La vista è una delle modalità sensoriali che ha ricevuto maggiore attenzione da parte delle neuroscienze. Probabilmente per l'affascinante complessità degli organi sensoriali implicati e la proporzione relativamente cospicua di materia cerebrale dedicata all'analisi dell'informazione visiva; magari perché è uno dei sensi con cui maggiormente ci approcciamo al mondo.
Dalla percezione dell'immagine, all'elaborazione delle informazioni che da essa derivano, all'identificazione di qualcosa o qualcuno conosciuto o sconosciuto che sia, fino alle emozioni che da esso scaturiscono ; tutto si muove all'interno di un potente, continuo e velocissimo circuito biochimico rispondente, in parte a processi filogeneticamente consolidati nel corso dell'evoluzione del cervello e, in parte modificati dalle esperienze che facciamo sin dalla nascita.
Guardiamo continuamente tutto ciò che ci circonda, a volte più attentamente altre meno, ma chi avrebbe immaginato che nel nostro cervello, al di là della nostra attenzione cosciente, si attivi in maniera diversa un area se stiamo osservando un volto piuttosto che un'altra per qualunque altro oggetto?
Proverò di seguito a svelarvi alcuni degli aspetti neuropsicologici coinvolti nella percezione dei volti.
Come avviene per tante altre attività del nostro meraviglioso cervello, anche il meccanismo di integrazione delle componenti delle immagini percepite si basa su una rigida separazione di funzioni in specifiche aree e sulla contemporanea ricchezza di connessioni tra esse.
È stato infatti osservato, tramite tecniche di fMRI (Functional Magnetic Resonance Imaging) e PET (Positron Emission Tomography), che la percezione del volto umano e l'elaborazione delle informazioni che da esso derivano, attivano il giro del cingolo anteriore e posteriore, la corteccia orbito-frontale mediale con estensioni fino alla convessità dei giri frontali superiori, al precunio inferiore, ai giri frontali inferiori ed alla giunzione temporo-parietale.
Esempio di img dell'attività cerebrale tramite fMRI
Esempio di img dell'attivita cerebrale tramite PET
Esistono nel nostro sistema nervoso aree distinte per la percezione degli oggetti rispetto a quelle implicate nella percezione dei volti ed un'ulteriore specializzazione è riservata alla capacità di elaborare espressioni e riconoscere emozioni.
Bruce e Young portarono avanti una serie di studi sulla doppia dissociazione fra deficit del riconoscimento dei volti (prosopoagnosia) e deficit del riconoscimento delle espressioni emozionali, dimostrando che il riconoscimento dell'identità si basa sulla percezione di alcuni aspetti del volto indipendenti dalle modificazioni delle espressioni, mentre la comunicazione sociale si basa su aspetti come l'espressione e lo sguardo.
Un ruolo chiave nell'elaborazione dei volti è infatti svolto dalla corteccia orbito-frontale, principalmente coinvolta nell'elaborazione di informazioni interne, processi mentali riferiti al sé e giudizi valutativi di tipo morale e sociale.
Haxby, Hoffman e Gobbini hanno elaborato un modello per il riconoscimento dei volti all'interno del quale si distinguono un “core system” (sistema centrale), che prevede l'analisi visiva dei volti ed un “sistema esteso” in cui vengono ulteriormente elaborate le informazioni in relazione alle necessità del sistema cognitivo.
Dagli studi sullo sviluppo percettivo è inoltre emerso che il neonato mostra precocemente una netta preferenza per il volto umano rispetto a tutti gli altri stimoli visivi; nonché precocemente sviluppa la capacità di discriminare differenti pattern facciali che esprimono diverse emozioni.
Questo, insieme alla particolare predilezione a imitare le espressioni del volto, è di fondamentale importanza in termini evolutivi in quanto favorisce il legame di attaccamento, le interazioni sociali e lo sviluppo del linguaggio.
Direttamente coinvolto nella percezione di azioni comunicative facciali ed emozioni specifiche è poi ovviamente il Sistema dei Neuroni Specchio, che rappresenta il substrato biologico dell'empatia, nonché il sistema primario di condivisione dell'intersoggetività.
Che dire? Siamo dalla A alla Z "fatti" per essere insieme agli altri esseri e qualunque sia la prospettiva da cui ci mettiamo a osservare l'uomo non possiamo che concludere, come già fece nel IV sec. A.C. Aristotele, semplicemente che “l’uomo è un animale sociale”.
FONTI E RIFERIMENTI
- Distributed Neural Systems for Face Perception. J. V.Haxby, M. I. Gobbini, 2010
- Il cervello e la bellezza: dalla fisiologia alla patologia. P. Livrea, 2006
- Modelli e strutture cerebrali implicate nell'elaborazione dei volti e delle espressioni. P. Nichelli, F. Benuzzi, 2005
Img 1
By Leo Pascual, Paulo Rodrigues, and David Gallardo-Pujol - Pascual L, Rodrigues P and Gallardo-Pujol D (2013) How does morality work in the brain? A functional and structural perspective of moral behavior. Front. Integr. Neurosci. 7:65. doi: 10.3389/fnint.2013.00065 http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fnint.2013.00065/full, CC BY 3.0
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38546680
Img 2
By National Institute of Mental Health, Public Domain,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=384090
Img 3
By Jens Maus (http://jens-maus.de/) - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=404690
img 4
By The original uploader was RobinH at English Wikibooks - Transferred from en.wikibooks to Commons., CC BY-SA 3.0
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36970350
Img 5
By Billeke P and Aboitiz F - Billeke P and Aboitiz F (2013) Social cognition in schizophrenia: from social stimuli processing to social engagement. Front. Psychiatry 4:4. doi: 10.3389/fpsyt.2013.00004 http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fpsyt.2013.00004/full, CC BY 3.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43690944
Img 6
creata dall'autore tramite riferimenti bibliografici.
Img 7
By see Source - Evolution of Neonatal Imitation. Gross L, PLoS Biology Vol. 4/9/2006, e311 doi:10.1371/journal.pbio.0040311, CC BY 2.5,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1480917