Viaggio di 8 gg. in una Sicilia poco conosciuta ma meravigliosa sulle rotte di Montalbano da mercoledì 3-5-17 a mercoledì 10-5-17.
1° Giorno (03-05-17 Mercoledì) Bologna - Catania ( in aereo)
Partenza da Bologna ore 10,00
Arrivo a Catania alle ore 11,40 circa.
Pranzo , ambientamento e giretto
BED & BREAKFAST : Bon Sebastiano tel.0039- 3492877301 Catania
SANT'ALFIO (GIARRE - SANT'ALFIO 8 KM- 16')
Il Castagno dei cento cavalli a Sant'Alfio.
Il Castagno dei Cento Cavalli è un albero di castagno plurimillenario, ubicato nel Parco dell'Etna in territorio del comune di Sant'Alfio (CT) nel cui stemma civico è raffigurato. Il castagno, considerato come il più famoso e grande d'Italia e oggetto di uno dei più antichi atti di tutela naturalistica - se non il primo del genere - in Sicilia, è stato studiato da diversi botanici e visitato da molti personaggi illustri in epoche passate. La sua storia si fonde con la leggenda di una misteriosa regina e di cento cavalieri con i loro destrieri, che, si narra, vi trovarono riparo da un temporale. Nel 1982 il Corpo forestale dello Stato lo ha inserito nel patrimonio italiano dei monumenti verdi, forte di 22.000 alberi di notevole interesse, ed evidenziato tra i soli 150 di eccezionale valore storico o monumentale. L'albero si trova nel bosco di Carpineto, nel versante orientale del vulcano Etna, in un'area tutelata dal Parco Regionale dell'Etna.
Diversi autori di botanica concordano sulla sua vetustà ma non sull'età: avrebbe dai due ai quattromila anni e, stando alla tesi del botanico torinese Bruno Peyronel, potrebbe essere l'albero più antico d'Europa ed il più grande d'Italia.
Il castagno dei cento cavalli Aci Castello
2°Giorno (04-05-17 Giovedì) CATANIA, ACI CASTELLO, ACI TREZZA, TAORMINA, CASTELMOLA, CATANIA (km 115 -2h)
TAORMINA
A Taormina, caratteristica cittadina dall’aspetto medievale, visita della città e dei principali siti storici e naturalistici.
Il Teatro Greco Palazzo Corvaja Palazzo di Santo Stefano Isola Bella
Villa Comunale Duomo di San Nicola Corso Umberto I (botteghe, negozi di moda e di souvenir, gastronomie e caffè,)
CASTELMOLA
in Serata cena con Ing. Di Marco e signora e con Marchino
3° Giorno (05-05- 17 Venerdì)
Tour alla scoperta dei luoghi di Montalbano 1° giorno
CATANIA-NOTO-93KM-1H,12'-E45
NOTO-ISPICA-22KM-26'-SS115
ISPICA-MODICA-18KM-30'-SS115
MODICA-RAGUSA-17KM-30'-SS115
TOT 150 KM - 3 ORE CIRCA
NOTO
Vista dai tetti
Noto è un piccolo gioiello del barocco siciliano. Uno splendido paese arroccato su un altopiano che domina la valle dell’Asinaro.
Importante centro siculo, romano, bizantino e poi arabo, fu distrutto nel pieno del suo splendore dal terremoto del 1693, ma grazie alla sapiente ricostruzione, Noto è divenuta una magnifica città d'arte, patrimonio Unesco assieme a Caltagirone, Militello, Catania, Modica, Palazzolo, Ragusa e Scicli. La straordinaria bellezza di Noto, e delle altre città ricostruite dopo il terremoto, caratterizza tutta la Val di Noto. Per la ricostruzione furono chiamati grandi architetti, quasi tutti formatisi a Roma e infatti il motivo d'ispirazione è quello del barocco romano, seppur rivisitato. Il risultato superò le attese e la ricostruzione diede vita ad un lavoro stupendo anche se diverso di città in città: dal barocco grigio scuro di Catania, in cui fu utilizzata la pietra lavica, alle luminose architetture di Noto dalla tinta color miele.
La città medievale, di cui sono visibili tracce delle mura e del castello, corrisponde all'antica Neto. L'impianto della città nuova è invece quello barocco, basato su vie ampie e rettilinee intervallate da piazze con scalinate su cui si affacciano chiese e palazzi.
Tre le piazze principali, piazza dell'Immacolata con l'omonima chiesa; c'è poi la piazza del municipio circondata da ben quattro edifici: il palazzo comunale, la chiesa del Santissimo Salvatore (1791-1801), il palazzo vescovile e lo splendido duomo di San Nicolò (1771), che domina dall'alto di una scenografica scalinata. Nelle piazza XVI Maggio sorgono invece la chiesa di S. Domenico (1727), con facciata curvilinea, e il convento domenicano con un bellissimo portale bugnato. Nella chiesa del Crocifisso si conserva la statua della Madonna della Neve scolpita dallo scultore Francesco Laurana nel 1471.
Curiosità
Chiamata anticamente Neas dai siculi, Neaton dai greci e Netum dai romani, furono gli arabi a darle il nome definitivo di Noto. Il termine che in arabo ha lo stesso significato che in italiano, voleva essere un omaggio alla bellezza e all'importanza della città
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ISPICA (breve visita di passaggio)
Ispica (Spaccafurnu in siciliano) è un comune italiano di circa 15 mila abitanti della provincia di Ragusa in Sicilia.
Settimo comune più popoloso della provincia, è situato sulla costa sud-orientale dell’isola e confina a nord-ovest con il territorio del comune di Modica, a ovest con Pozzallo, a sud-est con il territorio di Pachino e ad est con il territorio di Rosolini e Noto (questi ultimi tre in provincia di Siracusa).
A Ispica sono state girate scene del film “Andiamo a quel paese” (2014) di Ficarra e Picone, della fiction “Il Commissario Montalbano” e prima ancora il film “Divorzio all’Italiana” (1961) diretto da Pietro Germi vincitore dell’Oscar per la miglior sceneggiatura originale.
Basilica di Santa Maria Maggiore Palazzo Bruno di Belmonte Cava Ispica vista dal Parco Forza
MODICA
Città antichissima, il cui territorio è in parte rivierasco; famosa località turistica, ha un’economia basata sulle tradizionali attività agricole, industriali e terziarie. I modicani fanno registrare un indice di vecchiaia nella media. La città si divide in Modica Alta e Bassa e nel nuovo quartiere Sorda, a 12 km dal mare; alcuni abitanti risiedono anche nell’isola amministrativa di San Giacomo, tra la provincia di Siracusa e i comuni di Ragusa e Giarratana. La zona di Frigintini, nella campagna modicana, è famosa per la produzione di olio Doc. Il territorio, classificato di collina, presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche accentuate. L’abitato, un gioiello tardo-barocco della Val di Noto, è in espansione edilizia. Il vecchio centro storico si abbarbica ai fianchi delle colline Idria, Gigante, Monserrato e Belvedere.
