

Mi domando spesso dove sia andata a finire una notizia
e le sue conseguenze. Il seguito della storia. Mah, scomparso. E' come se l'informazione andasse a onde. Un tema che sembra di fondamentale importanza per noi, per le persone coinvolte, roba da occupare le prime pagine dei giornali, con tanto di titoli grandi neri, sparisce nel giro di 24 ore.
Hai notato? La prima risposta che mi viene in mente di fronte a questo dare e togliere è legata alla mole enorme di informazioni che circolano in pianta stabile. Tante, troppe, con la necessità conseguente di far posto e concedere spazio ad altro, visto che il tutto è troppo. Il fatto è che questo in questo modo mi distraggo in continuazione e - sospetto - ogni riflessione, ogni approfondimento che ciascuno di noi potrebbe affrontare, viene spazzato via da un nuovo stimolo, a sua volta sostituito da un altro fronte, qualche ora dopo.

questa faccenda ogni tanto, magari sul tardi, nella notte, mi preoccupa all'improvviso.
Forse causa notte, appunto, causa vino, causa cibo, tutto un ambaradan che porta - questo sì -a riflettere e a chiacchierare con le persone vicine in un clima notturno, il mio preferito, disteso e silenzioso. Provo a spiegare: un disastro ecologico descritto come epocale, con tanto di pareri di esperti e previsioni catastrofiche salvo contromisure urgenti, tempo 24 ore diventa una notiziola grande così. Quando va bene. Più spesso vaga in un qualche universo ignoto, al pari degli effetti delle contromisure, ammesso e non concesso che vengano prese e che funzionino.
Di tanto in tanto compare un reportage su una delle molte "guerre dimenticate". Ci sono i numeri e le foto a illustrare un dramma di cui, in effetti, nulla sapevo. Nulla sapevamo, oso dire, tirandoti dentro. E' un allarme rosso, basta leggere tra le righe, basta un attimo per scoprirlo. Ma nell'istante in cui volti pagina, la guerra dimenticata viene dimenticata un'altra volta. Non solo da me, ho il sospetto. Da tutti o quasi. Salvo quelli che sono coinvolti, come vittime o come carnefici. Come se anche questo disastro fosse destinato a essere digerito. Come se ogni disastro sia destinato a una rapida digestione. Visto, poi, che si tratta quasi sempre di vicende distanti dal nostro quotidiano, dalla nostra vita.

Insomma, mi viene da pensare che il cinismo sia un elemento dato per inevitabile.
Ineluttabile addirittura. Ogni atto terroristico determina un allarme immediato. Che si abbassa, ho la sensazione, lentamente e inevitabilmente anche quello, nel giro di pochi giorni, perché non è possibile parare certi tiri, vivere tutti e dappertutto in stato di allerta.
In aggiunta, mi accorgo ormai da tempo che il peso di questi attentati viene valutato in maniera straordinariamente diversa in relazione non al numero ma alla geografia e alla nazionalità delle persone colpite. La nostra indignazione al pari del nostro orrore si impennano giustamente quando siamo fisicamente toccati o sfiorati da un atto terroristico ma l'atteggiamento - non solo degli organi di informazione - sembra cambiare un bel po' (un po' troppo, penso) quando qualcosa di analogo o addirittura più grave accade fuori dall'Europa.

E' inevitabile, per certi versi, mi dico.
Anche se, una volta accolta - volentieri o meno - la cosiddetta globalizzazione, be', i confini e le barriere dovrebbero cadere su tutti i fronti. In compenso, mentre riceviamo da ogni parte del mondo informazioni, curiosità, e complicazioni, continuo a trovare sui giornali, nei dibattiti tv, un po' ovunque, gli esiti di un dibattito politico e italico interminabile. Il che mi costringe a un sapore un po' provinciale , alla sensazione di dare conto a qualcosa di marginale, niente che produca una vera evoluzione , una specie di emancipazione. Ecco. Chiedo scusa se sto menando il torrone su un argomento piuttosto serio. Ma forse ne vale la pena. Alla peggio puoi passare al prossimo post e ciao eh eh!
Ti Abbraccio!


