A volte, come oggi, non so cosa scrivere. Mi sento annoiato, non riesco ad elaborare un piano, un progetto. Eppure, metto le mani sulla tastiera e loro iniziano a scrivere. So che non si dovrebbe iniziare un post così, ma facciamo una "operazione sincerità": non è mai successo anche a voi? E non vi è mai successo di sospirare quando trovate di nuovo la "bacheca" piena di articoli che non vi interessano?
Ecco, oggi mi succede così. Ieri pensavo che avrei scritto del Cile, dove mi trovo attualmente, e di tutte le sue speciali caratteristiche. Del nostro viaggio, dei piatti tipici, dello strano modo di parlare dei cileni. E invece adesso mi ripugna l'idea di spiegare qualcosa, mi ripugnano le didascalie.
Niente di personale, eh: alcuni giorni mi sento così, eppure scrivo lo stesso.
Mi viene in mente il post di ieri di che rifletteva sul perché siamo su Steemit e cosa significhi quello che stiamo facendo.
I soldi, mi si permetta di dirlo, sono una vera benedizione. Quando mai abbiamo immaginato che scrivendo una poesia o cantando una canzone potessimo guadagnare dei soldi, talvolta anche tanti? Io, personalmente, penso che due, cinque, dieci anni fa non sarei neppure riuscito a sognare Steemit. Mi sarebbe sembrato troppo bello.
Troppo bello lavorare da casa, troppo bello scrivere quello che voglio, troppo bello sentirmi libero di esprimere i tanti aspetti della mia creatività e fantasia.
Siamo parte di una rivoluzione, così mi sentirei di rispondere alla domanda sollevata da . La libertà economica e finanziaria è un aspetto, importantissimo, ma non è l'unico. C'è la rivoluzione della proprietà: da oche all'ingrasso nella fattoria di Zuckerberg a shareholders, proprietari di un pezzettino della piattaforma, della nostra password, delle nostre foto. C'è la rivoluzione nelle interazioni umane: da chi urla e strepita più forte a chi scrive il commento che ha più valore. Da chi commenta i post di Facebook con astio e supponenza a chi ti scrive "Wonderful post!!!" sono il tuo ultimo articolo in italiano, che ti chiedi cosa abbia capito.
Però, ecco, preferisco ignorare uno sconosciuto che cerca di accaparrarsi il mio follow su Steemit (che cosa se ne farà, poi?!), piuttosto che arrabbiarmi ogni volta che un "amico" di Facebook commenta i miei post con quel tono da sapientone.
Creatori del futuro, liberi professionisti creativi, pionieri della creative economy. Quest'ultima è una definizione molto usata dai miei amici di Exosphere, una istituzione (loro si definiscono "Academy of science and the arts") che mi portò per la prima volta in Cile, tre anni fa, dove avevano sede. E' un concetto che si fonda sull'idea che gli umani, a differenza delle macchine, possono attingere ad una creatività infinita - e non smetteranno mai di farlo. E che in questa creatività risieda il loro valore essenziale.
Facciamo allora una riflessione nel lungo termine. Quali articoli, quali utenti pensate che continueranno a crescere su Steemit tra qui e i prossimi anni?
Scrivere soltanto per scrivere, soltanto per impressionare gli altri con il proprio lavoro, non è una strategia a lungo termine.
Non so voi, ma io non muoio dalla voglia di conoscere tutti i ricordi infantili di tutti gli italiani su steemit. E neppure, in questo momento, muoio dalla voglia di imparare tutti i dettagli di tutto ciò che conosce ognuno di voi. Certo, tutto è interessante, ma non tutto mi serve in questo momento. La nostra attenzione è una risorsa scarsa (e su questo concetto si inizia a costruire quella che alcuni definiscono attention economy) e ogni giorno la nostra RAM disponibile a imparare qualcosa di nuovo si esaurisce velocemente.
Personalmente, ho un piccolo sogno nel cassetto. Iniziare a mettere in scena, sul piccolo palco di cryptofarmer, la vita degli altri. Iniziare a fare interviste, fare ritratti di vite, racconti, progetti altrui. Fare un po' più di reportage e un po' meno il professore, soprattutto ora che mi trovo dall'altra parte del mondo. Fare il tinkerer, l'innovatore marginale e imprevedibile. Mi piacerebbe infine pensare a come lavorare insieme su Steemit: collaborare con qualcuno di voi in progetti di squadra.
Sono tante idee, ancora in disordine (un po' come la foto sopra) e spero di non aver annoiato, a mia volta, qualcuno. Sicuramente resterò fedele al nome con cui scrivo; il progetto della Cryptofarm resta la mia priorità, esplorando come combinare la tecnologia ad una vita semplice di campagna. Perché cambiando la nostra vita, cambiamo anche quella degli altri. Chissà che sia proprio questa la rivoluzione che stiamo vivendo insieme, io con voi. Una rivoluzione, quella che porta la bandiera della blockchain, che non è individuale nè collettiva: è sia individuale che collettiva.
Sarà questo l'obiettivo di lungo termine del nostro coinvolgimento su Steemit? Cambiare il nostro modo di scrivere, interagire, pensare al denaro, per cambiare anche le parole, le interazioni, l'economia di questo mondo che - penso siamo tutti d'accordo - non piacciono a nessuno?
Tutte le foto sono di mia proprietà e scattate in Cile (o in aereo) nel gennaio 2018.