Quando si effettuano dei lavori ripetitivi, capita spesso che il cervello evada dal quel particolare palinsesto, cercando di viaggiare su binari di diverso livello, per diversi motivi, più gratificanti o stimolanti, e così è stato mentre pulivo le scale di uno dei due condomini che abbiamo preso in carico io e la mia compagna.
Come ho accennato qualche mese fa, non mi spaventa nulla, a livello lavorativo, perché qualsiasi cosa lecita è degna di essere fatta, anche i lavori più umili, quindi pulire delle scale rientra tranquillamente nel mansionario che mi sento di poter svolgere, oltretutto c'è una certa elasticità di orario, nel senso che possiamo andare all'ora che vogliamo, potendo anche scegliere tra due giorni differenti.
Bene, oggi ero da solo, complice il pesante strascico che l'Herpes Zoster lascia in chi ne è stato colpito, la mia compagna ancora ha dolore e un forte prurito, per cui, piano piano, le ho fatte da solo, impiegando circa un'ora e mezza complessivamente.
C'è un signore, avrà circa un'ottantina di anni, che mi ricorda tantissimo mio nonno materno, lo vedo una volta ogni tanto, oggi ho avuto il piacere di salutarlo e scambiarci quattro veloci chiacchiere, dicendogli della somiglianza, complimentandomi con lui per il fatto che vada ancora in bicicletta, dimostrando anche una certa maestria.
E' stata la partenza di un viaggio interiore, che mi sono trovato a percorrere dopo averlo salutato, ho lasciato andare la memoria che ha riportato alla luce i bei tempi andati, quando ero poco più di un bimbo e mio nonno viveva nella stessa casa dove ero nato.
Aveva fatto la Seconda Guerra Mondiale, l'unica sua fortuna era stata quella di essere sopravvissuto al conflitto, ma era stato deportato in Albania, facendo due lunghi anni di prigionia, e al ritorno in Italia, per scattargli due lastre radiografiche, non c'era bisogna di inutili radiazioni, era sufficiente metterlo contro luce per vedere quanto poco era rimasto di lui.
Poco più di un metro e sessanta di altezza, a stento pesava 40 kg quando rimise piede in Italia, ma era vivo, aveva una moglie e una bambina piccola che lo aspettavano (mia nonna e mia mamma) e ricominciò una vita semplice, fatta di campi e di costruzioni, c'era tanto lavoro manuale da fare, lui era un muratore, e si diede subito da fare, non appena si riprese dall'orrore e dalla devastazione fisica che la guerra gli aveva lasciato.
Quando mio padre conobbe mia madre, lei era poco più di una ragazzina, si sposarono e misero alla luce mio fratello, erano tempi di ricrescita, di rinascita, c'erano delle prospettive da sfruttare anche per la povera gente comune, decisero tutti insieme di scendere nella città più grande che ci fosse nelle vicinanze, acquistando un terreno fabbricabile.
Mio padre, mio nonno e mio zio si fecero in quattro per costruire praticamente da soli la casa in cui qualche anno dopo nacqui io, lavorando notte e giorno, nei ritagli di tempo, dopo aver già svolto il lavoro di muratori sotto le dipendenze di altre imprese, ma qui stavano costruendo qualcosa per loro, e raccogliendo tutte le forze, con mille sacrifici, in un paio di anni una casa di due piani, con garages e soffitta, venne costruita e realizzata, pronta per essere abitata da tutta la famiglia.
Arrivai io, le condizioni economiche erano leggermente migliorate, i primi ricordi di mio nonno risalgono alla frequentazione della scuola elementare, quando in prima mi portava a scuola con l'Ape Piaggio 50, di colore arancione, in quanto non aveva mai preso la patente, il piccolo furgoncino era la sua vettura, il suo piccolo modo di spostarmi da una parte all'altra della città.
Quando era bel tempo, andavo a scuola sul sellino posteriore del Benelli Gentleman, guidato da mia mamma, mentre se pioveva mi toccava andare con mio nonno, ho messo volutamente in corsivo mi toccava perché i bambini sono involontariamente cattivelli, quando vogliono, io lo ero ogni tanto, in quanto non nascondevo la mia preferenza per il viaggio con le due ruote del ciclomotore materno, "il nonno va troppo piano", dicevo, ma quando arrivava il sabato al nonno spuntava l'aureola, diventava una sorta di santo per me......
Perché c'era questa beatificazione festiva?? Semplice, il sabato e la domenica pomeriggio mi portava con lui al circolo delle bocce, e lì la mia bocca si trasformava in una piccola fornace atomica, capace di ingurgitare ogni schifezza dolciaria e non che mi passasse a tiro.