The news that disappears after 24 hours! Ita-Eng-Fra-Esp

I often wonder where a news story went
and its consequences. The continuation of the story. Well, disappeared. It is as if the information goes in waves. A topic that seems to be of fundamental importance for us, for the people involved, stuff to occupy the front pages of the newspapers, complete with big black headlines, disappears within 24 hours.
Have you noticed? The first answer that comes to mind when faced with this giving and taking is linked to the enormous amount of information that circulates on a permanent basis. Many, too many, with the consequent need to make room and give space to something else, since everything is too much. The fact is that in this way I am constantly distracted and - I suspect - every reflection, every in-depth analysis that each of us could face, is swept away by a new stimulus, in turn replaced by another front, a few hours later.

This matter every now and then, maybe late in the night, suddenly worries me.
Maybe it's due to night, in fact, due to wine, due to food, all an ambaradan that it leads - yes - to reflect and chat with people around you in a nocturnal atmosphere, my favorite, relaxed and silent. I try to explain: an ecological disaster described as epochal, complete with expert opinions and catastrophic forecasts except for urgent countermeasures, 24 hours time becomes such a big news. When it goes well. More often it wanders in some unknown universe, as well as the effects of countermeasures, admitted and not allowed that they are taken and that they work.
From time to time a report appears on one of the many "forgotten wars". There are numbers and photos to illustrate a drama of which, in fact, I knew nothing. We knew nothing, I dare to say, pulling you inside. It's a red alert, just read between the lines, just a moment to find out. But the instant you turn the page, the forgotten war is forgotten again. Not only from me, I suspect. From all or almost. Except those who are involved, as victims or as perpetrators. As if even this disaster was destined to be digested. As if any disaster is destined for rapid digestion. Given, then, that it is almost always a matter of events far from our daily life, from our life.

In short, it makes me think that cynicism is an element considered inevitable.
Ineluctable indeed. Every terrorist act triggers an immediate alarm. That it goes down, I have the feeling, slowly and inevitably that too, within a few days, because it is not possible to parry certain shots, to live everyone and everywhere in a state of alert.
In addition, I have been aware for some time now that the weight of these attacks is assessed in an extraordinarily different way in relation not to the number but to the geography and nationality of the people affected. Our indignation as well as our horror rightly soar when we are physically touched or grazed by a terrorist act but the attitude - not just of the media - seems to change quite a bit (a bit too much, I think) when something similar or even more serious occurs outside Europe.

It's inevitable, in some ways, I tell myself.
Even if, once accepted - willingly or not - the so-called globalization, well, borders and barriers they should fall on all fronts. On the other hand, while we receive information, curiosities and complications from all over the world, I continue to find the results of an interminable political and Italic debate in the newspapers, in the TV debates, almost everywhere. Which forces me to have a slightly provincial flavor, to the feeling of giving an account to something marginal, nothing that produces a real evolution, a kind of emancipation. Here you are. I apologize if I am beating the nougat on a rather serious subject. But maybe it's worth it. At worst you can move on to the next post and bye eh eh!
I Huge you!


La news qui disparaît au bout de 24h! Ita-Eng-Fra-Esp

Je me demande souvent où est passé un fait divers
et ses conséquences. La suite de l'histoire. Eh bien, disparu. C'est comme si l'information passait par vagues. Un sujet qui semble être d'une importance fondamentale pour nous, pour les personnes concernées, des trucs pour occuper les premières pages des journaux, avec de gros titres noirs, disparaissent dans les 24 heures.
As-tu remarqué? La première réponse qui vient à l'esprit face à ce donnant-donnant est liée à l'énorme quantité d'informations qui circulent en permanence. Beaucoup, trop, avec la nécessité conséquente de faire de la place et de donner de l'espace à autre chose, puisque tout est trop. Le fait est que de cette façon je suis constamment distrait et - je suppose - chaque réflexion, chaque analyse approfondie à laquelle chacun de nous pourrait être confronté, est balayée par un nouveau stimulus, à son tour remplacé par un autre front, quelques heures plus tard.

