Prologo
Nel capitolo precedente ho introdotto e presentato questa storia. In questo episodio entreremo nel vivo del racconto partendo da una riunione presso una città chiamata La Terza situata nel Deserto del Regno: qui si sono incontrati i rappresentanti dei pusillanimi Rusdan; apparentemente si tratta di un banchetto conviviale ma... ci saranno sviluppi interessanti dei quali nulla voglio anticiparti!
Omyh era adagiato su un lato sopra una lunga panca di legno adornata con cuscini ricamati a mano e foderati in seta. Con il braccio sinistro posizionato a squadra, teneva la testa sollevata mentre con la mano destra reggeva un grappolo d'uva davanti alla bocca: ogni tanto raccoglieva un chicco con le labbra e lo sbriciolava in bocca per gustarne il nettare zuccherino.
Davanti a lui alcuni ballerini di ambo i sessi erano vestiti con abiti succinti e si muovevano ritmicamente seguendo una musica scandita da tamburi di varie dimensioni.
Un ragazzo, il cui abbigliamento consisteva di alcune pelli di castoro cucite in modo da coprirgli a mala pena la zona pubica, ostentava il torace e le gambe scoperte; con le proprie mani reggeva una lunga asta di bambù alla cui estremità erano posizionate diverse foglie di palma estremamente ampie. Muovendo l'asta avanti ed indietro produceva un flusso d'aria costante che alleviava le sofferenze di Omyh causate dal caldo torrido.
Nella sala vi erano altre quattro panche come quella di Omyh posizionate a poca distanza l'una dall'altra. Ciascuna di esse era tormentata da altrettanti uomini con la stessa enorme e flaccida corporatura. Alcuni spizzicavano pezzi di carne da un vassoio, altri ingurgitavano uova di struzzo o trangugiavano abbondanti quantità di vino da grandi coppe di cristallo.
Il balletto durò almeno mezz'ora e per tutto il tempo Omyh si inumidì le labbra mentre guardava con malcelata libidine un ragazzetto nel gruppo di ballerini che avrà avuto appena vent'anni.
Infila la lingua tra i denti amico mio. Questi ballerini sono di Echoli e non penso che sarebbe contento se provassi a sfilarglieli via da sotto il naso.
Una risata generale si levò da ciascuna panca e Omyh guardò con aria complice colui che aveva parlato:
Caro Zuwer ciò che è mio è tuo e ciò che è tuo è mio. Non è questo il motto dei Rusdan?
Di nuovo un'altra risata riuscì a sovrastare il suono dei tamburi e questa volta fu Echoli a parlare con fare un po' seccato:
Omyh ricordati questo motto quando ti chiederò le chiavi della tua città a fine giornata! E comunque non ho mai sentito nessuna scemenza simile provenire dai nostri detti popolari o dai racconti delle nostre tradizioni.
Omyh mosse la mano in segno di stizza e due chicchi d'uva caddero a terra. Un ragazzino partì di corsa dal lato ovest della stanza dove era rimasto in piedi tutto il tempo: raccolse le palline verdi, le sollevò e le portò verso un grosso cesto in vimini posizionato dalla parte opposta della stanza nel quale le buttò.
Al termine del balletto, ogni componente del gruppo di artisti si inchinò di fronte a ciascun astante. I suonatori di tamburo seguirono i ballerini ed insieme scomparirono dietro un enorme drappo di seta posizionato davanti all'ingresso di un lungo corridoio.
Allora Omyh, a cosa dobbiamo questo invito? Cosa richiede la nostra presenza contemporanea in un'unica città?
Omyh osservò Komit e sembrò pensare alle parole da usare. Dopo una decina di secondi esordì:
Signori, tutti voi conoscete la situazione nel Regno. Sono passati solo cinque anni dalla Grande Impresa del Duca di Reynwald. I menestrelli ne cantano continuamente le gesta e devo dire che ormai ha acquisito i tratti di un ritornello piuttosto seccante. Personalmente ne ho bandito qualsiasi espressione nella mia città! Quel figlio di una cagna ha rotto gli equilibri che regnavano nei ducati da secoli e dopo aver ucciso sia Ramarok sia il cugino Delmdel è diventato l'imperatore dei ducati insieme al barbaro Atn capo dei Therdentin.