Modica Duomo di S. Giorgio Chiesa di S. Pietro
RAGUSA
Città rivierasca, capoluogo di provincia, di origine antichissima; protagonista di un crescente sviluppo turistico basa la sua economia su tutti i settori produttivi. I ragusani, con un indice di vecchiaia nella media, vivono per la maggior parte nel capoluogo comunale. Il territorio, classificato di collina, presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate. L’abitato è costituito da due nuclei urbani: quello antico, Ragusa “iusu”, e quello moderno Ragusa “supra”, collegati dalla pittoresca scalinata di Santa Maria delle Scale (340 gradini); è interessato da forte espansione edilizia. Sullo sfondo azzurro dello stemma comunale, concesso con Decreto del Capo del Governo, campeggia un’aquila coronata in volo spiegato, raffigurata nell’atto di trattenere, fra gli artigli, un caduceo, posto in banda, e un corno dell’abbondanza, posto in sbarra, il tutto “al naturale”. Il motto è: CREVIT RAGUSIA HIBLAE RUINIS.
Cattedrale di Ragusa Duomo di S. Giorgio Santa Maria delle Scale, Ragusa
Pernottamento a Ragusa presso Hotel (da prenotare sul posto):
Hotel
• Il Duomo Relais
Via Dottor Solarino 61, 97100 Ragusa, Italy- 90 € inclusa 1° colazione- parcheggio pubblico gratis non prenotabile - telefono 0932 -194 3084
• Hotel Il Barocco
Via Santa Maria La Nuova 1, 97100 Ragusa, Italy –90 € inclusa 1° colazione- parcheggio privato gratis non prenotabile - telefono 0932- 663105
• Hotel Vittorio Veneto
Corso Vittorio Veneto 93, 97100 Ragusa, Italy-85 € inclusa 1° colazione (favolosa dicono)- parcheggio pubblico vicino costo ??? non prenotabile - telefono 0932 - 686119
Ristoranti
• Ristorante "A Rusticana" Vico Domenico Morelli, 4, 97100 Ragusa RG - Phone: 0932 227981 ( quello di Montalbano) Più carne e verdure
• (Spaghetti con il pomodoro arrosto e passata di fave)
• Trattoria "Ai Lumi" Corso Venticinque Aprile 16, 97100, Ragusa, Sicilia, Italia- +39 0932 621224 ( anche questo di Montalbano) Più Pesce
4°Giorno (06-05-17 sabato)
Tour alla scoperta dei luoghi di Montalbano 2° giorno
2° giorno
- RAGUSA SCICLI-38 KM-30'-SS115 ESP42
- SCLICLI-DONNA LUCATA-10 KM-10' SP 95
- DONNA LUCATA-MARINA DI RAG.-17KM-25'-SP95
- MARINA DI RAG.-PUNTA SECCA-8KM-12'-SP35
- PUNTA SECCA-DONNA FUGATA-19KM-24'-SP35
- DONNA FUGATA-COMISO-16KM18'-SP20
- COMISO-CATANIA-97KM-1H,30'-SS514E SS194
TOT. 205 KM, - 3 ORE CIRCA
Ritornando verso il mare e scendendo lungo la SS115 e poi la SP42 con 30 km si giunge a Scicli, altra perla del Barocco famosissima in tutta la Val di Noto.
SCICLI
Monumentale città barocca dalle forme di un eccelso presepe vivente, nel 2002 il suo centro storico è stato insignito del titolo di Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO, insieme con altri sette comuni nella lista delle Città tardo barocche del Val di Noto. Scicli dista 24 chilometri da Ragusa. Il suo territorio comunale si estende dal mare alle propaggini meridionali del tavolato ibleo. I paesaggi sono molto vari: si passa dalla costa (alternando quella bassa e sabbiosa a modeste falesie calcaree) coperta dalla macchia mediterranea ai pendii dolci di origine alluvionale dell'entroterra con ulivi, mandorli e carrubi fino a giungere ai rilievi calcarei della parte settentrionale e interna in cui sorge il capoluogo. Il territorio comunale è solcato da diversi corsi d'acqua i quali hanno tutti carattere torrentizio e pressoché stagionale fatta eccezione per l'Irminio; gli altri principali torrenti intercettano il centro di Scicli e sono il Mothucanus o torrente Modica-Scicli, il torrente di S. Maria La Nova e quello di S. Bartolomeo. Nei millenni ognuno di questi ha scavato nel tavolato profonde gole che oggi caratterizzano il paesaggio. La città moderna è adagiata nella conca in cui questi tre canyon confluiscono. Oltre ai resti greci sono state trovate tracce che testimoniano la presenza dei cartaginesi, presenti nell'isola fino alla conquista romana avvenuta nel III secolo a.C. Sotto il dominio romano Scicli divenne città "decumana", ovvero città sottoposta al tributo della "decima" consistente nel pagamento di un decimo del raccolto. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente Scicli passò ai bizantini e subì, come altre città dell'Isola, le incursioni dei Barbari.
Normanna
Si fa risalire all'anno 1091 il passaggio definitivo di Scicli dal dominio saraceno al dominio normanno per opera di Ruggero d'Altavilla A questa battaglia, avvenuta nella Piana dei Milici è legata la leggenda della Madonna delle Milizie[4]. Si narra che la battaglia finale, avvenuta nel marzo 1091, fu vinta dai Cristiani per l'intercessione della Vergine Maria scesa su un bianco cavallo a difesa di Scicli. La tradizione è parzialmente confermata dai Codici Sciclitani. Nella località dell'avvenimento venne costruita la chiesetta della Madonna dei Milici.
Aragonese
Fu sotto la dominazione aragonese che si formò la contea di Modica, e Scicli ne venne a far parte, seguendone le sorti sotto i Mosca (1283- 1296), i Chiaramonte (1296-1392), i Cabrera (1392-1480) e gli Enriquez-Cabrera (1481-1742). Dal 1535 al 1754 Scicli fu anche sede di una delle dieci Sergenzie (circoscrizioni militari), competente territorialmente per il territorio della contea. Nel 1860, con un plebiscito, proclamò la sua annessione al Piemonte
Sulla piazza del Municipio di Scicli, sono state girate numerose scene e la stessa facciata è diventata la sede del commissariato di Vigata: si riconosce la gradinata proprio qui Montalbano parcheggia l’auto!
IL COMMISSARIATO DI VIGATA È A SCICLI
Municipio S. Giovanni Evangelista S. Bartolomeo Una Piazza
DONNA LUCATA
Donnalucata, 3235 abitanti, è una frazione marinara del comune di Scicli da cui dista circa 8 km, in provincia di Ragusa.
Nel 1091, il conte Ruggero d'Altavilla sconfisse i saraceni, secondo una leggenda religiosa, grazie all'intervento della Madonna detta poi delle Milizie, e in tale luogo fu costruito un santuario.
