Introduzione
Si dice che l'uomo sia un essere sociale, fatto per vivere e interagire con i propri simili.
Ma se ciò è vero, perché mi trovo così bene a passare ore da solo fissando la superficie dell'acqua, aspettando un momento che solitamente tarda ad arrivare... o non arriva per nulla?
Certo che descritta così la pesca sembra davvero un'attività noiosa.
Ma lo è?
L'inizio della giornata
Sveglia alle 5 del mattino.
Quando devo farlo per lavoro, per la solita trasferta fuori Roma, mi girano le scatole da morire... ma oggi no, oggi lo faccio per scelta. "Il mattino ha l'oro in bocca" ed è tanto più vero quando si va a pescare... tra l'altro si dice anche "chi dorme non piglia pesci", per cui sveglia all'alba senza troppe storie.
Colazione abbondante e controllo dell'attrezzatura. Ovviamente è tutto già pronto dalla sera precedente: canne, terminali, esche, tronchesine, l'immancabile gilet grigio pieno di tasche e compagno di mille avventure (perché il pescatore è scaramantico per antonomasia; non azzardatevi ad augurare una buona pesca se non volete passare dei guai). Carico tutto in macchina e via: l'aria ancora frizzante di brina ed il sole che spunta pigro dall'orizzonte.
Arrivo nel mio luogo di pesca preferito, quello che anni fa mi diede grandi soddisfazioni. Monto l'attrezzatura e mi guardo intorno: non c'è anima viva. Non esseri umani almeno; si ode il cinguettio degli uccelli, qualche anatra, lo sciabordio delle onde, odore di acqua ed erba bagnata... odore di lago.
Mentre il sole sorge arriva il primo lancio; il colpo di frusta della canna in carbonio che fende l'aria, il rumore dei cuscinetti a sfera del mulinello che lascia andare il filo... l'esca, rossa di luce riflessa, descrive una perfetta parabola nel cielo ancora scuro e cade in acqua con un sordo "PLOF".
Con un sospiro tremolante di felicità comincia la giornata di pesca.
Pesca e Filosofia Zen
La parola Zen ha origine dal termine indiano “Dhyana” che si può tradurre in pensare, riflettere, meditare raggiungendo uno stato di equilibrio perfetto e piena consapevolezza. Cosa c’entra con la pesca direte voi?
Breve premessa: per quanto mi piaccia stare in compagnia e divertirmi con i miei amici, ci sono dei momenti in cui ho bisogno di ricaricare le batterie… e per farlo, devo stare solo. Per tutti quelli che non riescono a capirmi: tranquilli, non sono (o almeno non credo di essere) sociopatico, sono certo che i lettori introversi possano capirmi benissimo.
Insomma, quando ho questo bisogno amo stare in mezzo alla natura incontaminata, beandomi nel suo silenzio. Sullo stesso principio nasce la mia passione per la corsa, è sempre un modo (anche se forse un po’ più “fisico”) di stare sulle mie.
Forse la pesca è una scusa: un pretesto per staccare la spina, per parlare con me stesso cercando di capire a che punto sono e dove voglio andare. Un modo per riordinare le idee in questa vita così frenetica, affermando la mia presenza in un personale angolino di paradiso, lontano dal caos e dal vociare degli altri esseri umani. Un modo per pensare, riflettere e meditare…
Zen.
…e nel frattempo si attende, si lancia e si recupera. Quel “PLOF” dell’esca in acqua diventa il mio personale Nirvana, alla ricerca dello “spot” giusto dove lasciare a mollo la mia lenza. Ma è veramente così necessaria la cattura? Si dice che non sia importante raggiungere l’obiettivo, ma lo è il percorso che ti ci ha portato: è la strada che ti forma, ti fa da maestra di vita. O forse è solo una scusa per giustificare l’insuccesso di questa prima ora di pesca..?
Perso nei miei pensieri lo “scopo” mi coglie quasi di sorpresa: la canna si flette, la lenza tira sul mulinello.
Ci siamo.
La Lotta
Torno rapidamente in me: questo è il momento più importante della battuta di pesca. Il momento nel quale i pensieri si dissolvono e si gioca una complicata partita a scacchi contro il tuo avversario, appena sotto il pelo dell’acqua; una partita a scacchi che durerà pochi attimi.
Pazienza. Ancora no. Ancora no…
La canna si flette con forza.
ORA.
Alzo la canna con rapidità… e comincia la lotta.
Descrivere quei momenti è difficile. Difficile perché è una botta di adrenalina che sale senza apparente preavviso, che ti annebbia per un attimo i sensi che in quel momento sono tutti concentrati sui movimenti della canna, del pesce e dell’acqua. Recupero la lenza, poi mi fermo. Alzo la canna verso destra, poi verso sinistra. Gli lascio un po’ di lenza… poi si ricomincia. Su e giù, pregustando l’emozione della cattura ma terrorizzato da tutto ciò che potrebbe andare storto: il nodo reggerà? Il terminale è saldo? Riuscirò ad evitare quelle rocce che affiorano sula superficie?
Il pesce salta fuori dall’acqua: meraviglioso nei riflessi del sole e stanco della lotta… ma mi sento comunque un nodo in gola.
Avete presente quando la vostra squadra del cuore sta per battere un rigore al 90esimo minuto contro la capolista del campionato, con la possibilità di strappare una vittoria soffertissima?
Ecco, la sensazione è quella.
E poi… fai gol.
La Cattura
Ci sono riuscito.
Tiro fuori il pesce dall’acqua con un sorrisone sul volto. Scatto un selfie da far vedere a casa sperando di suscitare un po’ di invidia in mio fratello: pescatore come me, spesso compagno silenzioso durante le battute di pesca.
Con l’adrenalina che si dilegua ti resta un po’ l’amaro in bocca: poteva essere più grande, poteva combattere di più. Ricordate? L’obiettivo non diventa più così importante.
Dopo la foto di rito, un bacetto e lascio tornare il pesce in acqua. Magari in futuro ci incontreremo di nuovo, o forse mai più.
Un attimo di nostalgia.
Poi si ricomincia: nuove aspettative, nuovo spot, nuova esca. Forse quella sarà l’unica cattura del giorno. Forse ne susseguiranno molte altre. Sicuramente ci sarà da divertirsi. O da pensare. O entrambe... ma è veramente così importante? Oppure…
“PLOF”
NOTA: tutte le foto presenti sono di proprietà dell'autore.