Ciao sono Marco, ho 30 anni, vengo da Palermo ed è la prima volta che scrivo di questa storia.
Per due volte nella mia vita ho messo piede in Africa: la prima nel 2011 in Tunisia, la seconda nel 2012 in Sierra Leone.
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Al mio rientro in Italia, dopo quasi un anno passato a Freetown, ero felice; felice di riabbracciare la mia quotidianità, i profumi e i suoni della mia amata Palermo.
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Non ho sofferto di “mal d'Africa”, non ne ho avuto il tempo. Una parte di me, però, è rimasta nella “Città Libera” tra i sorrisi di una terra martoriata da guerre e catastrofi naturali.
Ancora oggi a distanza di anni mi capita di sentire nell'aria i profumi africani e allora chiudo gli occhi e cerco di aiutare la mia memoria: “apoto, apoto” gridavano i bambini, i miei coetanei mi parlavano di libertà, di diritti, di politica e di economia o perlomeno quelli che avevano ricevuto un'istruzione.
I meno fortunati li trovavi ad ogni “junction” a vendere pane, acqua (confezionata da imprese cinesi in buste che odoravano di petrolio) e qualsiasi cosa poteva consentirgli di guadagnare qualche soldo comprare cibo e aiutare la propria famiglia.
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La notte tra il 13 e il 14 Agosto di quest'anno, mentre la nostra parte del mondo era alle prese con i preparativi del ferragosto, il cielo su Freetown piangeva.
L'anima frenetica della città che mi ha fatto sentire subito a casa è svanita, travolta da una valanga che ha distrutto centinaia di abitazioni e che ha portate con se migliaia di vite.
Ho avuto il mal di Sicilia, è vero, ma adesso il mio cuore è triste. Immaginare le urla e i pianti, la sofferenza di persone a cui ho stretto la mano, con cui ho giocato, a cui sono legato. Non è facile.
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