Cette affaire de temps en temps, peut-être tard dans la nuit, m'inquiète soudainement.
Peut-être que c'est dû à la nuit, en fait, à cause du vin, à cause de la nourriture, tout un ambaradan qu'il amène - oui - à réfléchir et à discuter avec les gens qui vous entourent dans une ambiance nocturne, ma préférée, détendue et silencieuse. J'essaie d'expliquer : une catastrophe écologique qualifiée d'époque, complétée par des avis d'experts et des prévisions catastrophiques à l'exception des contre-mesures urgentes, le temps de 24 heures devient une si grande nouvelle. Quand ça se passe bien. Le plus souvent il erre dans quelque univers inconnu, ainsi que les effets des contre-mesures, admises et non admises qu'elles soient prises et qu'elles fonctionnent.
De temps en temps, un rapport apparaît sur l'une des nombreuses "guerres oubliées". Il y a des chiffres et des photos pour illustrer un drame dont, en fait, je ne savais rien. Nous ne savions rien, j'ose dire, en vous tirant à l'intérieur. C'est une alerte rouge, il suffit de lire entre les lignes, juste un instant pour le savoir. Mais à l'instant où vous tournez la page, la guerre oubliée est à nouveau oubliée. Pas seulement de moi, je suppose. De tout ou presque. Sauf ceux qui sont impliqués, en tant que victimes ou en tant qu'auteurs. Comme si même cette catastrophe était destinée à être digérée. Comme si toute catastrophe était destinée à une digestion rapide. Sachant alors qu'il s'agit presque toujours d'événements éloignés de notre quotidien, de notre vie.

Bref, ça me fait penser que le cynisme est un élément considéré comme inévitable.
Inéluctable en effet. Chaque acte terroriste déclenche une alarme immédiate. Que ça descend, j'ai le sentiment, lentement et forcément ça aussi, d'ici quelques jours, car il n'est pas possible de parer certains coups, de vivre tout le monde et partout en état d'alerte.
De plus, je sais depuis un certain temps déjà que le poids de ces attentats s'apprécie de manière extraordinairement différente par rapport non pas au nombre mais à la géographie et à la nationalité des personnes concernées. Notre indignation ainsi que notre horreur montent à juste titre lorsque nous sommes physiquement touchés ou effleurés par un acte terroriste, mais l'attitude - pas seulement des médias - semble changer un peu (un peu trop, je pense) quand quelque chose de similaire ou même plus grave se produit en dehors de l'Europe.

C'est inévitable, à certains égards, me dis-je.
Même si, une fois acceptée - volontairement ou non - la soi-disant mondialisation, eh bien, les frontières et les barrières devraient tomber sur tous les fronts. D'autre part, alors que nous recevons des informations, des curiosités et des complications du monde entier, je continue à trouver les résultats d'un débat politique et italique interminable dans les journaux, dans les débats télévisés, presque partout. Ce qui m'oblige à avoir une saveur un peu provinciale, au sentiment de rendre compte de quelque chose de marginal, rien qui produise une réelle évolution, une sorte d'émancipation. Voici. Je m'excuse si je bats le nougat sur un sujet plutôt sérieux. Mais peut-être que ça vaut le coup. Au pire vous pouvez passer au post suivant et bye eh eh !
Je vous embrasse!


