Se chiudo gli occhi riesco a sentirlo...
Il lento e costante incedere delle onde sulla battigia.
Quel rumore dolce, di acqua e sale, che mi culla e mi ipnotizza nel silenzio.
In spiaggia non c'è nessuno.
Fa caldo.
Ma non quel caldo soffocante, quel caldo che mi toglie il fiato e che mi preme sulle tempie.
È quel caldo soffice, voluttuoso e indolente, morbido come una coperta.
Un tepore primaverile che mi scalda il viso, un tepore materno che mi abbraccia e mi coccola, mentre il mare canta dolcemente... e io lo assecondo, perché sta cantando per me... Il suono dei flutti è una lenta ninna nanna.
La mia ninna nanna.
Apro gli occhi e vedo il cielo.
Limpido e terso, azzurro come quegli occhi che tanto, tanto tempo fa mi fecero innamorare.
Un dipinto perfetto, sporcato dalle pennellate di bianco d'un pittore avventuroso, che ha voluto rovinare la perfezione per rendere tutto più vero.
Un paio di nuvole e tre gabbiani.
Solo ora mi accorgo del loro verso sguaiato, così dissonante ma così perfetto nell'insieme, come il tassello di un puzzle dalla forma astrusa.
Solo ora mi accorgo del vento: del suo impercettibile fruscio, delle sue lievi carezze che mi fanno piacevolmente rabbrividire.
Mi stringo nell'asciugamano mentre chiudo nuovamente gli occhi.
Inspiro forte.
Salsedine.
Mi colpisce dolcemente, come lo schiaffo gentile di una madre premurosa... come l'abbraccio successivo, quando l'astio cede al pentimento, quando l'odore dei suoi capelli mi riempie le narici e mi fa stare bene.
Mi alzo senza fretta.
La sabbia sotto i miei piedi invoca sensazioni strane.
Quella sensazione ruvida che si contrappone piacevolmente alla tenerezza del contesto... come il croccante delle nocciole in un fresco e soffice gelato al cioccolato.
I granelli della spiaggia cedono sotto il mio peso mentre lascio cadere l'asciugamano e corro.
Corro verso il suono delle onde, verso il calore del sole, verso i gabbiani, verso il cielo.
Corro verso il Mare.
I miei piedi sfiorano la sabbia umida, disegnando un percorso di orme nel candore delle dune.
Poi si immergono nell'acqua gelata, mentre un banco di pesciolini impauriti annuncia la mia venuta all'oceano.
Gli schizzi riempiono il mio campo visivo, come fuochi artificiali di una notte estiva, come i puntini luminosi che appaiono quando mi stropiccio gli occhi, come l'esplosione dei soffioni quando spira lo Scirocco, come...
Fa freddo.
Non importa.
Mi tuffo.
Il mondo scompare mentre mi immergo con gli occhi chiusi, il suono ovattato dell'impatto con l'acqua riempie le mie orecchie. Il gelo è inebriante, sono euforico... mi sento VIVO.
Esco fuori dall'acqua.
Apro gli occhi.
Vedo i colleghi intorno a me, con lo sguardo basso sulla tastiera. Il solito computer con il suo schermo bianco che mi sta aspettando, come a dirmi "Beh, vuoi lavorare o no?".
A volte mi capita di chiudere gli occhi e sognare, anche solo per qualche secondo. D'estate penso alla neve, alle montagne, alle castagne, alla brace, al vin brûlé.
E d'inverno invece?
Ho TANTA voglia di mare...!
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