Un po' di educazione me l'hanno insegnata, non sono mai stato un bimbo discolo e maleducato, aspettavo sempre che fosse mio nonno a incoraggiarmi nell'andare a prendere qualcosa da mangiare di mio gradimento, era sì un circolo delle bocce, ma il piccolo bar interno era pieno di ogni Ben di dio, e allora, dopo che le prime volte quasi mio nonno mi spingeva verso il bancone, mi guardavo in giro perlustrando quale leccornia avrebbe avuto l'onore di essere da me divorata.
Furono un paio di anni bellissimi, arrivato verso gli 8-9 anni avevo smesso di fare il cretino, quando pioveva montavo sull'Ape senza fare capricci, ma come tutte le belle storie anche questa finì, orrendamente troncata dal manifestarsi del tumore ai polmoni che prematuramente lo colpì, portandolo alla morte quando io non avevo più di 14 anni.
Gli venne diagnosticato cinque anni prima, cure ed interventi chirurgici, ricordo poco di tutti i periodi passati da mio nonno in ospedale, praticamente dal primo intervento smise di fare una vita felice, quel poco che si era potuto godere finalmente, per aver lavorato e patito tanto nella sua vita, fu soppiantato da cure invasive, che da una parte allungarono la sua vita, che ancora era degna di essere chiamata tale perché ebbe la magrissima consolazione di vedere il matrimonio di mio fratello e la nascita di mio nipote, dopo di ché, a distanza di pochi mesi, muorì in un letto d'ospedale, sembra per le conseguenze di un'operazione eseguita male.....
Erano tempi in cui le persone comuni, le persone cosiddette umili, avevano pochi diritti e pretese nei confronti di personaggi altisonanti e qualificati, come chirurghi professionisti, dalla grande fama e risonanza, e le semplici dicerie e voci di corridoio (peraltro pluri-confermate), che all'epoca questo signor chirurgo, che definirei un grande pezzodimerda, si fosse presentato nella sala operatoria più ubriaco che sobrio, non furono adeguatamente raccolte dalla mia famiglia, di origini troppo basse per poter contrastare in un eventuale aula di tribunale questo macellaio legalizzato.
La causa della sua morte fu, dopo l'autopsia, emorragia interna, ed una delle principali ipotesi che si fecero all'epoca fu quella che il valente chirurgo si fosse dimenticato di chiudere correttamente una vena in un'operazione alla quale fu sottoposto mio nonno, ma ormai sono tutti discorsi che lasciano il tempo che trovano, come purtroppo li lasciarono in quell'epoca.
Aveva il destino segnato, il suo fisico era minato dalle lunghe privazioni giovanili e dalle tante sigarette fumate nella sua vita, in quanto durante la guerra si era soliti fumare qualsiasi cosa che passasse a tiro, ricordo i suoi pacchetti di Nazionali senza filtro, poi vennero le Alfa e subito dopo smise di fumare, raccomandandomi di non cominciare mai con quell'orribile vizio che lo avevo reso schiavo per tutta una vita, e che gli aveva lasciato quella triste eredità che lo avrebbe in ogni caso portato alla morte, in quanto la morte per emorragia accorciò ulteriormente la sua vita, che sarebbe in ogni caso terminata al massimo qualche anno dopo, il cancro ai polmoni si era ramificato, sparando metastasi in giro come fuochi d'artificio.
Una cosa mi fece rabbrividire, quando mio nonno me la disse un paio d'anni prima di morire, in uno dei periodi in cui simbrava stare un po' meglio, eravamo di fuori, all'ombra del grande fico che era sopravvissuto ad una coda di fulmine, che cadendo a terra lo aveva diviso in due, ma era miracolosamente ancora in vita, regalandoci dolci frutti e tanta ombra....
"Ricorda queste mie parole, a me non è rimasto molto da vivere, non sono stupido, lo so, lo sento, ma anche se sei il più piccolo, cerca di guardare e di stare attento a tuo fratello, tra voi due è lui che realmente ha più bisogno".
Avevi ragione nonno, avevi purtroppo ragione, non ce l'ho, non ce l'abbiamo fatta a tenerlo qui con noi, è lassù, insieme a te, almeno adesso vi farete compagnia, eravate tanto legati che sembravate babbo e figlio, la tua morte prematura fu già un durissimo colpo per lui, in uno dei peggiori anni che segnò a fuoco la sua esistenza, spero solo che un giorno ci ritroveremo tutti insieme, non so come, non so dove, non so quando né perché, ma vorrei tanto rivedervi, ho passato troppo poco tempo con voi due....