Da quando è iniziata questa quarantena, ogni giorno, mi ritrovo sconcertato a leggere lamentele del calibro di “ci stanno tenendo chiusi in casa”, “violano i miei diritti”, “questo non è costituzionale”; per non parlare poi di quelli che alla già incredibile idiozia aggiungono tesi complottiste come “ci sono i militari”, “ci stanno invadendo”, “preparano una guerra”, e bla bla bla. Prima di tutto urge una precisazione che, pur essendo estranea al resto del post, mi sembra doveroso fare: quei militari che vedete per le strade, soprattutto nelle grandi città, sono gli stessi che durante tutto l’anno garantiscono la vostra sicurezza attraverso l’Operazione Strade Sicure, quindi portate rispetto e tacete, per una buona volta.
Ma tornando a noi… Queste lamentale, se così vogliamo chiamarle, somigliano tanto ai capricci di un bambino che, sorpreso dalla mamma con le mani del barattolo del miele, si lamenta perché il genitore lo sposta su un mobile più alto, così da tenerlo fuori dalla sua portata.
Eh sì, perché è bene ricordare che il lock-down non è piovuto all’improvviso dal cielo, non è stato un fulmine a ciel sereno; la chiusura totale è arrivata perché tante persone hanno scelto di infischiarsene dei gridi di allarme dei tecnici e di una parte della politica, continuando a fare di testa propria, permettendo al virus di girare indisturbato. O ci siamo già dimenticati dei treni presi d’assalto, degli aperitivi in locali super affollati (alcuni persino caldeggiati da sindaci che dovrebbero dimettersi), le piste da sci piene?
A chi non ricordasse adeguatamente quanto narrato, consiglio vivamente la visione di questo video; si parla nello specifico di Napoli, ma a Milano, o Roma, o Palermo, la situazione non era molto diversa. Emblematica e drammatica (e anche un po’ imbarazzante a causa della violenza perpetrata nei confronti della grammatica italiana) l’affermazione che potete trovare al minuto 1 e 58: lo può dire il governo, lo puouou dire chi vuoi che sia, però io non mi rinchiudo a venticinque anni in casa; giusto così, per non chiuderti un po’ in casa, magari leggendo un libro, che ti farebbe pure bene, chiudiamo la nonna in terapia intensiva. Il discorso non fa una piega.
Tutto questo avveniva in data 11 marzo, mentre iniziava a farsi chiara la pesante situazione del Nord Italia, e dopo che diversi esperti avevano messo in guardia la popolazione riguardo le modalità e i rischi del contagio, invitando alla prudenza.
Riporto per comodità un solo esempio; in data 3 marzo, il professor Burioni diceva questo: In questo momento in realtà siamo all’inizio di un’epidemia e sono giorni decisivi nei quali si potrà stabilire se siamo stati capaci di contenere l’epidemia o comunque di rallentarla. Non abbiamo farmaci e non abbiamo vaccini, solo due armi: la diagnosi che ci permette di distinguere Covid-19 da un’influenza e, ancora più importante, l’isolamento: il coronavirus si trasmette attraverso i contatti sociali e non abbiamo altre alternative se non ridurli il più possibile.
Come ben sappiamo, però, in Italia siamo tutti un po’ dottori (di sto cazzo, direbbe qualcuno) e allora tante persone hanno ben pensato di poter interpretare a proprio gusto e piacimento numeri e notizie, costruendo la propria teoria secondo comodo. Se ancora non vi fosse chiaro, c’è gente che ha girato l’Italia con indosso una mascherina fatta in carta da forno. Altri ancora sono convinti di essere immuni perché vegani (e sono sicuro che più di qualche vegano in terapia intensiva avrebbe da ridire). Ci rendiamo conto?
Ed è così che, dinnanzi alla costatazione di essere al cospetto di un popolo di somari e alla mancanza di terapie certe per far fronte alla malattia, l’unica decisione possibile è stata quella di chiudere tutto.
E allora via alle lagne! Contro i medici, contro i politici, contro l’Europa, contro gli infermieri che esagerano. Non ci avete avvisato! gridano alcuni, Non eravamo pronti! sbraitano altri. La verità, mi spiace dirlo, è solo che siamo un po’ coglioni. Ci era stato detto eccome. Ma faceva più comodo ascoltare le parole della dottoressa Gismondo che giurava e spergiurava che era solo un po’ più grave di un’influenza, piuttosto che quelle del dottor Burioni che avvisava di stare attenti e lavarsi le mani. Sì, ce ne siamo lavati le mani, ma non si intendeva quello per l’amor del cielo!
