Oggi parliamo del mondo del lavoro. In Italia per l'esattezza.
Ancor più specificamente, in una grande azienda del panorama nazionale.
In un ufficio succede che per esigenze varie ed eventuali, si abbia bisogno di rimpolpare l'organico con nuove figure.
Nuove assunzioni che però, nella suddetta azienda, non sono cosa facile. Perché bisognerebbe sostenere una selezione ufficiale, un concorso, un sistema meritocratico e imparziale di selezione. E per aggirare il problema, vai di partite IVA e contratti di consulenza.
Ovviamente per le partite IVA non puoi pubblicare un annuncio sul web in cui cerchi apertamente personale.
E così si va di passaparola, suggerimenti, amici di amici, conoscenti di amici, conoscenti e basta, amici e basta.
Non vogliamo chiamarla raccomandazione?
Chiamiamolo sistema del lavoro che fa acqua da tutte le parti.
Fatto sta che queste "segnalazioni" diventano gli unici espedienti in grado di poter trovare una via di accesso al carrozzone ormai in corso d'opera.
Ma la tua azienda ti dice: "No, guarda che non possiamo contrattualizzare nessuno, perché in azienda ci sono 10000 dipendenti e tra questi ce ne sarà pur qualcuno in grado di fare ciò che chiedi, no?"
E quindi apri la selezione al personale interno. Peccato che tu non voglia nessuno, perché le persone da prendere le hai già.
E quindi annuncio scritto su misura.
Ma il caso vuole che arrivino candidature e che il colloquio, vuoi o non vuoi, queste persone devono sostenerlo. E allora metti su una commissione di selezione, e il colloquio così prevede il superamento di prove di questo mondo e dell'altro. Dall'astrofisica, alla programmazione, per passare all'economia, alla finanza e all'economia, al database, alle lingue, al giapponese e perché no, cinese.
I poveri aspiranti lavoratori sono spiazzati e pensano: "Però, anvedi che colloqui seri che fanno qui. Saranno tutti iperqualificati per fare sto lavoro! E io che pensavo di essere bravo/a, dovrò rivedere i miei parametri! Beh, buon per loro sarà per la prossima volta."
Peccato che nessuna delle circa 40 persone che lì lavorano hanno mai sostenuto un colloquio simile.
Solitamente è una chiacchierata generica sulle mansioni da svolgere, senza troppe formalità.
Tutto ciò mi ha fatto riflettere. Calata nella parte, sostenuta migliaia di volte, dell'aspirante lavoratore che affronta con il cuore colmo di speranza un colloquio di lavoro in un posto che nella sua testa è il meglio che possa immaginare. Il sogno della vita. La realizzazione di sé stessi oltre che di un desiderio.
E vai lì carica, pronta a sfoggiare il tuo meglio. E magari te lo fanno anche credere.
Poi, dopo quelle 48h circa di speranza, tutto si vanifica da: "il suo profilo non corrisponde a ciò che cerchiamo".
E ributtati nel vortice turbinoso della ricerca di lavoro, di annunci, di cv scritti e riscritti, di mail e telefonate, di speranze mal riposte.
E ogni volta che ricevevo quella risposta quando andava bene, nessun cenno quando andava male, mi sono arrabbiata, un po' demotivata, incazzata, demoralizzata. Ma mai rassegnata. E immagino ai retroscena dei miei colloqui, che probabilmente saranno stati simili.
E mi viene da pensare a quanto sia mediocre questo mondo del lavoro in cui viviamo, questo paese, queste persone.
E allora direi a queste 5 persone che sono lì dove io sono stata, prendete e cercate di meglio, perché di meglio qualcosa deve pur esserci. E in realtà lo dico anche a me stessa.
Cercare di migliorare sempre, provando a trascinare in un circolo virtuoso quello che ci circonda senza permettere al vortice negativo e di magagne di inghiottirci.