La Versione di Mike
Ricordate i Telegatti, il Gran Premio Internazionale dello Spettacolo? Mike Bongiorno ne ha ricevuti praticamente uno ogni edizione, soprattutto nella categoria quiz e varietà, a cui vanno aggiunti i due alla carriera (nel 1996 e nel 2006). Sicuramente, quelli alla carriera sono i più meritati per l’uomo che ha creato la tv italiana. Il presentatore per lui, oltre che un lavoro, era una vera passione. Passione che aveva coltivato sin da giovane, alla radio negli State, dove praticamente aveva fatto di tutto: il tecnico, lo speaker, il programmatore radiofonico e il conduttore. In America dalla metà degli anni Quaranta, conduceva un programma seguitissimo dagli italo-americani (The Voice of America), presentando i dischi italiani dell’epoca, e un quiz, i cui premi erano elargiti in chili di spaghetti. Prima di tornare a New York (dove era nato il 26 maggio del 1924), c’era stata l’Italia e Torino (la città della famiglia della madre, nella quale era cresciuto). Nei primi anni Quaranta, Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, era un sedicenne che si divideva tra gli studi liceali, la passione per la montagna e l’atletica leggera. Nel tempo libero era un “ragazzo di bottega” per il giornale La Stampa, dove raccoglieva i dati sulle corse ciclistiche e sulle formazioni delle squadre di calcio. Proprio nella testata torinese aveva mosso i suoi primi passi da giornalista, ed era diventato un’abile “trombettiere”. Il lavoro del “trombettiere” consisteva nel dettare a gran velocità, via telefono, ai giornali affiliati alla Stampa, i fatti più importanti della giornata, in quel modo aveva sviluppato l'eloquio, che lo rese tanto famoso.
L’adolescenza di Mike finì con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e con l’occupazione nazista di Torino, così il giovane Mike era scappato in montagna, con i partigiani (fra Bardonecchia e Sauze). Là, tra le montagne, aveva incominciato a fare la staffetta tra le varie brigate partigiane, portando messaggi sulle attività alleate. La sua “attività” era stata scoperta, qualcuno l’aveva tradito e non restava che lasciare il paese. Il tentativo di una rocambolesca fuga verso la Svizzera, insieme ad altri compagni, era miseramente fallito con la cattura da parte dalla Gestapo. Grazie ai sui documenti americani, si era miracolosamente salvato dalla fucilazione, ma era finito in carcere. Dalla detenzione nel carcere di San Vittore era iniziata una lunga odissea, terminata nei campi di concentramento in Germania. Nel duro campo di prigionia, aveva patito una lunga agonia di privazioni, sino a quando la sorte non l’aveva inserito in un elenco di prigionieri da scambiare con il nemico. Inizia per Mike un altro lungo viaggio, prima in treno sino a Marsiglia, poi una lunga traversata a bordo di una nave svedese che lo riporta inaspettatamente negli State. Arrivato a New York, salvo, libero e tra le braccia del padre (che non vedeva da anni, dai tempi della separazione con la madre rimasta in Italia), i giornali americani raccontarono la sua storia. Attraverso il programma “The Voice of America” era riuscito a far sapere alla cara mamma e ai colleghi della Stampa, che era vivo e che stava bene.