Fa caldo qui, ancora a fine autunno. Si respira aria buona, c'è luce, c'è il mare, c'è quell'odore inconfondibile di brezza marina che scompiglia i capelli nelle giornate di vento.
Le giornate procedono in un'altalena infinita di cose da fare e di pensieri che rimbalzano da una parte all'altra della mente quando si chiude la porta di casa e un po' ritrovo me stessa e quello che porto dentro al cuore.
Già, ma cosa porto dentro al cuore? Tanta confusione, tante ferme certezze. Ogni tanto prova ad aprirsi a qualcosa di nuovo, ma teme dannatamente di bruciarsi ancora una volta, ancora di più. E quindi faccio un passo indietro, in bilico.
La paura di buttarmi in qualcosa è forte, ma non mi ferma, ci provo sempre.
Ma le farfalle nello stomaco, il pugno stretto e le vertigini dalla punta delle dita fino alla radice dei capelli, quelle ancora non le ho ritrovate.
Mi vengono a far compagnia nei miei sogni, quando sblocco tutto, inibizioni, paure, incertezze e le sento.
Non so cosa sogno, ma so cosa sento. Una mano che si stringe, ogni notte, attorno alla mia e mi accarezza i capelli.
Forse con loro, le farfalle, arrivi anche tu.
E come una cometa che percorre la sua orbita solitaria e ripassa ciclicamente sulle nostre teste, così mi ritrovo a orbitare in un cielo di ricordi.
O forse di sogni lontani.
Spasmi di un'altra vita che riaffiorano e bussano per uscire, repressi da troppo tempo.
Giriamo il mondo, le nostre vite cambiano. Eppure so che in un cassetto segreto ho qualcosa che nessuno potrà portare via.
E ce l'hai anche tu.
Ho ripensato a te mille volte.
Ho rivisto quel posto, affollato eppure nostro, in mille sogni.
Dammi in prestito la tua mente almeno per un po', e dimmi cosa c'è, anche se lo so.
Dimmi cosa mi dicevi nei tuoi pensieri che si fermavano alle labbra e restavano lì.
Dai una forma anche ai miei pensieri confusi.
Ieri guardavo le onde. È tutto come cercare di afferrarne una.
È potente, concreta, ti avvolge, eppure se cerchi di afferrarla ti scivola via dalle mani. Le stringi e non resta niente.
Allora forse è meglio farsi avvolgere e seguire i flussi e i riflussi delle onde che vanno e vengono, senza farsi troppe domande e senza cercare risposte.
È un ciclo, un eterno ritornare.
Un pensiero fisso in un angolo della mente.
Sempre.
Per sempre.