¡La noticia que desaparece después de 24 horas! Ita-Eng-Fra-Esp

A menudo me pregunto a dónde fue a parar una noticia
y sus consecuencias. La continuación de la historia. Bueno, desapareció. Es como si la información fuera en ondas. Un tema que parece ser de fundamental importancia para nosotros, para las personas involucradas, cosas que ocupan las primeras planas de los periódicos, con grandes titulares negros, desaparecen en 24 horas.
¿Has notado? La primera respuesta que surge ante este toma y daca está ligada a la enorme cantidad de información que circula de forma permanente. Muchos, demasiados, con la consiguiente necesidad de dejar sitio y dar espacio a otra cosa, ya que todo es demasiado. El caso es que de esta manera estoy constantemente distraído y - sospecho - cada reflexión, cada análisis en profundidad que cada uno de nosotros podría enfrentar, es barrido por un nuevo estímulo, a su vez reemplazado por otro frente, unas horas más tarde.

Este asunto de vez en cuando, tal vez tarde en la noche, de repente me preocupa.
Tal vez sea por la noche, de hecho, por el vino, por la comida, todo un ambaradan que lleva - eso si - a reflexionar y charlar con la gente que te rodea en un ambiente nocturno, mi favorito, relajado y silencioso. Trato de explicar: un desastre ecológico descrito como trascendental, completo con opiniones de expertos y pronósticos catastróficos a excepción de contramedidas urgentes, el tiempo de 24 horas se convierte en una gran noticia. Cuando va bien. Más a menudo vaga en algún universo desconocido, así como los efectos de las contramedidas, admitió y no permitió que se tomen y que funcionen.
De vez en cuando aparece un informe sobre una de las muchas "guerras olvidadas". Hay números y fotos para ilustrar un drama del que, en realidad, no sabía nada. No sabíamos nada, me atrevo a decir, empujándote adentro. Es una alerta roja, solo lea entre líneas, solo un momento para averiguarlo. Pero en el instante en que pasas la página, la guerra olvidada se vuelve a olvidar. No sólo de mí, sospecho. De todos o casi. Excepto aquellos que están involucrados, como víctimas o como perpetradores. Como si incluso este desastre estuviera destinado a ser digerido. Como si cualquier desastre estuviera destinado a una rápida digestión. Dado, entonces, que casi siempre se trata de hechos alejados de nuestra cotidianidad, de nuestra vida.

En resumen, me hace pensar que el cinismo es un elemento considerado inevitable.
Ineluctable por cierto. Todo acto terrorista dispara una alarma inmediata. Que baja, tengo la sensación, lenta e inevitablemente también, dentro de unos días, porque no es posible parar ciertos tiros, vivir todos y en todas partes en estado de alerta.
Además, soy consciente desde hace tiempo de que el peso de estos ataques se valora de forma extraordinariamente diferente en relación no al número sino a la geografía y nacionalidad de las personas afectadas. Nuestra indignación, así como nuestro horror, se disparan con razón cuando somos tocados o rozados físicamente por un acto terrorista, pero la actitud, no solo de los medios, parece cambiar bastante (demasiado, creo) cuando algo similar o incluso más grave ocurre fuera de Europa.

Es inevitable, en cierto modo, me digo a mí mismo.
Incluso si, una vez aceptada, voluntariamente o no, la llamada globalización, bueno, las fronteras y las barreras deberían caer en todos los frentes. En cambio, mientras recibimos información, curiosidades y complicaciones de todo el mundo, yo sigo encontrando los resultados de un interminable debate político e itálico en los diarios, en los debates televisivos, en casi todos lados. Lo que me obliga a tener un sabor un poco provinciano, al sentimiento de dar cuenta de algo marginal, nada que produzca una verdadera evolución, una especie de emancipación. Aquí estás. Pido disculpas si me estoy volviendo loco en un tema bastante serio. Pero tal vez valga la pena. En el peor de los casos, puede pasar a la siguiente publicación y ¡adiós, eh, eh!
¡Te abrazo!
-Le immagini di questo articolo sono prive di diritti d'autore e sono state prese dal sito pixabay.com-
Di seguito i link di ogni immagine nell'ordine in cui compaiono nel post:
https://pixabay.com/it/illustrations/notizia-giornale-quotidiano-globo-1074604/