L'aula del tribunale era semi vuota. Intorno alla sala si sentivano lievi chiacchierii, come un rumore in lontananza di cicale in un assolato pomeriggio estivo.
La porta si spalancò con un boato: un paio di uomini in divisa scortavano verso il suo banco il Giudice, un uomo in toga con una lunga barba bianca, lo sguardo arcigno ed il martelletto pronto nel pugno della mano destra. Bastò un colpo del martelletto per zittire l'aula di tribunale.
Che facciano il loro ingresso gli imputati.
Dall'ingresso entrò trafelato un uomo di bassa statura. Non era assolutamente uno di quegli uomini che attira l'attenzione: aveva un deciso accenno di pancetta ed un volto furbo ma assolutamente anonimo. Indossava un completo nero, camicia bianca e cravatta regimental, annodata così stretta al collo da somigliare al nodo scorsoio di una corda d'impiccagione. Sorrideva nervoso e sudava copiosamente. Si inchinò un paio di volte al giudice prima di prendere posto a sedere, in un banchetto nel lato destro della sala.
Dopo un paio di minuti di attesa teatrale, entrò in sala una bellissima giovane donna. Aveva lunghi capelli rossi che le scendevano in copiosi riccioli lungo le spalle. Il suo viso, leggermente lentigginoso, faceva da sfondo ad un paio di stupendi occhi verdi perfettamente truccati. Le sue forme erano leggiadre e sinuose, il suo portamento era impeccabile e sensuale. Indossava un lungo vestito rosso coperto di lustrini, un foulard di piume bianche ed un cappello a falde larghe, bianco anch'esso. Nonostante la sua aria sicura, non sembrava fosse contenta di essere lì. Si sedette dietro un banchetto alla sinistra della sala, con un lungo sospiro.
Il giudice prese la parola:
Quindi... la signora Essere ed il signor Avere sono qui per discutere l'istanza di divorzio, aperto dalla signora alla mia destra.
L'aula reagì alle parole del giudice con un lungo "Oooooh" di sorpresa. Evidentemente non riuscivano a credere come quell'ometto fosse riuscito a sposare una donna così bella. Due secchi colpi del martelletto riportarono il silenzio.
Vuole cominciare spiegando le sue ragioni?
La giovane donna parlò con l'aria sicura e la voce di chi era abituata ad apparire in pubblico.
Vostro onore, il problema è molto semplice. Io ed il signor Avere siamo stati insieme per tanto tempo, fino a sposarci ormai più di cinque anni fa. Ma dopo tutto questo tempo, ahimè, nonostante tutti gli sforzi profusi, ho capito di non amarlo più. Per questo chiedo il divorzio.
L'omino, asciugandosi la fronte imperlata dal sudore, prese la parola con voce tremolante, evitando accuratamente di incrociare lo sguardo della donna che, d'altro canto, lo fissava come se volesse entrargli in testa con lo sguardo.
Giudice... signore... vorrei che lei mi capisca, io non posso perderla. Lei fa parte della mia vita, divorziare sarebbe... come ricevere una stilettata al cuore! Io le ho dato tutto ma sembra che non basti. Posso coprirla di denaro, comprarle i migliori vestiti, portarla a cene di gala... e se è il mio amore che vuole, lei sa bene che lo avrà per sempre...
La donna fece un verso sprezzante.
Avere, è proprio questo il punto. Perché non riesci a capire che io non VOGLIO nulla! Abbiamo passato anni insieme, speravo che avessi imparato a capirmi. I beni materiali non possono legare il mio spirito, non possono comprare la mia anima o trattenere il mio amore con te. Anzi, è proprio il contrario! Queste catene che mi hai messo ai polsi, questa rincorsa al cercare "Cosa voglio di preciso"... è questo che non sopporto di te! Io voglio essere solo me stessa! Io SONO Essere!
L'omino si schiarì la voce.
