Dopo svariati giorni di valutazioni, ripensamenti e osservazioni sono arrivato ad una conclusione che esporrò qui sul mio blog, probabilmente suddivisa in più parti, in modo tale da far capire come sono arrivato alla conclusione del ragionamento e quindi alla decisione finale.
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Per chi crede che mi accingo ad abbandonare il mondo delle criptovalute ed in particolare Hive, no tutt'altro, è anzi la mia esperienza degli ultimi giorni dopo lunghi mesi di assenza proprio su Hive ad aver riacceso questo mio diavoletto sulla spalla che è da anni in realtà che mi ronza attorno insinuandomi l'idea che sto per esporre.
SOCIAL MEDIA
Perchè non partiamo proprio dagli albori coinvolgendo pure un pò di semantica?
Possiamo dire pure che le prime forme di interazione sociale su Internet risalgono a qualcosa di molto simile ad Hive, non la blockchain in se ovviamente ma a molte delle dApps costruite sul protocollo come Hive Blog o PeakD, forum in sostanza, pagine di testo da poter consultare e con cui interagire.
Nei primi tempi di questa corrente di Web dinamico, era facile trovare articoli utili praticamente su ogni tipo di argomento, ricordo con piacere che all'inizio del mio percorso da culturista qualche dozzina d'anni fa ero un assiduo frequentatore di un forum chiamato Bodyweb, nato nell'annata 1999, quindi ben prima dell'arrivo del dominio Facebook Inc in campo social virtuale.
Ma sarà davvero così social quest'industria?
Mi sono iscritto su Facebook nel 2009, su consiglio proveniente dal nostro gruppo d'amici che in quei tempi si scambiavano trilli sul caro vecchio MSN, in quell'anno era ancora un sito che a mio modo di vedere risultava molto utile, non solo per rimanere in contatto con gli amici o farsene di nuovi, ma anche per scrivere lunghi articoli che effettivamente ricevevano la giusta attenzione.
Con l'aumento di utenti, delle nuove generazioni e con lo scendere dell'età media demografica degli stessi tutto è cambiato.
La difficoltà nel gestire tale massa di utenti e i costi che ne derivano ha introdotto anche l'automazione e pubblicità sempre più pressanti, con algoritmi atti a profilare l'uso del sito/app da parte di ciascun utente, per proporre poi contenuti e prodotti adatti alla sua cerchia di interessi, imprigionandolo in un loop digitale, una gabbia invisibile dalla quale non è in grado di uscire e non si accorge nemmeno di esserci dentro.
La prima volta che mi iscrissi su Facebook l'aspettativa non lo nascondo era quella di trovare qualche nuova ragazza con cui uscire, si sa che i 18 anni sono un'epoca d'oro, poi però la bacheca di contenuti ha iniziato a mutare a vista d'occhio, la sezione articoli e note rimossa completamente per essere sostituita da pagine di meme e pubblicità.
Negli ultimi tempi, dopo soprattutto l'acquisizione da parte di Facebook Inc di Whatsapp e Instagram il cerchio del presunto monopolio social ha iniziato a chiudersi e lo zampino di Marco Zucchetta si è iniziato a vedere pure su Instagram, ultimo baluardo che speravo sarebbe sopravvissuto alla spazzatura, senza contare TikTok dove non mi sono nemmeno mai iscritto.
TOSSINE E VELENI
Detto da uno che un tempo era un influencer.
Quando ho iniziato la mia carriera da YouTuber, non mi sarei mai aspettato di raggiungere alcun tipo di seguito decente facendolo per puro gioco, o meglio, perchè comunque la produzione video seppur amatoriale, mi da molte soddisfazioni e potrei passare giornate intere a lavorare al pc editando clip, combiniamola con la mia più grande passione, il fitness e il gioco è fatto.
Da prima i feedback sono sempre stati positivi, in quanto provenienti per lo più da cerchie vicine di amici, però mano a mano i contenuti hanno iniziato a girare e riceve dislike e commenti negativi.
Paradossalmente l'hater tende a dare molta più visibilità in quanto non solo lascia un voto generalmente negativo, ma pure un commento e condivide spesso in privato ad altri amici che a loro volta fanno lo stesso nel tentativo di distruggerti e farti desistere, non l'ho mai fatto ovviamente e non è mai stata questa la ragione della mia dipartita dai social tradizionali in primo luogo.