Attorno al santuario e ad una torre costiera si sviluppa nei secoli il borgo.
La costa è caratterizzata da ampie spiagge di fine sabbia dorata, che in estate diventano meta di folle di vacanzieri.
Le attività principali sono la pesca ed il turismo, oltre all'agricoltura in serra con la produzione di primizie orticole e fiori
D
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MARINA DI RAGUSA
Marina di Ragusa è una frazione di Ragusa – centro balneare di 3 468 abitanti – situato sulle sponde del Mar Mediterraneo. Durante il periodo estivo, a causa del forte flusso turistico, la popolazione aumenta notevolmente. L'antico nome del paese era Mazzarelli, che deriva dall'arabo Marsa A'Rillah, significante piccolo approdo. Alla fine del XVI secolo accanto al porto vecchio fu costruita la Torre Cabrera a scopi difensivi, e pochi decenni dopo si era già formato un nucleo abitativo; questo però non prosperò e non si ingrandì molto (anche a causa delle vicine paludi alla foce del fiume Irminio prosciugate nell'800) e la sua fortuna giunse solo alla fine del XIX secolo, quando nacque il commercio della pietra pece con gli Inglesi e delle carrube.
PUNTA SECCA
Tra i luoghi del Commissario Montalbano come non citare la sua abitazione? La Casa di Montalbano si trova a Punta Secca, un piccolissimo villaggio di pescatori a una manciata di km da Marina di Ragusa. La casa, che noterete subito per la ricca presenza di turisti pronti a fotografarla, affaccia sul mare ed è proprio come si vede in tv. a Punta Secca c'è un famoso faro.
Punta Secca (Punta Sicca in siciliano) è un piccolo borgo marinaro, frazione di Santa Croce Camerina in provincia di Ragusa, in Sicilia. La gente del posto la chiama "a sicca" (la secca) probabilmente per la presenza di una piccola formazione di scogli di fronte alla spiaggia di levante, appunto una "secca".
Il borgo, unitamente alla vicina Punta Braccetto, esisteva già in epoca remota e fu occupato da Bizantini, Arabi e Normanni. Ai tempi degli Arabi era chiamata ʿAyn al-Qasab, ma nel corso dei secoli acquisì parecchi altri nomi tra cui: "Raʾs Karam", "Raʾs Karama", "Capo Scaramia" e, recentemente, "Capo Scalambri" (nome ancora oggi visibile in alcune carte geografiche e in quelle "nautiche") da cui prende il nome la torre Scalambri, torre costiera difensiva costruita nel XVI secolo.
Nel 1766 furono costruiti i magazzini di pesce (oggi ristorante Rosengarten) e nel 1767 fu costruita la piccola chiesetta di Santa Maria di Porto Salvo.
CASA DI MONTALBANO (MARINELLA) LUNGO MARE DI PUNTA SECCA IL FARO (35M)
DONNA FUGATA
IL CASTELLO DI DONNAFUGATA
• Dalla Casa di Montalbano al Castello di Donnafugata vi separano appena 20 km: basta prendete la SP20 verso Ragusa e si arriva in meno di 30 minuti.
Nella fiction il Castello di Donnafugata è la casa del boss Balduccio Sinagra. Al di là di Montalbano il castello merita la visita: 120 stanze adornate, un parco monumentale, un terrazzo (il posto in cui si incontrano Montalbano e il boss) che guarda la campagna circostante, arrivando fino al mare, e un intricante labirinto sono pronti a stupirvi. Per visitarlo vi consiglio di consultare il sito del comune di Ragusa sempre aggiornato sugli orari in vigore. Qui hanno girato il famoso film il Gattopardo.
Orari di apertura per visita, Sabato e Domenica, dalle ore 9,00 alle ore 12,45 e dalle 14,45 alle 17,15. Prezzo 8,00€ (ridotto 4,00 € oltre sic! 65 anni)
Visita interessante, ben tenuto ( a parte il parco), bello da fuori e il fatto che tutte le stanze siano arredate con mobili originali dà un' idea di come era utilizzato. Interessanti anche tutta la parte sul vestiario delle donne dell'epoca corredato di bei pezzi sempre spiegati.
COMISO
Còmiso (U Còmisu in siciliano) è un comune italiano di 30201 abitanti del Libero consorzio comunale di Ragusa in Sicilia.
Punto Caldo Pasticceria Via Livatino 21, 97013, Comiso, Sicily, Italy
5° Giorno (07-05-17 Domenica)
Piazza Armerina (Andata: Catania-Pazza Armerina km 100- 1h, 15'- Ritorno: km 100 PiazzaArmerina-Caltagirone-Catania 1h-30')
Piazza Armerina (Ciazza nella locale lingua gallo-italica, Chiazza in siciliano) è un comune italiano di 22 196 abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia ed è sede di vescovado con un'estesa diocesi.
Fino al 1927 era capoluogo di un esteso circondario e sede di sottoprefettura, quando non era ancora stata istituita la provincia di Enna, alla quale fu inglobata.
È un'antica città d'impianto medievale con un pregevole centro storico barocco e normanno. Sul suo territorio si trova la Villa romana del Casale con i suoi famosi mosaici, dal 1997 Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
Città d'arte, già definita Urbs Opulentissima[4], con forte richiamo turistico per il suo importante patrimonio archeologico, storico, artistico e naturale, nota come la "Città dei Mosaici e del Palio dei Normanni[5]".
La Villa Romana del Casale
La Villa romana del Casale è un edificio abitativo tardo antico, popolarmente definito villa nonostante non abbia i caratteri della villa romana extraurbana quanto piuttosto del palazzo urbano nobiliare o imperiale, i cui resti sono situati a circa quattro chilometri dal centro abitato. Dal 1997, con i suoi famosi mosaici, fa parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Per la realizzazione degli splendidi mosaici della villa lavorarono maestranze africane (e forse anche romane, come testimoniano alcuni motivi di derivazione sicuramente urbana) ricoprendo un'estensione di circa 3500 m². Gli esami sulle murature hanno datato la villa e i mosaici stessi a una successione di tempi che va all'incirca dal 320 al 370.
Descrizione generale
Ingresso monumentale e vestibolo
L'accesso alla residenza avveniva attraverso un passaggio a tre archi, decorato da fontane e da pitture di carattere militare, che richiama da vicino un arco trionfale. Da qui si poteva accedere al complesso termale e al complesso residenziale.
Il cortile a ferro di cavallo è circondato da colonne in marmo con capitelli ionici, al centro sono i resti di una fontana quadrata. Dell'originaria pavimentazione si conserva lungo il lato nord del cortile un lacerto di mosaico bicromo con decorazione a motivi vegetali e squame. Sul lato occidentale del cortile si trovava una latrina.
