Avete notato quanta gente povera c'è in giro?
Quante persone non riescono a "sfamare" la propria famiglia?
In Italia è da un mese che ci dicono che siamo ad un passo dall'assistere a gente che svaligia supermercati per fame.
Sarà vero o è cattiva informazione?
O per essere più precisi, è giusta informazione priva di qualsiasi analisi?
Come sempre accade, sento gente ripetere frasi ascoltate al tg o in qualche salotto pieno di urlatori, senza riflettere un minimo.
Ragioniamo un attimo.
A fine febbraio arriva il covid.
A metà marzo il lockdown.
Pochi giorni dopo la gente ha fame.
Ergo:
la gente aveva fame anche prima. La gente non arrivava a fine mese neppure prima.
Eppure sta passando il messaggio che è il covid a creare fame e disuguaglianza.
A leggere, guardare bene denotiamo 2 cose fondamentali che è il caso di dire fuori dai denti:
- Gli intervistati erano quasi tutti disoccupati o lavoratori sommersi
- Nei video in cui i "disperati" venivano mostrati intenti a fare la spesa o a casa si intravedevano prodotti alimentari e non che non avreste immaginato di trovare a casa o a tavola di un "disperato"
E allora il nocciolo della questione dovrebbe essere un altro.
I cosiddetti "disperati" hanno la cultura del risparmio? L'intelligenza di chi deve arrangiarsi davvero? Sa davvero cosa significhi la fame?
Io non posso accettare un mondo di disuguaglianze.
Non posso, allo stesso modo, accettare un mondo dove un "disperato" minacci di assaltare un supermercato salvo poi comprare nutella e vino.
Non è accettabile.
E poi altra questione.
Se non hai un soldo dopo 2 giorni di covid forse eri disperato anche prima e il covid ti ha dato una buona scusa per chiedere aiuto.
Come sempre non ci si ribella alle proprie condizioni in tempi di pace ma si trova il "coraggio" solo in tempi di guerra.
Anche questo lo trovo un modo egoistico di affrontare il mondo, sovrappenondo l'interesse particolare a quello collettivo.
Se io avessi bisogno di "sopravvivere" in tempi di guerra mi "accontenterei" di pane, acqua, legumi, riso, pasta, latte.
A Cuba lo stato rilascia la famosa "libreta" a tutti proprio per permettere loro di comprare sempre questi beni di prima necessità.
Il risultato?
Nessuno muore di fame.
Certo, non sono sviluppati come noi, avanzati tecnologicamente come noi ed hanno altri problemi ma li di gente che muore di fame per davvero non ne troverai.
La sensazione è che qui morire di fame voglia dire non potersi permettere Netflix o una buona auto, non poter regalare la playstation ai propri figli e non mangiare nutella a colazione.
Non è forse ora di ridimensionarci anche su queste cose, a prescindere dal reddito annuo?
Firmato da chi da anni invoca il reddito universale.