Sappiate però che un giorno vi sveglierete dal vostro coma cerebrale, e vi accorgerete che, poco per volta, tutte le altre nazioni del mondo stanno seguendo l’esempio dell’Italia, chiudendo progressivamente tutte le attività non essenziali e chiedendo alle persone di restare a casa.
Esistono poche eccezioni. Eccezioni che dovrebbero far riflettere. In Svezia, per esempio, è ancora quasi tutto aperto. In alcune regioni sono stati sospesi i corsi universitari e le manifestazioni con più di cinquanta persone, ma in linea generale possiamo dire che, ad oggi, non sia attivo nessun lock-down.
Per quanto personalmente non sia molto d’accordo, non si tratta però di un atto irresponsabile o immotivato. Il premier Stefan Löften ha spiegato che gli svedesi non accettano di buon grado le imposizioni, ma sono estremamente disponibili ad ascoltare quando le cose vengono spiegate loro in modo chiaro. Ed è così che il Consulente di Stato, l’epidemiologo Anders Tegnell, ogni giorno si presenta in televisione spiegando ai cittadini qual è la situazione e quali sono le misure più efficaci per difendersi dal virus. E indovinate un po’… Gli svedesi gli danno retta ed evitano i pericoli. Ed è così che i bar e i ristoranti, pur rimanendo aperti, restano in parte vuoti, o comunque privi di assembramenti.
La figura del dottor Tegnell, bisogna dirlo, non è troppo dissimile da quella del dottor Burioni che, pur non ricoprendo alcun ruolo istituzionale ufficiale, ci tiene aggiornati (come tanti altri) quasi quotidianamente sull’andamento dell’epidemia. E Tegnell, inoltre, spiega ai suoi cittadini le stesse cose che Burioni spiega a noi: la verità è che del Covid-19 non sappiamo quasi nulla, voi fate come se l’epidemia possa scomparire nel giro di qualche settimana, o al massimo mese. Noi invece stiamo solo cercando di rallentarla, perché crediamo che questa malattia non se ne andrà così presto, e dovremo conviverci a lungo. Almeno fino all’introduzione di un vaccino, e questo richiederà anni, e così via.
Esiste però una chiara differenza tra i due: il primo viene ascoltato, il secondo viene insultato. In Svezia, infatti, le persone sono disposte ad ascoltare, a imparare e a fidarsi di chi, per ovvi motivi, ne sa di più. In Italia, invece, funziona diversamente: tutti si sentono in diritto di creare teorie e avanzare ipotesi, e quando vengono smentiti passano agli insulti. Ci sono esperti che hanno studiato per anni determinate materie, ma questo non vale un fico secco. La loro parola vale quanto quella del primo ciarlatano trovato su YouTube.
Gli esperti ci dicono che il virus è naturale, ma secondo me è artificiale ed è colpa del 5G. Ci dicono che viaggia nell’aria per circa un metro, ma io ho sentito dire che resta nell’aria per ore e viaggia per lunghe distanze. Ci dicono che gli ospedali sono al collasso, ma mio cugino mi assicura che la terapia intensiva del suo paese è deserta. Ci dicono che stare a casa è il metodo migliore, ma secondo me dobbiamo raggiungere l’immunità di gregge. Dicono un sacco di cose… Ma io che nella mia vita non mi sono mai occupato di scienza non ci credo: voglio dire la mia, voglio essere ascoltato e, soprattutto, non voglio essere smentito, perché la mia idea ha il diritto di esistere. Questo è un grande male per il nostro paese.
Se avessimo tutti ascoltato un po’ di più, invece di fare di testa nostra, magari la situazione sarebbe diversa. Più simile a quella della Svezia. Se Burioni fosse stato ascoltato come Tegnell, magari, avremmo la Lombardia e il Veneto un po’ isolati, in quarantena, ma il resto dell’Italia in salvo. Invece abbiamo scelto di essere un po’ tutti dottori di sto cazzo.
E questo è il risultato. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.