Dall'ingresso alcuni gradini conducono al vestibolo: al centro di un pavimento geometrico è inserita una scena parzialmente conservata di adventus (ingresso cerimoniale) su due registri. Nel registro superiore un uomo con corona di foglie sul capo e candelabro nella mano destra, fiancheggiato da due giovani con ramoscelli in mano, sembra attendere l'arrivo di un ospite importante. Nel registro inferiore alcuni giovanetti recitano o cantano con dittici aperti nelle mani. Gli studiosi vi hanno visto una scena religiosa oppure un solenne benvenuto (salutatio) per l'ingresso del proprietario – di certo una personalità di rilievo – nella sua casa.
Peristilio quadrangolare
Dal vestibolo si accede al peristilio: il mosaico presenta qui una serie di ghirlande d'alloro includenti teste di animali di molte specie diverse (felini, antilopi, tori, capri selvatici, cavalli, onagri, cervi, arieti, un elefante e uno struzzo). L'orientamento delle teste cambia in due punti: in corrispondenza dell'ingresso dal vestibolo, e ai piedi della scala d'accesso al complesso della sala absidata sul lato orientale. Questo cambiamento aveva probabilmente la funzione di enfatizzare i due itinerari percorribili all'interno dell'edificio: quello privato, a sinistra dell'entrata, che conduceva alle stanze del lato settentrionale, e quello pubblico, verso la sala absidata sul lato est e il nucleo del triclinio con peristilio ovoidale.
Al centro del peristilio si trovava una grande fontana: due vasche semicircolari con il lato curvo rivolto simmetricamente al centro inquadravano una vasca di forma rettangolare allungata, che con due archi sui lati maggiori delineavano una circonferenza centrale.
In asse con il vestibolo, appena oltre il porticato del peristilio, si trova un piccolo vano absidato, il "Sacello dei Lari", inquadrato da due colonne del peristilio e con pavimento a mosaico geometrico. Il motivo presenta due quadrati intersecati, ornati da una treccia semplice, che formano una losanga con foglia di edera al centro. La foglia di edera, simbolo dionisiaco e motivo decorativo d'ascendenza sasanide, ricorre frequentemente in numerosi pavimenti della villa.
Ambienti sul lato nord del grande peristilio
Lungo il lato settentrionale del peristilio si aprono ambienti di varia destinazione, forse un gineceo o un hospitium. Tre vani iniziali, ambienti di servizio in funzione della cucina, e altri due in fondo, a servizio del vicino appartamento padronale, hanno pavimenti a mosaico con motivi geometrici. Gli schemi decorativi presenti si ritrovano nel repertorio dei mosaici nordafricani: le ipotesi sono che i motivi adottati nella villa siano stati elaborati a Roma o in Italia, e siano quindi passati successivamente in Africa, oppure che fossero già stati rielaborati nell'ambiente artistico nordafricano tra la fine del II e gli inizi del III secolo.
I due ambienti successivi che si aprono su questo braccio del peristilio sono probabilmente camere da letto (cubicula), preceduti da anticamere e con pareti decorate da pitture.
In uno dei vani sul pavimento a mosaico sono raffigurate sei coppie di personaggi, disposte su due registri. L'interpretazione è controversa: alcuni vi hanno visto episodi di ratto, forse il ratto delle Sabine, mentre altri, per la mancanza di atteggiamenti di violenza o sopraffazione nelle figure maschili, ipotizzano piuttosto che si tratti di danze campestri nelle feste primaverili in onore di Cerere. Teste, abbigliamento, gioielli sono ricchi di particolari, secondo modalità tipiche dell'arte tardoantica, e le scene sono statiche e frontali, con il senso di movimento suggerito soltanto dallo svolazzare dei mantelli. La linea su cui poggiano le figure del registro superiore presenta le ombre portate.
La seconda camera da letto presenta un mosaico pavimentale con Eroti pescatori, con ricca decorazione sulle barche e negli abiti. Gli Eroti portano sulla fronte un segno a V, di incerta interpretazione, che ritroviamo anche nei mosaici nordafricani del IV secolo. Il tema degli Eroti si ripete più volte nelle sale della villa e si ripetono anche gli stessi motivi, come le ville marittime nel paesaggio dello sfondo, l'Erote che rovescia il cesto con i pesci o l'altro che sta per colpire una preda con il tridente.
La successiva sala che si apre sul lato settentrionale del peristilio, forse una sala da pranzo (coenatio) invernale, di maggiori dimensioni delle altre e con l'ingresso preceduto da due colonne, conserva il mosaico pavimentale della "Piccola caccia". Sono raffigurate dodici scene disposte su quattro registri;
nel primo registro dall'alto, un cacciatore e i suoi cani all'inseguimento di una volpe;
nel secondo registro, un sacrificio a Diana, tra due uomini che portano sulle spalle un cinghiale legato e un terzo che porta una lepre;
nel terzo registro, due uomini che spiano alcuni volatili sulle foglie di un albero, una vasta scena con il banchetto del proprietario con i suoi attendenti nel bosco, un cacciatore in atto di colpire una lepre col venabulum;
nel quarto registro la cattura di tre cervi con una rete e il drammatico abbattimento di un cinghiale che ha ferito un uomo in una palude. Sono degne di nota le figure dei due servi nascosti dietro la roccia: uno prova a colpire la bestia con un sasso, l'altro si tocca la fronte impaurito.
Quelle rappresentate sono vere e proprie scene di caccia (venatio), che dovevano far parte della vita quotidiana del padrone della villa. Il sacrificio a Diana, propiziatorio del buon esito della caccia, richiama da vicino uno dei tondi adrianei dell'arco di Costantino col medesimo soggetto. I moduli compositivi sono però a Piazza Armerina tipici della tarda antichità: il sacrificante e gli assistenti sono in posizione frontale, i rami degli alberi si dispongono simmetricamente ai lati della scena e la tenda (velarium) crea uno spazio di rispetto per il personaggio principale, con funzione analoga a quella del ciborio delle chiese paleocristiane. Le scene di caccia derivano dal repertorio tipico di tutta l'area dell'Occidente Mediterraneo, e si dispongono intorno ai due episodi centrali del sacrificio e del banchetto con ordine e simmetria. Lo schema compositivo sembra derivare dal repertorio nordafricano e richiamano per lo stile i mosaici nella "Casa dei Cavalli" di Cartagine e, per le caratteristiche compositivo-iconografiche, quelli in una villa di Ippona: è possibile che le maestranze provenissero dall'Africa Proconsolare e in particolare dalla stessa Cartagine.
Il vano trapezoidale di raccordo tra il peristilio e le terme ha un mosaico di dama con ancella.
Corridoio della "Grande Caccia
Scena di caccia Scena di caccia
Dal lato di fondo orientale del peristilio si accede al corridoio sopraelevato della "Grande Caccia" (65,93 m di lunghezza e 5 m di larghezza), con le estremità absidate. Su questo corridoio, elemento di raccordo e separazione tra parte pubblica e privata, si aprivano la grande sala absidata di rappresentanza e gli appartamenti padronali. L'importanza era sottolineata dal portico che si apre nella sua parte centrale verso il peristilio e dalla leggera soprelevazione: vi accedevano due scale dai bracci nord e sud del peristilio, e una terza centrale, di fronte all'ingresso della grande sala absidata.
