Il libretto rosso di Mao ( il cui titolo originale è “Citazioni delle opere del presidente Mao Tse-Tung" ) stampato per le prima volta nel 1966, è tra le opere più lette al mondo, secondo solo alla Bibbia.
Avvolto da un alone di misticismo ha infiammato gli animi di milioni di persone che
da un capo all'altro del mondo lo hanno impugnato come un'arma...un'arma verso lo sfruttamento, la violenza e l'ipocrisia borghese.
Raccolta di citazioni tratte dagli scritti e dai discorsi di Mao e organizzato dall'allora comandante dell'Esercito di liberazione del Popolo, Lin Piao per le sue truppe, si diffuse rapidamente tra le masse cinesi in piena Rivoluzione Culturale.
Ma facciamo un passo indietro per capire quegli anni ed il contesto in cui il libretto rosso acquisisce importanza per la rivoluzione cinese...
“La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra”
Mao Tse-Tung
Mao, dopo avere sconfitto i nazionalisti del Koumintang capitanati da Chiang Kai-Shek e spalleggiati dalla potenze occidentali (in primis gli Stati Uniti) proclama la Repubblica Popolore Cinese il 1° Ottobre del 1949.
Dopo decenni di guerra civile si ritrova a governare un paese immenso, con una popolazione di circa 900 milioni di persone, basato su un sistema feudale e un'economia da ricostruire.
Dà il via ad una serie di riforme ( simili alla Nep sovietica) volte al miglioramento delle condizioni di vita del popolo: la collettivizzazione delle terre, la semplificazione della scrittura cinese per aumentare l'alfabetizzazione, provvedimenti economici volti a combattere la spirale inflazionistica che aveva colpito il paese già durante la guerra civile.
Le difficoltà sono tante e non sempre le misure attuate danno i risultati sperati, tuttavia il motore della rivoluzione è ben avviato ed il Partito Comunista Cinese ha segnato ormai una via ben salda verso il socialismo ed un uomo nuovo, privo delle catene capitaliste che in tutto il mondo opprimono le masse popolari.
Il marxismo-leninismo applicato alla realtà cinese (denominato successivamente maoismo) però non vive sogni tranquilli.
Morto Stalin nel '53, infatti, la Russia, il primo paese della storia a dimostrare la bontà del socialismo scientifico di Marx, tradisce gli ideali comunisti ed il suo stesso popolo abbandonando la via per socialismo.
Il Revisionismo di Krusciov tenta di insinuarsi tra alcuni quadri del PCC che mostrano i primi segni di imborghesimento e burocratizzazione.
E' proprio in questo contesto storico-politico che il socialismo cinese, ed il presidente Mao, si trovano davanti un bivio: perseverare sulla difficile strada per il comunismo o accodarsi al revisionismo sovietico?
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La risposta pare scontata...
La Rivoluzione Culturale Proletaria
Le guardie rosse insieme a milioni di studenti tornano nelle piazze, sventolando il libretto rosso, reclamano il socialismo quello vero, quello che si oppone allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Le città sono tempestate dai Dazibao, veri e propri poster, dove la gente denunciava pubblicamente le vessazioni che i piccolo borghesi ancora perpetuano nella popolazione.
Le donne, l'altra metà del cielo, si liberano finalmente delle doppie catene: quelle dell'oppressione di classe e di genere.
Mao sorride, è stato proprio lui ad esortare la sua giovane popolazione a ribellarsi.
Ribellarsi è bello, Ribellarsi è giusto!
In questo momento, dopo anni di trasformazione e di emancipazione del proletariato, Mao sferra un colpo decisivo al potere borghese.
Le masse popolari detengono il potere, ed il socialismo riesce a liberare tutte le forze che anni di oppressione avevano soffocato.
L'uomo nuovo è pronto, la rivoluzione culturale è in atto ed il libretto rosso racchiude i pensieri di un epoca, la concretezza di anni di lotte del popolo cinese ma allo stesso tempo l'universalità del maoismo applicato successivamente in Perù, Nepal e India.