Sygepe, che fino ad allora era l'unico ad essere rimasto in silenzio, interruppe il flusso del discorso per fare una piccola osservazione:
In realtà caro Omyh, alcune voci sussurrano che Delmdel non sia morto ma segregato sotto le viscere di Gortash ancora in vita ma ormai cieco e sordo
Omyh sembrava infastidito per l'interruzione e fece un gesto seccato:
Poco importa. Ciò che conta è che la situazione sta prendendo una brutta piega per noi commercianti. Sygepe, tu sei il reggente de La Quinta. Di quanto è diminuito il tuo guadagno negli ultimi cinque anni? E tu Zuwer, reggente de La Prima, sai rispondere allo stesso quesito?
I due tacquero sommessamente ma fu Komit a parlare:
La mia città, La Seconda, ha subito una flessione di almeno il 30% negli ultimi tre anni e la tendenza sembra non voler cambiare direzione.
Echoli, reggente de La Quarta, assentiva vistosamente ed anch'egli confermò una percentuale in linea con quella dichiarata da Komit. Omyh a quel punto incalzò gli astanti:
Ognuno di noi, negli ultimi cinque anni, ha subito grosse perdite dovute al fatto che l'alleanza tra Reynwald ed i barbari, di fatto, rischia di tagliarci fuori dai loro commerci. Le mie spie mi informano sempre più spesso di carovane che attraversano i deserti diretti dai ducati alle montagne o viceversa. Gli uomini che si cimentano in queste imprese così rischiose quanto redditizie sono sempre di più e quello che rappresentava un fenomeno isolato anni fa oggi sta diventando progressivamente una regola. Di fatto, ci stanno scavalcando.
Nella sala si sollevò un brusio di disapprovazione. Echoli, con fare sprezzante, si rivolse agli astanti indicando Omyh:
Orbene. Quest'uomo ci dice cose che già sappiamo. La situazione è sotto gli occhi di tutti. Ma perché invece di convocarci per parlare dell'ovvio, non ci fornisce qualche soluzione?
Omyh era decisamente infastidito per quell'intervento fuori luogo ma, senza darlo a vedere, cercò di continuare il monologo da dove era stato interrotto:
Purtroppo ogni male non arriva mai da solo e... le mie spie mi riferiscono con sempre maggiore insistenza di un altro evento ancora più inquietante.
Era consapevole di aver attirato l'attenzione di tutti. Anche Echoli ammutolì. Quindi decise che era arrivato il momento di scoprire tutte le carte.
Da alcune settimane, mi giungono voci di enormi imbarcazioni al largo delle coste. Sembrano provenire dal Mare dei Rimpianti. Gli avvistamenti sono stati fatti su ogni lato dell'isola sulla quale sorge il Regno. Nonostante ciò, nessuno ha ancora visto da vicino il Popolo che le conduce. Gli avvistamenti confermano che queste imbarcazioni si tengono sempre a distanza dalla costa e nemmeno i pescatori dei ducati sono riusciti a distinguerne gli equipaggi. Su un altro punto, però, concordano tutti: sono imbarcazioni enormi e sicuramente porteranno molti guerrieri a bordo.
I visi pietrificati degli interlocutori mostravano l'orrore che le persone davanti ad Omyh provavano nell'udire quelle parole.
I Rusdan non erano persone bellicose ma gente dedita ai commerci. Ora si trovavano di fronte a due grossi problemi ed entrambi, potenzialmente, richiedevano un intervento militare. Da un lato i barbari ed i ducati che li stavano tagliando fuori dai commerci, loro unica fonte di reddito, e dall'altro questo ignoto Popolo che avrebbe potuto rappresentare un'ulteriore minaccia per la loro stabilità.
Zwer, reggente de La Prima, farfugliò confusamente:
Ma quante sono queste navi?
Omyh fece spallucce e rispose languidamente:
Nessuno lo sa con esattezza. Gli avvistamenti raccontano sempre di una sola nave per volta ma le versioni sui particolari fanno pensare ad almeno tre o forse quattro imbarcazioni differenti.