A dispetto del nome con cui è conosciuto, il soggetto del mosaico pavimentale rappresenta una grande battuta di cattura, non caccia, di bestie selvatiche per i giochi dell'anfiteatro a Roma: nessun animale viene infatti abbattuto e i cacciatori usano le armi solo per difendersi. Le caratteristiche tecniche, unite all'analisi delle cesure evidenti sullo sfondo del mosaico, hanno consentito di individuare 7 scene, eseguite da due gruppi distinti di mosaicisti.
Le prime tre scene sono realizzate con tessere quadrate di piccole dimensioni (5–6 mm), di forma molto regolare, e con una certa quantità di faience; sono impiegate poche scaglie di pietra, e ci sono circa venticinque colori diversi.
Le scene restanti, nella metà sud del corridoio, sono realizzate con tessere un po' grandi (6–8 mm), scaglie di pietra più frequenti e minor precisione nei dettagli; sono presenti quindici colori.
La differenza stilistica fra le due parti del corridoio è assai evidente. Mentre nella metà sud le figure sono secche, schematiche e prive di volume, quelle della metà nord spiccano per la resa plastica e naturalistica dei corpi delle belve e per i volumi dei panneggi in libero movimento. È possibile che la parte meridionale del corridoio sia opera di maestranze più conservatrici, fedeli ai canoni stilistici del III secolo e ai modelli del linguaggio figurativo occidentale, mentre nella parte settentrionale avrebbero lavorato mosaicisti più innovatori e più vicini alla cultura figurativa del IV secolo, che avevano assorbito modelli elaborati in Grecia o in Asia Minore e ancora vicini alla tradizione ellenistica.
Nelle absidi alle estremità nord e sud del corridoio abbiamo due figure femminili. Quella a nord, molto lacunosa, tiene nella mano destra una lancia e ha ai lati un leone e un leopardo. Si tratta forse della personificazione della Mauretania o, più genericamente, dell'Africa. L'altra figura femminile dalla pelle olivastra, per la presenza dell'elefante dalle orecchie piccole, della tigre e della fenice, rappresenterebbe l'Egitto (Africa orientale quindi) o, secondo altri, l'Asia o l'India, come sembrerebbe provare la presenza delle formidines pendenti dai rami, nastri rossi usati dai cacciatori indiani per catturare le tigri. Il resto della decorazione del corridoio è organizzato in tre fasce: quelle laterali con scene di cattura vere e proprie entro confini geografici ben precisi, e quella centrale che rappresenta il trasporto degli animali e zone di mare entro le quali si vedono navi da carico. Le figure nelle absidi quindi sarebbero le personificazioni delle regioni rappresentate nella parte di corridoio vicina, nelle quali avveniva la cattura degli animali, convogliati poi al centro per essere spediti a Roma.
L'insieme rappresenta quindi una sorta di compendio su come catturare ogni singola belva, ambientato in due continenti diversi e ad uso e consumo di un dux di una provincia (i duces avevano infatti l'incarico di procurare le fiere per il circo[2]), forse il proprietario stesso che è probabilmente l'uomo maturo rappresentato nel continente di destra in atto di sovrintendere alla cattura con due soldati.
La struttura del mosaico è simmetrica, ma la zona destra è più sviluppata, sia perché le terre che rappresenta sono più vaste (a giudicare dagli animali arrivano a includere zone nilotiche e arabiche), sia perché venga collocato in posizione centrale il personaggio chiave del dominus coi soldati.
Basilica
Il vestibolo di Polifemo
Sul lato di fondo del corridoio della Grande Caccia, al centro, sopraelevata con quattro gradini, si apre un'ampia sala da ricevimento absidata, con un ingresso scompartito da due colonne che ne segnala l'importanza.
La funzione pubblica dell'aula, dove probabilmente il proprietario concedeva udienza e riceveva i visitatori, è resa inoltre evidente dalla originaria pavimentazione in prezioso opus sectile in lastre di marmi colorati e porfido. La sala si trova al termine di un percorso che si sviluppa in senso ascensionale a partire dall'ingresso monumentale. L'antistante corridoio della "Grande Caccia” viene a costituire una conduplicatio enfatica, ossia un “di più”, una ripetizione, del peristilio ad una quota più elevata. Sulla base dei confronti con gli esempi analoghi – anche se meno monumentali – della "villa di Portus Magnus" in Algeria (III secolo DC), del "palazzo di Fishbourne" nel Sussex, del "Pretorio" di Lambaesis e dell'"Aula palatina" di Treviri, sembra di poter indicare per questo corridoio apparentemente superfluo una funzione di "sala di attesa". Una simile soluzione sarà adottata nei secoli successivi dal nartece delle chiese cristiane, in particolare in diversi edifici di culto dell'area greco-egea, databili tra la fine del IV e il V secolo (basilica di Epidauro, basilica A di Nicopoli in Epiro, basilica di Afendelli a Lesbo), nei quali il nartece, attaccato al braccio orientale dell'atrio, lo raddoppia in lunghezza, proprio come avviene nella villa del Casale per il corridoio della "Grande Caccia" e il peristilio. Queste somiglianze hanno indotto ad ipotizzare per il complesso della sala basilicale una funzione addirittura "liturgica", in relazione al cerimoniale delle udienze nella corte imperiale di epoca tardoantica.
Appartamenti padronali sul lato orientale
Ai lati della basilica si aprono sul corridoio della "Grande Caccia" i due appartamenti padronali: quello più a nord, più prossimo agli ambienti di servizio e di dimensioni inferiori era probabilmente riservato alla famiglia (la padrona di casa o il figlio del proprietario) e l'altro più importante e con decorazione musiva più ricca e articolata era probabilmente quello del proprietario.
Un primo ambiente funge da anticamera; il pavimento è decorato con l'episodio di Ulisse che vince Polifemo per mezzo dell'astuzia, porgendogli il kantharos del vino. Pitture con il medesimo soggetto si trovavano sul Palatino e potrebbero farne ipotizzare la derivazione da un originale pittorico. Si tratta in ogni caso, di una testimonianza della cultura del proprietario e della sua dimestichezza con l'ambiente romano.
Una sala absidata che si apre sull'anticamera, forse identificabile con una sala da pranzo (triclinio), oppure con una stanza da letto (cubicolo) con rientranza per il letto (alcova) nell'abside. La sala presenta pitture parietali di Eroti e sul pavimento un mosaico geometrico in cui sono inseriti tondi con le Stagioni e ceste di frutta, mentre nell'abside si trova un motivo a squame con elementi naturalistici molto raffinati.
