Qualche sera fa sono uscita a cena con uno dei miei più cari amici. Un amico storico, visto che ormai lo conosco da più della metà della mia vita. Abitiamo nella stessa città, ma per motivi più diversi non riusciamo a vederci spesso.
Quando decidiamo di farlo, è sempre un momento di grande allegria, spensieratezza, chiacchiere, confidenze e risate. L’altra sera, a cena con noi, per ottimizzare il tempo sempre scarso che la vita gli concede, con noi c’erano altri suoi amici, che non conoscevo.
Tra una chiacchiera e l’altra, il normale argomento di conversazione è stato: “E voi con M. come vi siete conosciuti?”.
Un ragazzo dice erano compagni di banco alle materne e amici di quartiere, l’altro che si sono conosciuti a calcetto da ragazzini mentre un’altra ragazza è una compagna di università.
“E tu invece, come lo hai conosciuto?”
E io, con tutto il candore del mondo ho risposto in due parole: “Su Internet”.
Su Internet??
Eh sì. Una delle mie migliori amicizie della vita reale è nata in un mondo virtuale.
Sugli space di MSN per la precisione. I primi blog degli anni 2000. Quel mondo di nessuno in cui ci si appropriava di un nickname spesso assurdo e fantasioso, si apriva un blog, uno "spazio", si cercava di carpire online qualche nozione di programmazione html per renderlo sbrillucicoso e possibilmente con una musichetta d sottofondo quando si apriva la pagina (ovviamente dei cantanti più in voga del momento), e si socializzava con i propri amici, compagni di scuola e del paese, ma si faceva anche amicizia con emeriti sconosciuti.
I blog di MSN erano un universo di adolescenti che oltre a ritrovarsi sulla panchina del cortile nelle sere d’estate, si mandavano messaggi e confessioni sulle pagine virtuali del web. Era tutto più evanescente, meno concreto e quindi più libero di fluire.
E paradossalmente, riuscivi a conoscere una persona molto meglio di quelle che conoscevi in carne e ossa.
M. l’ho conosciuto per caso.
Durante il racconto di come ci siamo conosciuti, abbiamo provato a ricostruire come eravamo arrivati l’uno all’altra in quell’intricato mondo di live space, dove passavi dall’uno all’altro senza ben sapere come ci eri finito.
All’epoca il mio amico frequentava una ragazza di Napoli, bazzicava il suo blog e cercava forse una sua amica che aveva il mio stesso nome. O forse ero io che cercavo un amico del mare di Roma con il suo, di nome. Insomma, tra un commento e una mail, un trillo e mille emoticon su quella chat casinara e prettamente da adolescenti di msn ci siamo conosciuti, trovati e riconosciuti.
Dopo circa 8 anni, quando Roma divenne la mia nuova città, ci siamo incontrati e siamo diventati amici anche nella vita reale.
A distanza di 15 anni, è ancora uno dei miei migliori amici di sempre.
A partire da quella domanda e da quella risposta:
“Come vi siete conosciuti?”
“Su internet?”
ho riflettuto su ciò che il web ha significato per la mia crescita personale, professionale, sentimentale.
M. non è l’unico grande amico della mia vita conosciuto sul web.
Su Twitter ho conosciuto per una casualità di eventi una persona che poi, inconsapevolmente, ha mosso dei tasselli della mia vita portandola a prendere una direzione diversa.
Siamo diventati amici a colpi di 140 caratteri, poi in una chat su Facebook, poi in un mattino di maggio a Roma, passeggiando per la città eterna.
A. mi ha presentato un suo amico, che cercava una figura da inserire nella sua azienda e che guarda caso corrispondeva al mio profilo.
Mi offrì un lavoro, ma in un’altra città. Non ci pensai due volte. Partìì. Profondo sud, nuova vita, nuovi amici.
Un nuovo lavoro, sul web. Che mi ha aperto altre strade. Ma questa è un’altra storia.
Ieri MSN, live space e chat pubbliche. Poi i social, con Twitter e Fb a tenere le redini delle relazioni sociali. E oggi per questa piccola comunità di italiani c’è Steemit e un canale su Discord. Una chat che non avevo mai sentito nominare prima e che invece oggi accompagna le mie giornate. E con essa, le 200 persone circa che compongono questo ecosistema.
Chiacchiero da mesi con molte persone che ormai definisco “amiche” anche se non le ho mai viste in vita mia. Di alcuni conosco la voce, il modo di parlare, le inflessioni dialettali, il timbro di voce, il suono delle risate.
Ma non li ho mai conosciuti di persona.
Facciamo parte di un piccolo sistema organizzato come una società, un’azienda, una comunità vera e propria, conosciamo i pensieri altrui e regaliamo loro i nostri.
Condividiamo una parte consistente delle nostre ore e delle nostre giornate.
Mi sono chiesta perché. Forse perché nella velocità dell’immediatezza del consumo dell’esperienza online, qui c’è un ascolto “sincero”, che va più a fondo di un like su un post di Facebook, è più attento di un cuoricino volante su Twitter, più empatico della condivisione di una foto su Instagram.
Ogni strumento ha una sua funzione, qui forse, si può essere se stessi, esprimersi e condividere sapendo che si è circondati da altre persone disposte a farlo, a leggere e ad ascoltare.
E questa semplice attenzione, nel frastuono generale che ogni giorno ci bombarda, è un tuffo in un’oasi di silenzio che fa sorridere.
[Le foto sono di mia proprietà, scattate con una Nikon d3100 e una gopro]