Tesoro, io continuo a non capirti. Anche tu mi conosci da anni, sai che nella vita ho sempre ottenuto quello che volevo. Ho due lauree, entrambe conseguite con il massimo dei voti. Ho un lavoro stabile e con un ottimo stipendio, grazie al mio impegno costante nel far carriera. Credevo di averti dato tutto quello che una donna può desiderare! Questo è il massimo che posso fare: darti quello che ho, perché non posso darti più di quello che è in mio possesso... non puoi avere nient'altro da me... io SONO Avere!
La donna batté un palmo sul tavolo alzandosi in piedi.
Non posso accettarlo! Non hai capito che la tua vita fino ad ora è stata priva di senso? Per ottenere le tue due lauree hai dovuto dar ragione a persone che valevano neanche la metà di te! La tesi di laurea è stata scelta dai tuoi professori perché in quella maniera avresti avuto il massimo dei voti, anche se odiavi l'argomento. Il tuo lavoro... hai rinnegato qualsiasi diritto umano, lavorando la notte per un direttore incompetente. SOLO per un po' di denaro! Mi hai dato tutto quello che potevi, è vero, ma quanto di questo me lo hai donato con il cuore? Perché non ammetti che stai soltanto cercando di comprarmi, perché il tuo unico scopo è AVERMI vicino a te?
L'uomo si alzò in piedi a sua volta, paonazzo in viso.
Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per noi amore..! Io non ho mai capito il tuo modo di vivere. Non riuscirò mai a comprendere come hai potuto rinunciare a quel posto fisso in banca solo per poter fare l'archeologa part-time con un contratto da ricercatrice. "Questo è il mio sogno" dicevi, prendere una paga da fame è stato il tuo sogno? E ricordi quando hai insultato il mio capo durante la cena di lavoro, solo per aver fatto una stupida ma appropriata battuta sui ricercatori in Italia? Amore... la vita è fatta di compromessi. Non è possibile vivere solo di passioni, bisogna accettare ed a volte chinare la testa, il mondo non SARA' mai come vuoi tu.
La donna si avvicinò al banchetto dell'omino a grandi passi, puntandogli un indice contro.
Quindi io dovrei accettare il mio destino, andando contro le mie ideologie, la mia coscienza, il mio stesso pensiero? Dovrei annullarmi di fronte a questo mondo dove conta solo "Avere ciò che ci serve"? No. Non mi avrete mai come volete voi!
L'omino si alzò in punta di piedi cercando di sostenere lo sguardo di sua moglie, almeno per qualche secondo.
Lo faresti? Resteresti te stessa anche se ciò vorrebbe dire rimanere sola? Sola in questo mondo materialista, di persone a cui importa solo dei loro interessi, che vogliono le stesse cose ed esigono gli stessi sentimenti? Tutto per "Essere ciò che sei", ovvero una donna infelice?
Le guance della giovane donna si rigarono di lacrime, mentre guardava suo marito come si guarderebbe una persona amata sul patibolo. Difatti, il nodo della cravatta si stringeva sempre di più ma l'omino non sembrava avere intenzione di allargarlo. Intorno a loro c'erano mormorii di consenso e di dissenso, discussioni animate e punti di vista sussurrati, ognuno aveva la propria idea sulla questione e non esitava a renderla esplicita.
Il martelletto suonò furioso nell'aula, riportando il silenzio. Gli imputati tornarono ai loro posti, la donna continuando a singhiozzare, l'uomo con uno sguardo risoluto velato da un accenno di pentimento.
C'è un unica soluzione a questa diatriba
Disse il giudice.
Il mio verdetto è...
Immagine del gioco "Phoenix Wrigt: Ace Attorney" - click for source
Chi ha ragione e chi ha torto? E' più importante essere, avere o forse dovremmo cercare un compromesso tra i due? A chi dovrebbe dar ragione il giudice? Scrivetelo nei commenti, io ho un finale in testa ma potreste convincermi del contrario :)