Un secondo ambiente laterale, ugualmente aperto sull'anticamera, è un altro cubicolo con alcova. Il pavimento è un tappeto geometrico con schemi poligonali, stelle stilizzate e Stagioni nei tondi, che circondano un medaglione con coppia di amanti. Il passaggio all'alcova, la rientranza occupata dal letto, mostra scene di fanciulli che giocano, mentre l'alcova stessa presenta una decorazione geometrica.
Appartamento meridionale
L'appartamento si apriva sul corridoio della "Grande Caccia" con un ingresso monumentale costituito da un peristilio a ferro di cavallo con quattro colonne ioniche e una fontana al centro. Il peristilio era pavimentato con un mosaico raffigurante la veduta di un intero porto, che gira intorno alla composizione ed Eroti pescatori, con tematiche simili a quelle presenti in uno dei cubicoli del lato nord. In quest'ambiente esiste una differenza stilistica fra la metà nord e sud della composizione. Infatti, nella metà sud degli alberi sono meno numerosi, il mare è disegnato da poche linee a zig-zag e da molte linee dritte, gli edifici sullo sfondo sono visti di fronte e non sono collegati fra loro. Tutto ciò evidentemente rivela l'utilizzo di diversi modelli.
Da qui si accedeva a tre vani principali, disposti in parallelo sull'asse est-ovest. Un'aula absidata si apre sul lato di fondo del peristilio e costituiva forse la biblioteca privata del proprietario o la diaeta. Il pavimento a mosaico presenta la scena mitologica del poeta Arione, al centro, che incanta gli animali marini, tritoni, Nereidi e cavalli marini con la musica e la poesia. Nell'abside si trova una grande testa di Oceano circondata da varie specie di pesci. Le acconciature ad elmo delle Nereidi hanno fornito importanti dati cronologici sulla base dei ritratti numismatici delle imperatrici della dinastia costantiniana. La disposizione della scena e il suo significato sono molto simili a quelle del mosaico con Orfeo nella sala absidata che si apre sul lato sud del grande peristilio quadrangolare.
Sul lato sinistro del peristilio a ferro di cavallo si dispone una coppia di ambienti, corrispondenti ad un cubicolo con alcova rettilinea preceduto da un'anticamera:
nell'anticamera si trova il mosaico con il combattimento di Eros e Pan, a cui assistono da sinistra forse il padrone di casa, un Satiro e due Menadi, mentre da destra tre fanciulli e due giovani donne, probabili familiari del proprietario. Gli oggetti sul tavolo di fondo sono il premio per il vincitore: quattro corone con foglie di palma, e due sacchi pieni di monete (su ciascuno di essi è indicata la cifra: 22.000 denari!). Si tratta di un episodio mitologico poco famoso, ma che faceva parte della cultura del padrone di casa: lo stesso tema si trova nella basilica paleocristiana di Aquileia, edificata in un periodo molto vicino a quello della villa del Casale, e nella quale la tartaruga simboleggia il male, il gallo il bene e la luce;
nel cubicolo è presente il mosaico dei Eroti Cacciatori: su vari registri si susseguono le scene, di grande effetto ornamentale per via del riempitivo di rami con foglie e frutti e di volatili che occupa tutto lo sfondo. Non mancano episodi umoristici, come quello del fanciullo caduto che è morso al polpaccio da un grosso topo, o dell'altro che fugge davanti ad un gallo (quest'ultima scena passerà nell'iconografia moralistica medievale come raffigurazione dell'Accidia).
Sul lato opposto del peristilio a ferro di cavallo, si dispone una simile coppia di ambienti, anticamera e cubicolo con alcova absidata:
l'anticamera presenta il mosaico del cosiddetto Piccolo circo: nell'arena gareggiano quattro bighe, trainate da volatili sacri a Venere e guidate da aurighi eroti (bambini); un fanciullo incaricato della premiazione reca in mano la palma per il vincitore. La critica più recente vede in questa scena un'allegoria delle Stagioni, un richiamo allo scorrere del tempo avente lo stesso significato simbolico dei tondi con carri del Sole e della Luna nell'arco di Costantino; il cubicolo è decorato con l'Agone musicale: su tre registri si trovano fanciulli intenti alla recitazione e al canto. Anche qui, come nel mosaico di Eros e Pan, ricorre il tavolo con le corone della vittoria sullo sfondo. Le due fanciulle che nell'abside di fondo sono intente ad intrecciare ghirlande di fiori e foglie potrebbero riferirsi ai momenti delle feste primaverili in onore di Cerere.
Nei mosaici di questo appartamento meridionale troviamo una sintesi di tutto il programma iconografico della villa: l'astuzia e la poesia (Eros, Arione) che vincono la forza bruta (Pan, le bestie marine); il tema della caccia (bambini cacciatori); il circo (bambini sulle bighe); la poesia e la musica (Agone musicale, che si richiama sia alla lotta di Eros e Pan, sia alle scene di Arione e Orfeo).
Ambienti sul lato sud del grande peristilio
Una delle "fanciulle in bikini"
Immediatamente contigui alle scale che portano al corridoio della "Grande Caccia" si aprono sul portico meridionale del grande peristilio due ambienti di servizio, in origine pavimentati con motivi geometrici. In un più tardo rifacimento l'ambiente più interno fu decorato con un mosaico noto come quello delle Fanciulle in bikini, in cui su due registri si dispongono dieci fanciulle impegnate in esercizi atletici. Un ambiente doppio, forse un cubicolo invernale, è decorato da un mosaico raffigurante un tetimimo.
La disposizione degli elementi nella sala di Arione, all'interno dell'appartamento padronale settentrionale, è identica a quella del mosaico di Orfeo nella sala absidata che si apre al centro del porticato, la cui importanza è sottolineata dall'ingresso a due colonne e dalla presenza di una fontana centrale. Si trattava forse di una diaeta invernale, di una sala da musica o di una biblioteca. Qui, al centro del mosaico si trova il poeta, circondato da più di cinquanta specie diverse di animali, fra i quali compare anche la mitica Fenice. Fra le scene di Arione e Orfeo esiste uno stretto legame concettuale: entrambe presentano il dominio delle forze brute (le bestie marine, le fiere terrestri) per mezzo delle arti della poesia e del canto, cioè delle attività che elevano lo spirito, tematica ripresa anche nel mito di Ulisse che vince con l'astuzia Polifemo nel vestibolo dell'appartamento settentrionale. Poiché nella mentalità del tempo la sapienza musicale era assimilata alla sapienza in genere, e le bestie selvagge erano frequente metafora delle passioni umane (per esempio in Lattanzio). Il parallelismo fra Orfeo e le venationes ricorre in Marrone, e i due temi sono significativamente accoppiati nella pisside eburnea di Bobbio.