Il pensiero si fece largo nelle menti dei reggenti che si scambiarono sguardi terrorizzati. Komit sembrava in preda al panico e decise di attaccare il padrone di casa ringhiando come un animale ferito in trappola:
Da settimane? Da settimane? Dunque tu sai di questi avvistamenti da settimane e non ci hai mai detto nulla!
Omyh rispose pacatamente:
Signori, tutti voi sapete che il Deserto è nostro alleato. Un Popolo proveniente dal mare, sicuramente non sarà in grado di attraversarlo per arrivare da noi. Non corriamo alcun pericolo all'interno delle nostre città. E poi volevo essere certo che non si trattasse di voci di ubriachi ma di vere notizie da riferirvi. Questo incontro è la cosa più vicina ad un Consiglio di Guerra che il nostro Popolo abbia mai concepito e sono qui proprio per informavi.
Komit non seppe cosa replicare. Era spaventato ed inerme: cercava disperatamente lo sguardo di qualcuno che potesse prendere le sue parti ma nessuno lo fece ed abbassò la testa sommessamente.
Fu dunque Sygepe a rompere il silenzio che nella sala stava diventando opprimente:
Caro Omyh, ti ringrazio a nome di tutti di queste informazioni. Propongo di riunirci ogni due settimane in una città diversa per parlare degli eventuali sviluppi. Se qualcuno dovesse avere informazioni che richiedono una riunione in anticipo avrà l'onere di farsi portavoce di tale incontro. Propongo dunque di vederci fra quindici giorni esatti da me a La Quinta
Nella sala piombò nuovamente il silenzio. Dalla strada provenivano le voci dei passanti. Le urla di un mercante che vendeva thè e spezie sovrastò per un attimo tutte le altre smorzando l'assenza di suoni all'interno della stanza. Il ragazzino dietro Omyh continuava a sventolare il suo Signore ed osservava di sottecchi tutta la scena. In cuor suo era contento che qualcosa potesse scalfire la vita monotona ed agiata dei suoi aguzzini ma dall'altro aveva paura perché l'ignoto è più terrificante di ciò che già si conosce.
Dopo una trentina di secondi il padrone di casa parlò nuovamente:
Mi sembra giusto. Prossimo appuntamento fra quindici giorni a La Quinta ospiti di Sygepe.
Gli astanti annuirono e l'ospite, alzando la voce e con un tono più gaio si rivolse ad un cameriere che era rimasto in piedi ed in attesa per tutto il tempo in fondo alla sala:
Va a prendere dell'altro vino e chiama i giocolieri. E' tempo di allentare la tensione!
I commensali si rilassarono un poco e il cameriere sparì dietro un drappo di seta. Dopo pochi secondi nella sala si riversarono cinque uomini e cinque donne che lanciavano palle colorate in aria e si scambiavano bastonate con aste di paglia simulando una guerra tra stolti.
Un sorriso affiorò sulle labbra degli ospiti e le prime risate riuscirono a risollevare gli animi.
Omyh, però, temeva che il problema fosse più grande di quanto avesse voluto dipingerlo. Un Popolo dedito all'arte della navigazione in acque profonde rivelava una tecnologia molto più avanzata della loro ed avrebbe potuto rappresentare un pericolo anche per i Rusdan.
Nonostante questo pensiero lo tormentasse, alzò la coppa di vino che un inserviente aveva appena posato su un vassoio vicino la sua panca. Ne bevve un sorso e riconobbe subito il retrogusto di mora e lampone tipico dei vini prodotti alle pendici dei monti.
Per un attimo si perse anche lui nello spettacolo offerto dai giocolieri ma era consapevole che il futuro era incerto ed il problema solo rimandato.
NB: la copertina ed eventuali altre immagini presenti nel presente post o in quelli della medesima saga sono state realizzate con il Servizio Canva avvalendosi delle immagini gratuite in esso disponibili ad uso gratuito.
Per orientarti nella geografia di questo racconto, ti consiglio di andare nel primo capitolo de *La Guerra dei Ducati e poi tornare qui: La Guerra dei Ducati. 01: una bussola per il lettore.
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