Da personaggio pubblico, se così si può definire uno che pubblica video su YouTube, bisogna sempre essere preparati a tutto, ma la verità è che ad avere i riflettori puntati addosso tutto il giorno e a condividere ogni aspetto della tua giornata, diventi per forza di cose un telefilm umano soggetto ad ogni tipo di giudizio.
YouTube non mi ha mai disturbato sotto questo aspetto, perchè tendenzialmente caricavo i video prodotti in preload e con post programmato, disattivando le notifiche di commenti.
Sappiate che molti altri YouTuber lo fanno, il motivo non è che si vuole ignorare gli utenti, semplicemente alla lunga la negatività inizia ad essere pesante per chiunque, soprattutto se il tuo lavoro si basa proprio sulla presenza online sui social.
Rimandavo le persone sempre al mio profilo Instagram o alla pagina Facebook per avere un rapporto più intimo con l'utente, fino a che ad un certo punto come se non bastasse sono pure state inserite le stories, in perfetta copia con altre applicazioni come Snapchat.
Negli ultimi 5 mesi ho avuto modo di ripensare a quanto i social influiscano negativamente sulle persone e soprattutto su di me, soprattutto per quello che mi è successo nella vita personale.
Pensateci un attimo, passiamo ore ed ore della nostra giornata a consultare i profili di persone che sembrano avere una vita meravigliosa solamente perchè ogni loro storia o post sui social li ritrae in qualche locazione paradisiaca o a sfoggiare falsi sorrisi nelle stories, che nascondono poi un vuoto abissale che nemmeno loro saprebbero colmare.
Esempio pratico, magari sul momento stiamo ancora a lavoro, con 40 gradi all'ombra a cruzziarci l'autostima, scrollando post fantastici di sconosciuti che, sotto sotto senza che lo sappiamo, stanno pure magari messe peggio di noi nella vita reale.
Sprechiamo l'asset più importante che abbiamo, il tempo, a credere che il giardino del vicino sia sempre più verde del nostro e smettiamo di investire nelle relazioni che abbiamo costruito con tanto sacrificio pensando che, tanto, ci sarà sicuramente qualcuno migliore, guarda le sue stories a Porto Cervo.
Poi però, incapace di scindere social e realtà, resti solo e speri sempre che le persone perse prima o poi ritornino...alle volte succede, ma alle volte no.
La realtà è che poi siamo diventati incapaci di relazionarci al di fuori dello schermo, soprattutto le nuove generazioni che arrivano nella mia azienda, molto attive sui social con like e visualizzazioni storie ma poi, in reparto, faccia a faccia...abbassano lo sguardo negandoti il saluto, magari nemmeno in malafede, ma trasuda ipocrisia.
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ACTION
E' finita ho deciso di cancellare i miei profili social.
Era da un pò di tempo in realtà che ci pensavo sempre con maggiore insistenza, gli ultimi tempi prima sul lato personale e dopo aver visto una mia cara amica crollare di fronte a messaggi direct, like, stories con un personaggio che non la meritava affatto hanno accelerato il processo.
Ciò che mi mantiene legato ancora a certi social media (uno solo in realtà, Instagram) è che, bene o male, sono riuscito a mantenere i contatti con persone con cui ho condiviso periodi indimenticabili della mia vita durante l'Erasmus ed altri soggiorni all'estero soprattutto, solo soprattuto grazie ai social di Marco Zucchetta.
Ma temo che, se il taglio non è netto, prima o poi ci ricadi...se sei concentrato un dato periodo di tempo sulle vite altrui, non puoi dedicarlo a realizzare i tuoi sogni, ed è questa la cosa più fastidiosa in assoluto.
Ogni like, ogni storia, ogni commento può essere compromettente agli occhi esterni, al punto tale da riuscire a sgretolare addirittura anni di battaglie molto più difficili combattute assieme alle persone a cui tieni.
Sono tantissime in realtà le sfumature che mi hanno portato a questa decisione, ma ne riparlerò in un secondo post, preferisco spezzare i concetti per non creare confusione e per rendere l'eventuale lettura meno pesante.
-Fede