Il complesso della trichora con peristilio ovoidale
Sia dal corridoio della '"Grande Caccia" e dall'appartamento padronale, sia dall'angolo sud-occidentale del grande peristilio quadrangolare si accedeva ad un complesso unitario, costituito da un peristilio a pilastri a pianta ovale tagliato ad una estremità da una sala con tre absidi (trichora) Sui due lati del peristilio si affacciano gruppi di tre ambienti, con quelli laterali accessibili dal vano centrale, mentre sul lato opposto alla sala con tre absidi, è presente un ninfeo (fontana) absidato. Si trattava probabilmente di un triclinio monumentale adibito ai banchetti di rappresentanza.
Il portico del peristilio era pavimentato con un mosaico di girali d'acanto animate con busti di animali. Gli ambienti sui lati del peristilio sono decorati con un mosaico di Eroti, nuovamente impegnati in attività di pesca (Eroti pescatori) nei vani meridionali, mentre in quelli settentrionali sono, invece, impegnati nella vendemmia (Eroti vendemmianti): davanti ad una villa rurale, due Eroti portano ceste piene di grappoli ai loro compagni intenti alla pigiatura dell'uva.
Il pavimento del contiguo ambiente laterale è interamente ricoperto da girali di tralci, grappoli e figurine di Eroti; al centro si trova un medaglione con busto di figura maschile (forse personificazione dell'Autunno).
Il mosaico di questo vano ricorda molto da vicino quello con lo stesso soggetto della volta del corridoio anulare del mausoleo di Costantina a Roma (attuale chiesa di Santa Costanza), eseguito pochi anni più tardi.
Lo schema, che ornava anche lo stesso sarcofago porfiretico della principessa figlia di Costantino, è molto diffuso nelle regioni del Mar Mediterraneo orientale, dove permane fino all'avanzato VI secolo nei pavimenti delle chiese giordane.
La sala con tre absidi, una sala da pranzo (coenatio) invernale per i banchetti, era accessibile dal peristilio mediante quattro gradini, tramite un ingresso con colonne in granito. Il mosaico del vano centrale, non interamente conservato, raffigura le fatiche di Ercole. Nell'abside settentrionale (a sinistra) è raffigurato il trionfo di Ercole accolto nell'Olimpo, in quella meridionale (a destra) il mito della nascita della vite con Licurgo e Ambrosia, e in quella di fondo, ad est, una lotta di Ercole e dei Giganti.
I passaggi verso le absidi ospitavano scene delle metamorfosi, di cui rimangono quelle di Dafne in alloro, di Ciparisso in cipresso, di Esione o di Andromeda e di Endimione in stelle. Il complesso delle figurazioni si riferisce all'apoteosi eroica del semidio, che viene trasformato in dio in seguito alle sue imprese, un motivo spesso ripreso nella propaganda imperiale come allusione alla divinizzazione dell'imperatore.
Terme
Particolare del mosaico del Circo
Il frigidarium delle terme
Direttamente dall'ingresso monumentale della villa si accedeva ad un complesso termale, che poteva dunque essere frequentato anche da estranei e che ripete l'orientamento di un precedente edificio termale.
Il primo vano, dotato di banchine, e probabilmente utilizzato come spogliatoio (apodyterium) è decorato con un mosaico pavimentale che raffigura la padrona di casa con i due figli fiancheggiata da ancelle.
Da qui si passa ad un atrio "a forcipe" (terminante in absidi alle due estremità) e decorato con il mosaico del Circo. Vi è rappresentato il Circo Massimo di Roma, ricco di dettagli, con in corso una gara di quadrighe vinta dalla fazione Prasina o dei "verdi". Questo corridoio era probabilmente utilizzato per gli esercizi ginnici al coperto.
Segue la tradizionale sequenza di ambienti termali romani, con frigidarium, tepidarium e calidarium.
Il frigidarium, una sala ottagonale con sei nicchie absidate sulle pareti, due delle quali utilizzate per gli ingressi. A sud un piccolo vano quadrangolare con tre profonde nicchie-absidi e due sale-piscina (natationes): a nord una piscina absidata a pianta basilicale e a sud una tricora. Il mosaico del vano centrale raffigura ancora una scena di Eroti pescatori con figure di Nereidi, Tritoni e cavalli marini, la cui composizione si adegua alla forma ottagonale dell'ambiente. Nelle nicchie absidate, utilizzate forse come spogliatoi, è raffigurata la mutatio vestis (personaggi che si svestono o rivestono, aiutati da schiavi). Le pareti erano rivestite di marmo.
Segue un piccolo ambiente usato probabilmente per le frizioni, con un mosaico raffigurante un massaggio (alepterion), da cui si accede ad una sala allungata con absidi alle estremità che doveva essere il tepidarium, decorata con un mosaico raffigurante i giochi dello stadio (lampadedromia), scarsamente conservato. Su uno dei lati lunghi si aprono tre ambienti riscaldati (due absidati e uno con vasca) che dovevano costituire i calidaria.
Dopo la visita della villa del casale di Piazza Armerina si ritorna a Catania passando per Caltagirone che merita una breve visita.
Caltagirone
Ponte di S.Francesco. La Scalinata di Santa Maria del Monte
Centro agricolo situato nella Sicilia centrale, è famoso per la produzione della ceramica, attività sviluppata nei secoli a partire dai tempi della Magna Grecia. È stata per oltre due millenni roccaforte privilegiata di molti popoli che controllavano le piane di Catania e di Gela, tra cui bizantini, arabi, genovesi e normanni. Nella seconda metà del XX secolo, Caltagirone ha vissuto un periodo di fioritura economica, grazie allo sviluppo del settore terziario e al turismo.
Il centro storico è stato insignito del titolo di Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 2002, insieme al Val di Noto
La Città della ceramica ha come eleminti di spicco, oltre al vasellame, le figure in terracotta ed i fischietti. I principali luoghi d'interesse turistico del centro storico sono la lunga Scalinata di S.Maria del Monte, in cui ognuna delle 142 alzate è decorata con un diverso motivo di piastrelle in ceramica ed il ponte di S.Francesco.
6° Giorno (08-05-17 Lunedì) Viaggio sulla Circumetnea
Un giro dell'Etna con la Ferrovia Circumetnea
BRONTE (IL PAESE DEI PISTACCHI) RANDAZZO
Il Percorso in Treno
Chi vuole utilizzare la Ferrovia Circumetnea partendo da Catania, deve recarsi nella storica via Caronda, ove ha sede la stazione principale della Ferrovia Circumetnea denominata "Catania Borgo".
All'ingresso della stazione di Catania-Borgo si nota la vecchia locomotiva a vapore n.14 (in dialetto soprannominata "Meusa"), che è la stessa che accompagnò Edmondo De Amicis nel suo viaggio all'inizio del secolo.
Dirigendosi verso la periferia di Catania, la linea ferrata taglia trasversalmente il centro urbano sino ad incontrare la prima evidente traccia della presenza dell'Etna: la colata del 1669, quella che raggiunse e distrusse Catania.
Il tracciato assume adesso caratteristiche uniche e, tra le case della periferia il binario è fiancheggiato da nere rocce laviche, che non lo abbandoneranno mai fino all'arrivo.
