardi.
La stessa cifra, 15 miliardi, vale anche il famoso reddito di cittadinanza annunciato dal Movimento Cinque Stelle. Per contro, analizzando l'ultima proposta di Berlusconi, manca un calcolo preciso sul costo della sua promessa di abolire il bollo sulla prima auto. Dati alla mano sappiamo solo che dal bollo auto lo Stato incassa 6 miliardi l’anno.
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Conclusione
Insomma, tante proposte ma poche realmente realizzabili: secondo i dati riportati e il grosso debito gravante sulle spalle del nostro Bel Paese sembra che i Leader giochino a fare la più grossa proposta possibile per poi chiaramente non poterla mantenere. La matematica non è un'opinione.. anche per chi non ha conseguito una laurea, come Salvini o Di Maio (leader 5 stelle).
Nel complesso non si può dire che sia stato accolto l’appello del Presidente del Consiglio Mattarella, che richiedeva una campagna elettorale fatta di proposte adeguate, realistiche e concrete come denotato dalla dimensione dei problemi italiani.