Superato Misterbianco si apre un grandioso panorama verso la montagna con una vegetazione che varia continuamente.
E' una campagna fittamente coltivata: gli agrumeti lasciano il posto agli ulivi, a qualche raro vigneto, ai fichidindia coltivati in maniera intensiva.
Sfilano uno dopo l'altro i popolosi centri abitati che cingono il vulcano su questo versante: Paternò, S. Maria di Licodia, Biancavilla, Adrano.
Non bisogna stupirsi se d'improvviso il convoglio si arresta in mezzo alla campagna: si tratta di una fermata facoltativa.
Fino a qualche tempo fa, queste fermate erano al servizio dei contadini che utilizzavano il treno per raggiungere il fondo agricolo e tornare quindi in paese, adesso possono divenire la base di partenza per interessanti escursioni.
Ad esempio dalla stazioncina di Passo Zingaro si puo risalire attraverso una mulattiera in mezzo a coltivazioni di pistacchio e antiche colate sino a monte Minardo, oppure dalla fermata Gurrida si puo raggiungere il vicino lago.
Il paesaggio diventa sempre più selvaggio e le colate laviche più o meno antiche si fanno sempre più frequenti prendendo il sopravvento sugli altri paesaggi, finché, superata la stazione di Bronte il tracciato della Circumetnea si immerge in una splendida colata costituita da lave a corda e raggiunge la sua quota massima all'altezza dell'altopiano di Maletto in contrada Difesa, dalla quale lo sguardo spazia verso i crateri sommitali.
Questo è il punto più alto toccato dalla linea ferroviaria (Rocca Calanna)) avente un'altitudine di quasi 1000 metri.
La fermata successiva è quella di Maletto (località famosa per la coltivazione delle fragole), ultima stazione prima di Randazzo: importante stazione agli antipodi di quella di Catania, dalla quale il treno è partito.
A Randazzo si è circa a metà strada: si può fare una sosta per visitare il centro storico prima di iniziare la discesa lungo la valle dell'Alcantara. Il paesaggio adesso è meno aspro e selvaggio.
Le campagne iniziano ad essere punteggiate da fastose ville mentre il treno della Circumetnea percorre i pregiati vigneti della Solicchiata.
Tutto intorno è coltivato con ogni genere di frutto tipico dell'Etna.
Naturalmente agrumeti e vigneti la fanno da padrone sugli altri prodotti della terra.
Ed è un gran belvedere il colore della zagara che, per bellezza, può essere accostato, solamente all'incomparabile gradevolezza del suo profumo.
Paesi e frazioni vengono superati uno dopo l'altro, mentre in lontananza si scorge nuovamente il baluginare dello Ionio e ai lati della ferrovia ricompaiono gli agrumi.
Il treno, infine, ancora una volta emulando il mito di Sisifo, conclude la sua corsa alla stazione di Riposto.
Per far ritorno a Catania, però, è conveniente scendere alla stazione di Giarre, in modo da prendere, in coincidenza, uno dei tanti treni ordinari delle Ferrovie della Stato percorrenti la linea Messina-Catania.
La Linea Ferroviaria extraurbana di superficie
Nel panorama delle ferrovie secondarie italiane, la Ferrovia Circumetnea presenta la particolarità di aver saputo conquistare una propria specifica e non trascurabile posizione di mercato sia nel contesto del traffico pendolare locale, sia nel settore turistico.
In esercizio dal 02/02/1895, la Ferrovia Circumetnea è costituita da un'unica linea a scartamento ridotto (950 mm) della lunghezza attuale di 110,963 Km, con l'aggiunta del tratto metropolitano di circa 4 Km. La pendenza massima è in varie tratte del 36 per mille e i raggi di curvatura minimi sono di 100 m.
L'armamento originario, costituito da rotaie da 25 UNI e lunghezza 9 m, in buona parte è stato sostituito con rotaie da 36 UNI in posa su traversine in tratte in rovere e in altre in cemento armato precompresso.
Numerose sono le opere d'arte presenti, come 6 gallerie (la più lunga 263,82 m quella di Roccacalanna), 11 viadotti ad arcate e 11 ponti a travata metallica.
La linea è gestita con ACEI in regime di autocomando/telecomando.
Data la tortuosità della linea, la velocità commerciale e di circa 35 km/h mentre quella massima di esercizio è di 60 km/h; ciò comporta sull'intera tratta una percorrenza di 3 h e 10' circa.
Questo è modo originale ed alternativo per visitare il vulcano Etna e, senza dubbio, il giro con la storica Ferrovia Circumetnea è suggestivo. Questa ferrovia venne inaugurata nel lontano 1898 e, lungo una tratta di circa 110 Km, viaggia intorno all'Etna attraversando numerosi paesini ai piedi del vulcano e regalando ai viaggiatori suggestivi scorci del paesaggio lavico. Il percorso della ferrovia Circumetnea va dalla stazione di Catania Borgo fino a Riposto e viene percorso in entrambi i sensi di marcia attraversando paesi etnei come Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo. La Circumetnea non è un treno prettamente turistico, bensì pensato per i pendolari, sebbene saltuariamente vengano organizzate anche corse puramente turistiche con littorine d'epoca. Ciò non toglie che un viaggio in Circumetnea può essere un'esperienza suggestiva per scoprire scorci del vulcano ma anche paesaggi meno noti della Sicilia orientale.
A chi va consigliato un tour dell'Etna in Circumetnea ? Se avete tempo a disposizione (il percorso completo tra Catania e Riposto dura oltre 3 ore) e se amate immergervi in un viaggio dal sapore antico con carrozze a volte non nuovissime e caratteristiche stazioncine che risentono degli anni, sicuramente la Circumetnea vi regalerà un viaggio pieno di emozioni. Tenete presente che in servizio si alternano mezzi abbastanza moderni e carrozze prive di aria condizionata e servizi igienici con sedili piuttosto spartani.
Punto di forza del percorso sono le lande desolate e suggestive, caratterizzate da scura pietra lavica che vengono attraversate, specialmente nella tratta tra Adrano e Randazzo. Potete anche effettuare il percorso a tappe, approfittandone per visitare alcuni dei paesi etnei. Tra questi spicca Randazzo con le sue belle architetture in pietra lavica. Se siete amanti delle escursioni e del trekking, potete poi utilizzare la Circumetnea per raggiungere il punto di partenza per le vostre escursioni in natura ai piedi dell'Etna.
Va segnalato che la Circumetnea non corre soltanto ai piedi del vulcano ma attraversa anche alcune aree molto urbanizzate e a volte degradate, specialmente nel tratto compreso tra Catania e Misterbianco.
7° Giorno (09-05-17 Martedì) CATANIA
Visita di Catania
Incontro con ing. Di Marco e Signora e giretti nei dintorni di Catania
8° Giorno (10-05-17 Mercoledì) Catania -Bologna (in aereo)
Partenza da Catania ore 07,30
Arrivo a Bologna alle ore 09,10 circa.